Dalle grandi istituzioni ai project space, passando per arte contemporanea, fotografia, design e ricerca artistica: una selezione aggiornata delle mostre da vedere a Torino nel mese di ottobre 2026.

Ottobre 2026 è un buon momento per visitare Torino anche dal punto di vista culturale. Tra musei storici, spazi espositivi contemporanei e mostre temporanee, la città propone un calendario articolato che spazia dall’arte moderna alla fotografia, passando per progetti legati alla storia e all’attualità. In questa guida trovi una selezione delle mostre da vedere a Torino ad ottobre 2026, con informazioni utili su sedi, date e contenuti.

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Musei Reali di Torino

STILL IMAGE. Fotografie di Jessica Lange
fino al 7 febbraio 2027

Le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino ospitano dal 7 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 la mostra STILL IMAGE. Fotografie di Jessica Lange, a cura di Anne Morin e prodotta da Ares in collaborazione con il museo. Per la prima volta in Italia viene presentata una selezione di oltre 200 immagini che ripercorrono quasi trent’anni di ricerca fotografica dell’attrice e fotografa statunitense, con un nucleo importante di opere inedite.

Il percorso espositivo si articola in otto sezioni tematiche che seguono i movimenti dello sguardo di Jessica Lange più che una scansione cronologica. Cuore della mostra è il ciclo dedicato a Highway 61, la strada che attraversa gli Stati Uniti dal Minnesota fino a New Orleans: immagini in bianco e nero dalla grana marcata e dai forti contrasti, che restituiscono l’atmosfera sospesa dell’America rurale tra silenzi, dettagli minimi e presenze fugaci.

Veduta di una fotografia in bianco e nero di Jessica Lange esposta nella mostra STILL IMAGE alle Sale Chiablese di Torino
Jessica Lange, New York © Jessica Lange, Courtesy Howard Greenberg Gallery, NY
Le sezioni

Accanto a questo nucleo, la sezione Messico raccoglie gli scatti realizzati durante la Festa dei Morti a San Miguel de Allende, dove l’artista predilige il crepuscolo e la notte per raccontare, con uno sguardo discreto e quasi invisibile, danze, corpi, musica popolare e gesti che emergono dal buio. In Deriva troviamo invece le fotografie urbane di New York scattate durante la pandemia di Covid-19, mentre Freak Show nasce sul set di American Horror Story e rivela l’interesse di Lange per il mondo del circo e le sue figure eccentriche e marginali.

Tre sezioni sono presentate in forma completamente inedita: Gesti propone un inventario di movimenti minimi ed espressioni corporee, dove la straordinaria forza comunicativa delle mani rimanda direttamente all’esperienza di Jessica Lange come attrice. Paesaggi raccoglie fotocalcografie di scenari abbandonati del Sud degli USA, in cui la desolazione silenziosa assume una dimensione quasi psicologica, in dialogo con la tradizione paesaggistica americana di Ansel Adams e Alfred Stieglitz.

In Presenze del passato l’artista fotografa luoghi segnati da grandi catastrofi umane o naturali, dove le tracce della tragedia restano sospese nello spazio come memorie invisibili. A chiudere il percorso è la sezione Mondo, che attraversa Russia, California, Scandinavia e Italia: immagini dal carattere cinematografico e senza tempo, in cui Lange fotografa semplicemente ciò che vede, trasformando il quotidiano in un’esperienza poetica.

Locandina della mostra STILL IMAGE. Fotografie di Jessica Lange ai Musei Reali di Torino
Locandina della mostra STILL IMAGE. Fotografie di Jessica Lange ai Musei Reali di Torino

OGR Torino

The Quantum Effect
dal 31 ottobre al 25 febbraio 2027

Il progetto, promosso dall’hub della Fondazione CRT, trasforma gli spazi delle ex officine ferroviarie in un laboratorio di paradossi spazio-temporali e visioni speculative.

