Tra VHS disturbate, maschere in cartapesta e immaginari alchemici, il primo album di Picciony diventa un manifesto visivo sull’errore umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Cosa succede quando il cantautorato anni ’90 incontra la dubstep, l’analog horror e l’intelligenza artificiale? La risposta prova a darla Picciony con Eudaimonia, primo album solista di Marco Piccioni pubblicato per Redgoldgreen Label, accompagnato da un videoclip che trasforma l’errore digitale in linguaggio artistico.
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Dopo le esperienze con le band Talco e Maleducazione Alcolica, Picciony debutta con un progetto che attraversa musica elettronica, critica sociale e cultura visuale contemporanea. Il risultato è un lavoro volutamente eccentrico, sospeso tra nostalgia analogica e inquietudini postmoderne.
Un album tra rock, elettronica e critica alla perfezione artificiale
Il titolo dell’album prende in prestito il concetto greco di eudaimonia, legato alla ricerca della felicità e della realizzazione personale. Ma qui il termine viene reinterpretato dentro un presente dominato da algoritmi, social network e prodotti sempre più perfetti e artificiali. Nel disco convivono anime differenti: la dubstep de Il Matto, il pop elettronico di Non me ne frega un beep, la malinconia cantautorale di 30 anni, fino alla title track finale che evolve in un ritornello quasi EDM. Tutto ruota attorno a un’idea precisa: mantenere viva l’imperfezione umana dentro un mondo iper digitalizzato.

«Quello che facciamo con il progetto Piccioni è cercare di mantenere viva una memoria analogica in quest’epoca estremamente digitalizzata», racconta l’artista. Con il supporto dei musicisti Emidio Mazzilli, Gabriele Biagi, Gaia Ruffini, Riccardo Schiavoni e Alberto Monsignori, Eudaimonia costruisce così un ponte tra il rock italiano, la cultura internet e una sensibilità profondamente generazionale.
Il videoclip di Asia Lupo tra analog horror e alchimia
A dare forma visiva al progetto è l’artista mixed media Asia Lupo, che realizza un videoclip costruito su contaminazioni continue tra materia fisica e manipolazione digitale. Maschere in cartapesta, sculture, pittura e oggetti artigianali vengono digitalizzati e reimmessi nello spazio virtuale attraverso glitch, distorsioni VHS e texture sporche. Il risultato è un immaginario che richiama l’analog horror e trasforma l’errore in elemento estetico centrale.
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Secondo Picciony, è proprio qui che il progetto trova il suo equilibrio più interessante: «Asia Lupo ha trovato la misura giusta per integrare in modo ottimale l’intelligenza artificiale con l’arte digitale». L’artista sottolinea come il lavoro della visual artist parta sempre dalla materia reale: «Lei crea delle vere e proprie opere d’arte, dipinti, sculture di cartapesta, maschere d’argilla, e poi rimette queste opere nello spazio digitale, valorizzando l’errore che è contemplato nell’opera manuale».
Nigredo, albedo e rubedo: il sottotesto esoterico di Eudaimonia
Dietro il videoclip si nasconde anche una forte componente simbolica. Picciony racconta infatti che l’intero concept dell’album è costruito sulle tre fasi alchemiche della trasformazione: nigredo, albedo e rubedo. «Asia è riuscita fin da subito a rendere chiaro il concept dell’album, che è basato sulle tre fasi alchemiche della nigredo, dell’albedo e della rubedo», spiega il musicista.
Anche la cover dell’album, realizzata sempre da Asia Lupo, si inserisce in questo percorso simbolico: «La mia parte femminile si guarda dentro, si specchia e riconosce le sue ombre». Tra tarocchi, estetica glitch e cultura digitale, Eudaimonia prova così a raccontare un presente in cui l’errore non si elimina, ma si celebra come ultima traccia di autenticità umana.