Adriano Pedrosa, curatore della 60esima Biennale, trasforma Venezia nel palcoscenico di una rivoluzione culturale attesa da oltre un secolo.
Dal 20 aprile fino a novembre 2024, i Giardini e l’Arsenale di Venezia ospitano la 60esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Un’edizione che, ancora prima di aprire i battenti, ha già scritto una pagina nuova nella storia dell’arte e non solo: per la prima volta in centoventinove anni, la direzione artistica è affidata ad un curatore latinoamericano: Adriano Pedrosa.
Direttore artistico dal 2014 del Museu de Arte de São Paulo (MASP) dal 2014, una delle istituzioni più importanti dell’America Latina Pedrosa porta con sé uno sguardo nuovo e la mostra che ne scaturisce, intitolata Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere, è già destinata a diventare un punto di riferimento nel dibattito sull’arte globale.
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Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere
Il titolo è mutuato da una serie di opere del collettivo Claire Fontaine, fondato a Parigi e con sede a Palermo, attivo dal 2004. Sculture al neon che declinano in lingue diverse la stessa, universale condizione di essere stranieri “Stranieri ovunque”. Nelle mani di Pedrosa quella frase acquista una doppia lettura. «Stranierei ovunque vuol dire che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri», ha spiegato il curatore. «E al tempo stesso che, a prescindere da dove ci si trovi, nel profondo si è sempre davvero stranieri».
Uno sguardo versi i margini
Tra i 331 partecipanti, distribuiti tra il Padiglione Centrale e l’Arsenale, la maggioranza proviene dal Sud del mondo. Molti sono indigeni, migranti, esiliati. La mostra si articola in due nuclei: il Nucleo Contemporaneo e il Nucleo Storico, pensato per recuperare figure artistiche spesso dimenticate dalla narrazione canonica occidentale.
Non è un gesto simbolico: è una scelta curatoriale precisa, che mette in discussione le gerarchie culturali che governano il sistema dell’arte globale da decenni. Pedrosa ha privilegiato artisti che non hanno mai partecipato all’Esposizione Internazionale, dando spazio a voci nuove e geografie poco esplorate.
Ad arricchire il panorama, ben 88 partecipazioni nazionali e quattro Paesi presenti per la prima volta: Repubblica del Benin, Etiopia, Repubblica Democratica di Timor Leste e Repubblica Unita della Tanzania.
Perché visitarla
Se siete appassionati d’arte contemporanea, ma anche se non lo siete, questa edizione della Biennale merita un viaggio a Venezia. Non è una mostra che rassicura o che celebra ciò che già conosciamo. È una mostra che interroga, che allarga lo sguardo, che chiede di stare nell’incomodo. E proprio per questo è difficile dimenticarla.
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