Benji & Fede tornano con “Quando Viaggi da Sola”, il sesto album in studio: un disco libero e personale, tra viaggio, solitudine, fragilità e nuove direzioni artistiche.
Non una partenza né un arrivo, Quando Viaggi da Sola – il nuovo album di Benji & Fede – è un viaggio che prosegue. Iniziato subito dopo Rewind, attraversa territori inediti e porta il duo verso una maturità di suono e immagine. Il sesto disco sembra, infatti, raccontare un passaggio diverso della loro storia, attraverso nove canzoni che parlano di solitudine, desideri e la necessità di capire chi si vuole diventare.
L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura
Sullo sfondo ci sono Los Angeles, Parigi, Milano, Modena. E dentro ci sono anche spazi a volte difficili da nominare, quelli della vulnerabilità e della solitudine, fino al disagio interiore. È forse proprio qui che il viaggio di Quando Viaggi da Sola smette di essere soltanto una metafora e diventa uno spazio di libertà, nel quale mostrare anche ciò che normalmente si tende a nascondere.

Quando Viaggi da Sola è il vostro sesto album, che arriva a un paio d’anni dal precedente. Ma la percezione è che in mezzo sia trascorsa una vita. Ovvero, se ascoltando Rewind la sensazione era che voleste comunicare “siamo noi e siamo ancora qui” questo disco sembra dirci “siamo noi e siamo anche questo”: è così?
Fede «È assolutamente così. C’è spazio per un’autenticità e una ricerca che abbiamo avuto in questi ultimi due anni. E che fa sì che le canzoni siano inevitabilmente diverse da quelle che abbiamo fatto fino a oggi. E questo ci fa bene all’anima. Perché ci dà la possibilità di continuare a sperimentare, soprattutto, e di arrivare a scoprire qual è la versione artistica che ci sta meglio addosso in questo lavoro».
Quando ha iniziato a prendere forma il progetto attorno a quello che è il tema focus, ovvero il viaggio?
Benji «Il tema del viaggio è nato col tempo. A un certo punto ci siamo accorti che più canzoni del disco riportavano questo concetto del viaggiare e del viaggiare da soli, sia fisicamente sia metaforicamente. Al disco, invece, abbiamo lavorato appena chiuso Rewind: non siamo stati fermi un secondo. Siamo usciti con Rewind e abbiamo fatto subito il concerto al Forum di Assago due anni fa. Appena dopo, sono iniziate a nascere le prime canzoni. Tra queste Quando Viaggi da Sola, che poi è quello che dà il titolo al disco.
LEGGI ANCHE: — Goku avrà il suo parco alle porte di Parigi
Quando abbiamo iniziato a scrivere – e questa volta lo abbiamo fatto in studio ma anche tanto a casa – non avevamo idea che quelle tracce potessero diventare un album. Non avevamo una visione precisa né ci siamo messi dei paletti: l’abbiamo scoperto man mano».
A proposito del titolo, mi ha incuriosito la scelta. È il verso di una canzone, diventato titolo del brano e poi dell’intero album. Mi sarei aspettata un “io” o un “noi”, invece avete mantenuto quel “tu” e quel “sola” al femminile… come mai?
B «Perché comunque parliamo, in questo disco, di storie nostre, personali. Ma anche di storie che secondo me possono essere universali, in cui le altre persone possono vedere momenti della loro vita. E in più, la cosa bella di fare musica è che puoi scrivere anche guardando, immaginandoti la prospettiva di un’altra persona.
La canzone Quando Viaggi da Sola parla di una ragazza che, appunto, viaggia da sola per evadere dalla vita di tutti i giorni e dal suo passato. E abbiamo voluto scrivere un brano che potesse parlare del suo punto di vista mentre viaggia su questo treno verso il mare. Da lì nasce un po’ anche il titolo dell’album perché, come hai detto, racchiude sia il concetto della solitudine e del viaggio sia un lato romantico che caratterizza molte nostre canzoni».
Quanto immagini e musica hanno dialogato nella costruzione dell’identità dell’album, considerando anche i videoclip che accompagnano i singoli?
F «Hanno viaggiato insieme, e viaggiano insieme, tanto però non per forza in maniera didascalica… evocativa, direi. E questo nasce da nuove passioni, da suggestioni che caratterizzano le nostre vite e che poi si matchano insieme in contesti nei quali possono dialogare insieme. Penso al videoclip di Zero, riguardante il film Mulholland Drive, che si collega al brano Mulholland Drive, che è la prima traccia del disco. Quindi è bello far fraseggiare così, a 360°, il lato artistico».
Che rapporto avete con lo stare soli, con il sentirsi soli?
B «La solitudine è anche sentirsi soli quando sei in mezzo anche alle altre persone, è qualcosa che va anche oltre al fisicamente stare con gli altri. La solitudine è un tema fondamentale che caratterizza, secondo me, la vita di molte persone che fanno questo mestiere. Nel nostro caso, molte idee di canzoni, che possono nascere da lui o da me, spesso iniziano nella loro fase primordiale in momenti in cui siamo per i fatti nostri, in una camera d’hotel o di notte in casa. Poi dopo proponiamo. Quindi la solitudine è sicuramente al centro».
F «In merito invece allo stare soli, personalmente ho riscoperto la bellezza di stare da solo negli ultimi cinque anni, più o meno. E quando scopri quanto è bello stare da soli fai fatica poi a perdere quel tipo di sensazione. E quindi bene da un lato, ma dall’altro staresti così per sempre».
Ci vuole anche coraggio, a volte, a stare da soli…
F «Sì, a proposito di viaggi, viaggiare da soli è un modo importante per mettersi alla prova e capire quanto bene ci vogliamo. A prescindere da tutte le volte che ci flagelliamo».
Il disco scava sempre più in profondità e si chiude con due tracce che sono un colpo basso, in particolare l’ultima che parla apertamente di depressione. Quanto è importante per voi trasferire trasformare la fragilità in materia artistica?
F «È molto importante, ma in primis come terapia. Ed è importante a prescindere dal pensare che le canzoni possano uscire o meno. Farlo e acquisire la libertà e la leggerezza di farlo, anche se sai che paradossalmente non usciranno mai, ti aiuta a innamorarti sempre di più della musica».
E utilizzando sempre la metafora del viaggio, questo disco che viaggio è stato per voi? Cosa ne portate a casa?
B «Per me è un viaggio che continua, in verità. Non dico che sia appena iniziato, ma è a metà del suo compimento, perché un disco non nasce sono quando lo crei. Quello è il punto di partenza del viaggio, ma guadagna di vita quando lo suoni nei concerti ed esiste là fuori nel momento in cui lo porti dal vivo. Abbiamo la fortuna e il piacere di fare un tour di teatri quest’autunno e quindi il viaggio di questo disco continuerà e passerà attraverso le persone. Lì veramente prenderà vita, nella connessione unica tra noi, il pubblico e le canzoni.
Quindi è un viaggio che, mi piace pensare, sarà molto lungo, perché alcune canzoni non smettono mai di viaggiare. Vanno avanti per dieci, venti, trenta anche quarant’anni e chissà che qualche canzone di questo disco non possa essere una di quelle per cui, guardando indietro fra trent’anni, diremo: “c’è questa canzone che rappresenta questo momento preciso e che portiamo ancora con noi”».
Foto di Giovanni Zanotto da Ufficio Stampa
