Allo Sbagliato il design diventa parte dell’esperienza: Kartell, Porro, Davide Groppi e Ingo Maurer firmano arredi, luci e soluzioni per la residency di Marco Mengoni.
Un po’ teatro, un po’ club, un po’ ambiente di design ma anche galleria d’arte. Quello che sarà Allo Sbagliato – il nuovo progetto che vede Marco Mengoni nei panni di direttore creativo oltre che protagonista per quattro sere a settimana – possiamo solo immaginarlo. Per ora, infatti, lo spazio che accoglierà la proposta multidisciplinare dell’artista è un cantiere aperto e i lavori sono in corso.
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Varchiamo la soglia del Teatro Principe a Milano armati di caschetto, tra il via vai febbrile degli operai sperando di gustare qualche anticipazione di come diventerà il locale. E invece… sbagliato. L’idea inizia a raccontarcela lo stesso Mengoni, in attesa di poter apprezzare quello che sarà a partire dal 5 novembre al 19 dicembre.
«Perché Allo Sbagliato? Sbagliato perché forse è giusto. Perché forse semplicemente sembra sbagliato stare in ambienti ridotti in questo momento storico dove tutti facciamo posti un po’ più grandi. Io volevo, sbagliando, andare in un posto piccolo, più intimo». È questa l’essenza in totale controtendenza di un progetto in cui sul palco sta il pubblico (la capienza è di 500 persone) e l’artista in platea.
«Siamo in un club che già esiste ma che esisterà in una nuova veste. E questo locale accoglierà musicisti, cantanti, comici, stand-up comedian, artisti, designer. Io mi esibirò per quattro sere a settimana mentre negli altri giorni ci saranno altri artisti e dj, sia italiani sia internazionali», prosegue. «Qualche nome? Faccianuvola, Sayf, Mace, Nuzzo e Di Biase ma anche Benjamin Clementine».
Una serata offline
Ma soprattutto, per chi si aspetta di portarsi a casa un video in primissimo piano dell’artista sappia che «sarà un club offline. Non verranno sequestrati i telefonini, ma verranno accuratamente messi all’interno di una bustina per non farli usare durante la serata. Questo non perché ci siano delle cose che non si possono far vedere, ma proprio per godersi il contatto diretto con le 500 persone tra posti in piedi e seduti».
Insomma un’esperienza taylor-made, alla vecchia, in cui l’esperienza live vuole essere live per davvero e non mediata da uno schermo. Per quello ci sarà tempo, promette Mengoni. Un’esclusività che non vuole essere esclusione considerando il costo dei biglietti per molti proibitivo. «Sicuramente è un’esperienza diversa e per questo non vorrei chiamarlo tour… È un qualcosa di speciale che succede in questo momento, in questo luogo».
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E specifica: «Non vorrei assimilarla a un qualcosa, però è un po’ come fare una cena in un ristorante stellato che ha un servizio con una qualità altissima. Io la vedo un po’ come qualcosa di speciale. Una cena fuori una volta all’anno per cui puoi goderti questo momento di vicinanza a tutti e vicinanza alla musica, senza pensare a postare il video, la foto e il selfie.
È proprio un momento speciale che poi rimane nella tua mente. E secondo me è bello essere un po’ disconnessi, scollegati, anche per concentrarsi veramente su quello che succede, a partire dai suoni scelti per quella serata ad hoc. Mi sembra una cosa più bella, più bella».
Quindi rassicura anche chi non riuscirà a esserci. «So bene che non tutti possono permettersi di andare in uno stellato e non dico che questi concerti saranno lo stellato della musica, saranno semplicemente degli eventi speciali. Chi non potrà esserci, non lo potrà vedere neanche online, eccetto per ciò che faremo uscire direttamente noi». Sarà tutto ripreso? Mengoni sorride: «Chissà, potrebbe esserci già in cantiere qualcosa. Troveremo una strada per non far sentire escluse le persone che non verranno fisicamente, ci mancherebbe altro».
Oltre la musica: l’allestimento di design e le mostre
Kartell, Porro e Salone del Mobile
Se Allo Sbagliato la musica resta il cuore, il design ne costruisce invece la dimensione fisica. Platea e sala sono state progettate da Marco Mengoni insieme a Kartell, con arredi e soluzioni pensati appositamente per la residency. Non un semplice intervento scenografico, dunque, ma un progetto che entra nella definizione stessa dello spazio e del modo in cui questo viene vissuto.
È una relazione che Mengoni conosce già da tempo. L’artista ha, infatti, collaborato con il Salone del Mobile e nel 2021 si è esibito alla Triennale di Milano in occasione dell’inaugurazione dell’edizione di quell’anno. Anche per Allo Sbagliato ha seguito personalmente l’allestimento, scegliendo le aziende e le firme con cui lavorare.