Curata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies, e prodotta da OGR Torino insieme a SMAC Venice (San Marco Art Centre), la mostra riunisce alcuni tra i protagonisti più significativi della scena artistica internazionale, tra cui Cerith Wyn Evans, Isa Genzken, Tomás Saraceno, Mark Leckey, Rirkrit Tiravanija, Elaine Sturtevant e Man Ray. Le opere, tra installazioni, video e interventi site-specific, indagano le fratture della percezione, la natura del tempo e le geometrie invisibili che regolano l’universo, in costante dialogo con riferimenti cinematografici come l’enigmatico monolite nero di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick.

Tra le iniziative collaterali spicca l’arrivo a Torino di una Infinity Mirrored Room di Yayoi Kusama, una delle artiste più influenti del panorama contemporaneo. L’installazione The Eternally Infinite Light of the Universe Illuminating the Quest for Truth avvolge il visitatore in un ambiente di luci, riflessi e ripetizioni potenzialmente senza fine, invitandolo a interrogarsi sui concetti di infinito, sulla percezione dello spazio e sulla dissoluzione dei confini tra individuo e cosmo. L’opera dialoga con l’architettura industriale del Binario 1, trasformando la storica navata in un’esperienza immersiva sospesa tra scienza, poesia e introspezione.

Visual del progetto The Quantum Effect con elementi astratti di luce e materia oscura
Visual del progetto The Quantum Effect con elementi astratti di luce e materia oscura

PAV PARCO ARTE VIVENTE

Piero Gilardi. Dall’arte alla vita
fino al 14 marzo 2027

Dal 31 ottobre 2026 al 14 marzo 2027 il PAV Parco Arte Vivente di Torino presenta Piero Gilardi. Dall’arte alla vita, a cura di Marco Scotini.

La mostra ripercorre il passaggio dell’artista dalla produzione di opere alle pratiche di partecipazione sociale e politica. Il percorso attraversa le esperienze degli anni Settanta e Ottanta, fino alle produzioni degli anni Duemila. Al centro, la scelta di portare l’arte nei quartieri, nei luoghi di cura e nelle piazze, trasformandola in uno strumento collettivo.
Sono documentate le attività avviate dal 1974 nei centri e consultori torinesi, attraverso il disegno e la scultura. Spazio anche all’atelier del quartiere Aurora e al carnevale culminato nel 1980 in una grande parata pubblica.

Grafica, sculture e costumi raccontano inoltre l’impegno nel Collettivo La Comune e nelle manifestazioni del Primo Maggio.
Maschere e satira diventano strumenti per dare forma alle rivendicazioni civili e sociali. L’esposizione approfondisce così le radici del pensiero che condusse Gilardi a fondare il PAV nel 2008.
In occasione dell’inaugurazione, il 30 ottobre alle 18, sarà presentata nel parco anche l’installazione Louise di Marie Denis.

Piero Gilardi, Manifestazione Fiat, 1980. Courtesy Fondazione Centro Studi Piero Gilardi

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

LETIZIA BATTAGLIA. L’OPERA, 1970 – 2020
dal 17 ottobre al 7 febbraio 2026

La retrospettiva LETIZIA BATTAGLIA. L’OPERA, 1970 – 2020 ripercorre cinquant’anni di lavoro attraverso oltre 200 immagini. Dalle fotografie sulla mafia alle feste religiose, dai volti della Sicilia agli aspetti più intimi e poetici della vita quotidiana, il percorso restituisce la ricchezza di una ricerca che ha fatto dell’immagine uno strumento di testimonianza e partecipazione.

Coprodotta da CAMERA e Jeu de Paume e realizzata in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, la mostra racconta Palermo e l’isola nelle loro molteplici sfaccettature. Le fotografie attraversano le difficoltà e la dignità delle persone, la forza dei giovani volti, la dimensione identitaria e collettiva delle feste religiose, fino alle serie realizzate all’interno di un ospedale psichiatrico.

Curata da Walter Guadagnini, l’esposizione arriva a Torino dopo le tappe al Jeu de Paume a Tours, al festival Les Rencontres d’Arles e al Museo Civico San Domenico di Forlì. Il percorso mette in luce la complessità e la forza di una ricerca in cui esperienza personale, pratica fotografica e impegno civile risultano profondamente intrecciati, delineando il ritratto di una fotografa capace di raccontare la violenza e le contraddizioni del proprio tempo senza perdere di vista le persone e le loro storie.

