Al Museo Civico Archeologico di Bologna una grande mostra dedicata a Elliott Erwitt racconta l’ironia empatica e la dimensione privata del maestro della fotografia umanista.
Dal 1° ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 il Museo Civico Archeologico di Bologna ospita la mostra Elliott Erwitt. L’arte di osservare, un percorso che riunisce circa un centinaio di fotografie per restituire un ritratto in movimento di uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento.
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Una rilettura intima tra icone e immagini private
Curata da Biba Giacchetti e prodotta da Civita Mostre e Musei con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, Orion 57 e LGS SportLab, la mostra accosta scatti entrati nell’immaginario collettivo a un importante nucleo di fotografie tratte dalla collezione privata di Erwitt, molte delle quali mai esposte prima.
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Lontano da una semplice retrospettiva cronologica, il percorso mette in luce la natura profondamente autobiografica del suo lavoro: dietro l’ironia sottile e mai derisoria affiora la biografia di un uomo cosmopolita, segnato dall’esilio ma capace di trasformare esperienze private, affetti e fragilità in immagini universali.

L’Italia nella vita e nello sguardo di Erwitt
Un intero capitolo è dedicato al legame tra Elliott Erwitt e l’Italia, dove trascorse dodici anni fondamentali per la sua formazione umana e artistica. Nato a Parigi da famiglia russa emigrata, crebbe a Milano prima di essere costretto a lasciare il Paese a causa delle leggi razziali fasciste: un distacco che non incrinò mai il suo rapporto sentimentale con l’Italia, destinato a riaffiorare costantemente nel suo modo di guardare il mondo.
Biografia di un maestro della fotografia umanista
All’anagrafe Elio Romano Erwitz, Elliott Erwitt nasce a Parigi nel 1928, si forma tra Milano, New York e Los Angeles, lavora nei laboratori fotografici di Hollywood e incontra figure decisive come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker. Nel 1953 entra in Magnum Photos, di cui sarà anche presidente, costruendo in oltre settant’anni di carriera un corpus di reportage, ritratti, campagne e libri che hanno segnato la storia della fotografia umanista contemporanea.

Public program: allenare lo sguardo
Ad affiancare la mostra un articolato public program a cura di LGS SportLab, intitolato Allenare lo Sguardo, che attraverso incontri, conversazioni e momenti di approfondimento mette in dialogo fotografia, sport, impresa e cultura. L’idea è quella dello sguardo come pratica: la capacità di leggere il gioco prima che accada, di riconoscere un potenziale, di cogliere un istante che agli altri potrebbe sfuggire.
Il programma è pensato anche per coinvolgere giovani, studenti e realtà sportive del territorio, trasformando la mostra in un luogo di formazione e crescita condivisa, dove l’arte di osservare coincide con un vero e proprio modo di stare nel mondo.
Foto: Ufficio Stampa