Come ci racconta lo stesso Mengoni, l’obiettivo era costruire un ambiente realmente su misura: «Per l’allestimento abbiamo collaborato con diversi brand di design per realizzare un ambiente ad hoc, dalle luci d’interni alle sedute che non saranno normali sedute da club. Saranno molto più comode rispetto, per dire, ai seggiolini di San Siro che ho avuto il piacere di provare e le mie ginocchia stavano sulla schiena di quello davanti (sorride, ndr). A parte gli scherzi, si è stato tutto studiato appositamente… E poi ci saranno degli artisti che esporranno lungo tutte le pareti le proprie opere»
Alla domanda se abbia disegnato personalmente qualche elemento dell’allestimento, Mengoni risponde vago: «No, non ho disegnato niente. Per ora».
Il progetto nasce quindi dall’incontro tra competenze diverse, accomunate dalla volontà di portare il design fuori dalla sua funzione tradizionale. È anche il principio che ha guidato il coinvolgimento del Salone del Mobile, che ha favorito la partecipazione di alcune aziende italiane chiamate a confrontarsi con il concept della residency.
«Milano partecipa all’iniziativa portando l’eccellenza e il saper fare del design italiano all’interno dell’esperienza. Grazie al suo ecosistema di relazioni, il Salone ha favorito il coinvolgimento di alcune aziende italiane, chiamate a dialogare con l’identità e il concept della residency. Una collaborazione che porta il design fuori dai suoi contesti tradizionali e lo mette in relazione con musica, arte e performance».
Nel dialogo con il concept dello Sbagliato, Kartell introduce una particolare contraddizione: musica e design sono discipline che tendono alla perfezione, ma qui vengono chiamate a confrontarsi proprio con l’idea dell’errore, dell’imprevisto, della deviazione dalla regola.
«Musica e design sono due arti complementari che non possono indulgere agli errori né allo Sbaglio ma puntano sempre alla perfezione. E incontrandosi trovano un modo creativo e inedito per sublimare armonia», spiega il brand.
Tra gli elementi che compongono l’ambiente ci sono anche gli arredi di Porro, azienda che lega la propria identità alla ricerca e alla capacità di guardare oltre gli schemi consolidati. Il concetto dello Sbagliato diventa così un terreno naturale di confronto con una storia che ha fatto dell’innovazione e della sperimentazione una parte del proprio percorso.
«Da oltre 100 anni, Porro investe in ricerca e sviluppo, sceglie di pensare fuori dagli schemi e trasforma ciò che può sembrare “sbagliato” in una possibilità». Nel racconto dell’azienda, il legno, la natura, la ricerca e il rapporto con le nuove generazioni diventano altrettanti modi per parlare di creatività e apertura. Una prospettiva che si chiude idealmente proprio sul rapporto tra discipline: «Nel design come nella musica»
La luce come elemento narrativo
La luce, elemento da sempre centrale nella dimensione spettacolare del lavoro di Mengoni, assume a Allo Sbagliato una funzione ulteriore. Non serve soltanto a illuminare, ma contribuisce a rivelare l’architettura e a costruire la percezione degli ambienti.
All’ingresso, Davide Groppi firma un’installazione visiva pensata come una traccia luminosa discreta, capace di accompagnare lo sguardo senza imporsi. «Illuminare il progetto è il modo non convenzionale di raccontare un incontro inatteso. Una traccia luminosa che non sovrasta, ma rivela la bellezza insita nell’imperfezione. Rivela l’anima più autentica dello spazio. È così che la nostra luce abita un’idea».
All’interno, invece, il progetto incontra Ingo Maurer e una delle sue creazioni più riconoscibili, Measure Light. La lampada nasce da un oggetto quotidiano, un metro a nastro, trasformato in una sorgente luminosa: ancora una volta, una funzione che cambia natura e diventa elemento poetico.
«Anche Measure Light, la lampada scelta per il progetto, nasce da uno “sbagliato”: un metro a nastro che diventa lampada da parete, la cui lamiera elastica si trasforma in una striscia luminosa». La possibilità di modificare la posizione della striscia permette inoltre di trasformarne l’effetto, passando da una linea sottile a una luce indiretta più ampia. Un piccolo dispositivo che riassume bene la logica dell’intero progetto: prendere qualcosa per quello che è e provare a immaginare cosa possa diventare.
Le opere sulle pareti
Al design si aggiunge infine la componente artistica annunciata da Mengoni: lungo le pareti saranno esposte le opere di due giovani artiste scelte da Marco: Sabrina Rosenheim e Carla Giaccio Darias. È un ulteriore passaggio che allontana il progetto dall’idea di un semplice locale arredato per diventare un ambiente concepito come esperienza complessiva.
Sedute, luci, opere e architettura non fanno da sfondo alla musica, ma ne ampliano il linguaggio, costruendo attorno alla residency una dimensione visiva e spaziale altrettanto importante.
Foto copertina Comunicarlo / Ufficio Stampa