GAM – Galleria Arte Moderna

Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM
fino al 1° novembre 2026 – GAM Torino

La GAM di Torino presenta una straordinaria esposizione curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato che riunisce oltre 600 opere su carta. Il percorso offre uno sguardo inedito sul XX secolo, mostrando come la carta sia stata il luogo d’elezione per la sperimentazione immediata degli artisti. Tra le ventuno sezioni della mostra spiccano importanti nuclei monografici dedicati a maestri come Lucio Fontana, Giorgio Morandi e Filippo de Pisis. L’itinerario attraversa le grandi stagioni d’avanguardia mettendo in dialogo il postimpressionismo europeo con il futurismo di Balla e Boccioni. Spazio anche al secondo dopoguerra, all’informale e alla Pop Art internazionale, rappresentata da un importante trittico restaurato di Robert Rauschenberg. La ricca selezione, che spazia dal disegno all’incisione, si chiude infine con le installazioni e le sperimentazioni contemporanee.

Mario Sturani, Autoritratto con la piuma di ghiandaia, 1928 (particolare)

Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo
fino al 1° novembre 2026

In occasione del centenario della nascita di Vincenzo Agnetti, uno dei più importanti esponenti dell’arte concettuale italiana, la GAM di Torino presenta un’esposizione curata da Chiara Bertola con Virginia Lupo.

Il progetto, realizzato insieme all’Archivio Vincenzo Agnetti, si focalizza sulle sperimentazioni che l’artista ha condotto sul mezzo fotografico tra gli anni Settanta e Ottanta. Il fulcro della mostra è rappresentato dalle celebri Photo-graffie, opere generate annerendo intenzionalmente le pellicole per poi graffiarle e dipingerle, sovvertendo il tradizionale meccanismo di cattura dell’immagine fotografica. Questo corpus di lavori, a cui si aggiungono le Vetrate, evidenzia un affascinante ritorno al disegno e al gesto pittorico all’interno di una ricerca profondamente poetica e concettuale.

Vincenzo Agnetti, Photo-graffia, 1980

GAM, Castello di Rivoli, Fondazione Merz

Marisa Merz – La danza delle ore
fino al 4 ottobre 2027

A cento anni dalla nascita di Marisa Merz, Torino rende omaggio a una delle figure più originali e influenti dell’arte contemporanea italiana. E lo fa con un progetto espositivo che vede coinvolte tre realtà culturali fra le più prestigiose. Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, infatti, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino uniscono le forze per dare vita a Marisa Merz – La danza delle ore, una grande mostra diffusa che ripercorre il lavoro e l’eredità dell’artista attraverso tre capitoli complementari.

Alla curatela Chiara Bertola, Sébastien Delot, Francesco Manacorda, Beatrice Merz, Chiara Parisi e Marianna Vecellio. Insieme, riuniscono un corpus eccezionale di opere provenienti da collezioni italiane e internazionali, accanto a materiali inediti che emergono da un lungo lavoro di ricerca e archiviazione.

L’obiettivo non è soltanto celebrare una protagonista dell’arte del Novecento, ma raccontare la complessità di una ricerca che ha attraversato decenni di sperimentazione. Dai materiali poveri alle installazioni, dal rapporto tra spazio domestico e creazione artistica. Fino alla dimensione del tempo come processo continuo di trasformazione: la mostra restituisce il ritratto di un’artista che ha costruito un linguaggio personale e in costante evoluzione.

Marisa Merz mentre installa / installing Arpa (Harp, 1967-1968), Torino, 1973 Courtesy Eredi / Heirs Paolo Pellion di Persano, Torino
Foto / Photo: Paolo Pellion

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Museo Nazionale dell’Automobile

SERIE LIMITATA. Paesaggi mobili in fotografia
dal 28 ottobre all’11 aprile 2027

La mostra offre un ampio panorama di fotografie, video e sculture, riunendo il lavoro di quaranta artisti, da Eugène Atget alle ricerche della post-fotografia, per raccontare l’automobile come protagonista della cultura visiva degli ultimi centocinquant’anni.

Il percorso è arricchito da una selezione di supercar prodotte in serie limitata dagli anni Ottanta ai primi decenni del XXI secolo, che amplia la riflessione sul rapporto tra serialità ed esclusività. Accanto alle immagini, le vetture mostrano come la produzione limitata nell’industria automobilistica diventi espressione di ricerca, innovazione e unicità.

Installazione di Erik Kessels con elementi automobilistici in mostra al MAUTO di Torino
Installazione di Erik Kessels con elementi automobilistici in mostra al MAUTO di Torino

Variazioni, accumulazioni, ripetizioni e frammentazioni dell’immagine diventano strumenti per leggere il rapporto tra automobile, architettura, città, paesaggio e design. Dalle avanguardie storiche alla democratizzazione dell’auto nel secondo Novecento, la mostra ripercorre l’evoluzione di un soggetto che la fotografia ha interpretato come simbolo di progresso, libertà, consumo, desiderio e identità.

Gerald Laing. Full Speed: Pop Art e velocità
Dal 28 ottobre 2026 al 7 marzo 2027 – Project Room

GERALD LAING. FULL SPEED, prima mostra monografica italiana dedicata all’artista britannico Gerald Laing (1936–2011), figura di spicco della Pop Art inglese attiva nella scena newyorkese degli anni Sessanta accanto ad Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Robert Indiana.

Con campiture di colore esplosive e inquadrature dal taglio cinematografico, dragster, piloti e auto da corsa testimoniano come l’automobile sia al tempo stesso icona culturale e sinonimo di progresso. Opere spesso inedite per il pubblico italiano restituiscono l’originalità dello sguardo di Laing sul rapporto tra arte, velocità, tecnologia e cultura dell’immagine, facendo del museo un luogo privilegiato per rileggere la Pop Art attraverso la lente dell’automobilismo.

Opera di Gerald Laing con auto in corsa esposta nella mostra Full Speed al MAUTO di Torino
Opera di Gerald Laing con auto in corsa esposta nella mostra Full Speed al MAUTO di Torino

Reggia di Venaria

Atelier dei Moderni. Matisse, Braque, Picasso, Bacon
Fino al 14 febbraio 2027

Il progetto, a cura di Sylvie Ramond, nasce all’interno del programma di collaborazione internazionale “La Reggia di Venaria in dialogo con la Francia” e porta in Piemonte una sessantina di capolavori provenienti dal Musée des Beaux-Arts di Lione, una delle collezioni pubbliche europee più importanti per l’arte del XX secolo.

Opera L’amaca di Othon Friesz esposta nella mostra Atelier dei Moderni alla Reggia di Venaria
Othon Friesz (Le Havre, 1879 – Paris, 1949) L’amaca, 1912, olio su tela. Lione, Musée des Beaux-Arts (Acquisto, 1961) Image © Lyon MBA – Photo Martial Couderette

Il percorso, allestito nelle Sale delle Arti della Reggia, propone una lettura originale della modernità attraverso quindici sezioni che alternano focus monografici e approfondimenti tematici. In mostra compaiono Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Braque, Fernand Léger, Raoul Dufy, Sonia e Robert Delaunay, Pierre Soulages, Nicolas de Staël, Simon Hantaï, Francis Bacon e molti altri protagonisti del Novecento, chiamati a dialogare intorno al luogo simbolico in cui l’arte prende forma: l’atelier.

L’esposizione attraversa i principali movimenti del XX secolo e l’inizio del XXI, mettendo in luce connessioni e affinità più che una sequenza cronologica lineare. Si passa dall’eredità di Degas, Cézanne e Toulouse-Lautrec alle sperimentazioni sul colore di Bonnard, Vuillard e dei Delaunay, dalla frammentazione cubista di Braque al ritorno alla figurazione degli anni Venti e Trenta, fino alle ricerche sull’inconscio, alla non-figurazione e all’arte informale del dopoguerra.

Palazzo Madama

Il corpo della città
Moda e arti tra Liberty e modernità 1884 – 1961

Fino al 22 febbraio 2027

Dal 15 ottobre 2026 al 22 febbraio 2027, Palazzo Madama a Torino ospita Il corpo della città. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884–1961, una mostra che racconta quasi ottant’anni di trasformazioni sociali, artistiche e urbane attraverso il rapporto tra la città e il corpo dei suoi abitanti. Dipinti, sculture, fotografie, manifesti e oltre quaranta abiti realizzati da sartorie torinesi ricostruiscono l’evoluzione di Torino dalla stagione delle grandi Esposizioni al boom economico. Articolato in quattro sezioni, il percorso attraversa l’eleganza borghese di fine Ottocento, le sperimentazioni del Liberty, l’emancipazione femminile degli anni Venti e il ruolo della città come capitale italiana della moda negli anni Trenta. Spazio anche alle ricerche artistiche di Felice Casorati e dei Sei di Torino, alla fotografia futurista e alle trasformazioni imposte dalla guerra. Il racconto si conclude con la rinascita del dopoguerra, l’affermazione della società dei consumi e la grande esposizione di Italia 61. Ne emerge il ritratto di una città che, attraverso l’arte e la moda, ha continuamente reinventato la propria identità.

Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento
Guardaroba e del Piccolo Gabinetto Cinese di Palazzo Madama
fino al 6 gennaio 2027

Attraverso disegni, tavole botaniche e incisioni, il percorso invita a una passeggiata ideale tra i giardini del Settecento, mettendo a fuoco tanto la loro storia quanto le abitudini di chi li viveva per svago o per mestiere. Un viaggio che intreccia arte, architettura del paesaggio, teatro e scienza botanica, restituendo la complessità di un secolo in cui il giardino diventa vero laboratorio di idee. La mostra si apre con il giardino “all’italiana”, nato nell’Italia centrale del Rinascimento e riconoscibile per rigore geometrico, terrazzamenti, fontane e sculture. Il modello del giardino di Boboli a Firenze, assunto in tutta Europa come immagine del potere, rivive nelle incisioni di Antonio de Pienne per il volume Regie villae poetice descripte, stampato a Torino nel 1771, dedicate ai parterre de broderie delle residenze reali sabaude.

Veduta dell'allestimento della mostra Giardini nelle sale di Palazzo Madama a Torino
Veduta dell’allestimento della mostra Giardini nelle sale di Palazzo Madama a Torino

Un’intera sezione è dedicata poi al giardino nel teatro del Settecento. Nei disegni scenografici di Filippo Juvarra e dei fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari per i teatri di corte torinesi, lo spazio verde diventa artificio umano che si impone sulla natura, luogo di intrattenimenti sociali non ufficiali, mentre selve e boschetti assumono valenze simboliche e letterarie, tra smarrimento e confidenze segrete.

Nel finale il percorso si apre al giardino all’inglese e ai giardini all’orientale, seguendo i progetti di Francesco Bettini, architetto e studioso di botanica, attivo tra Roma, Parigi e Londra. Il giardino inglese nasce dalle suggestioni letterarie sul sublime e sul bello elaborate in Inghilterra dalla metà del Settecento: abbandona la geometria a favore di un aspetto più romantico, lasciando che il sentimento guidi lo sguardo verso l’immenso e la forza della natura.

Bianco al femminile
fino al 18 gennaio 2027

Il percorso riunisce cinquanta manufatti, tra ricami medievali, merletti, lini, miniature, ventagli, porcellane, accessori di moda e abiti. Sei restauri e quattordici opere esposte per la prima volta permettono di approfondire un importante nucleo delle collezioni del museo.

Dai ricami realizzati nei monasteri medievali ai merletti veneziani e fiamminghi, fino all’abito da sposa bianco del Novecento, l’esposizione racconta l’evoluzione di tecniche, gusti e significati. A emergere è il contributo delle donne come artefici, committenti e custodi di conoscenze tramandate attraverso le generazioni.

La mostra intreccia così storia della moda e cultura materiale, offrendo una lettura dei tessuti e degli oggetti come testimonianze della vita e dell’identità femminile. La visita è inclusa nel biglietto delle collezioni permanenti.

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