Bernard Aikema racconta ‘I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa’, la mostra di Palazzo Reale che indaga il ruolo della dinastia nella pittura europea.
Quando si parla di Rinascimento, i riferimenti portano immediatamente all’Italia. Ma esiste un modo diverso di guardare a quel periodo storico, lontano dall’idea di un percorso esclusivamente italiano e classicista. È quello che Bernard Aikema, ideatore della mostra, invita a seguire attraverso I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa, la grande esposizione aperta a Palazzo Reale di Milano fino al 31 gennaio 2027.
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Oltre 80 opere tra dipinti, disegni e stampe raccontano la straordinaria dinastia di pittori fiamminghi che, a partire da Pieter Bruegel il Vecchio, seppe introdurre nella pittura nuovi soggetti e nuovi modi di guardare alla realtà. Dalla vita contadina ai paesaggi, dalle nature morte alle scene popolari. Ma il percorso non si ferma alla figura del capostipite. Attraverso Pieter Brueghel il Giovane e Jan Brueghel il Vecchio, infatti, la mostra ricostruisce la nascita di un vero e proprio sistema, destinato ad avere conseguenze profonde sulla pittura europea del Seicento.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE, la mostra è curata da Carlotta Striolo su progetto di Bernard Aikema. Dopo le esposizioni dedicate a Bosch e Dürer, Aikema torna così a Palazzo Reale con un nuovo capitolo dedicato a quella pluralità di centri, artisti e culture che hanno contribuito alla formazione del Rinascimento europeo.

Ed è proprio da qui che parte la sua lettura. Dai Brueghel come fenomeno familiare e artistico, ma anche come una delle più interessanti alternative alla tradizione dominante. «Per la prima volta a Milano, ma direi in tutta Italia, si dedica un’esposizione a questa famiglia di pittori, che si può dire costituisca una sorta di fenomeno unico elle Fiandre e in tutta Europa», spiega Aikema.
«È una famiglia – prosegue – che propone una serie di tematiche nuove nella pittura fiamminga e, per estensione, europea. Si tratta di tematiche realistiche, della vita popolare, contadinesche, molto diverse dal classicismo che è la norma un po’ in tutta Europa. I Brueghel presentano qualcosa di diverso: presentano, come lo chiamiamo noi, un Rinascimento diverso. Un altro Rinascimento».
Il Rinascimento oltre il modello italiano
L’espressione “altro Rinascimento” diventa così una delle chiavi di lettura dell’esposizione. Non si tratta di contrapporre semplicemente la cultura fiamminga a quella italiana. Ma di allargare la prospettiva e riconoscere la pluralità di esperienze che, tra Cinquecento e Seicento, contribuiscono alla trasformazione della pittura europea.
È un percorso che Palazzo Reale aveva già iniziato con le mostre dedicate a Bosch e Dürer, e che con i Brueghel trova un nuovo sviluppo. «La mostra si riallaccia a un altro progetto che è stato effettuato sempre a Palazzo Reale un paio di anni fa, sempre curato da me, su Hieronymus Bosch. Grande pittore fiammingo che, a modo suo, agli inizi del Cinquecento, propone al mondo un altro nuovo modo di dipingere, altri nuovi soggetti».

«Quindi la mostra sui Brueghel è, idealmente, la seconda puntata di un grosso progetto che vuol far vedere che il Rinascimento, così come noi lo conosciamo, non è solo italiano. E non è solo classicheggiante. È anche italiano, è anche classicheggiante, però è anche quello che portano questi pittori fiamminghi. Gli stessi che hanno poi – ed è una delle grandi novità della mostra – un effetto con le loro opere in tutta la pittura europea fino al Settecento», spiega ancora l’ideatore.
Al centro della mostra ci sono tre generazioni della famiglia. Pieter Bruegel il Vecchio, morto nel 1569, è il punto di partenza. In una carriera relativamente breve introduce nella pittura soggetti lontani dalla rappresentazione aulica delle corti, portando al centro contadini, feste, paesaggi e scene della vita quotidiana.
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Ma la sua eredità prende direzioni differenti attraverso i due figli. Pieter Brueghel il Giovane diventa il principale divulgatore dei modelli paterni, mentre Jan Brueghel il Vecchio sviluppa una ricerca autonoma. Ampliando il repertorio familiare e contribuendo alla definizione di quelle tipologie che, nel secolo successivo, verranno identificate come generi pittorici.
In particolare, è nella figura di Jan Brueghel il Vecchio che Aikema individua uno degli elementi più significativi della mostra. Pittore cosmopolita, attivo anche in Italia e legato alla corte milanese del cardinale Federico Borromeo, Jan non si limita a ereditare i soggetti del padre, ma li trasforma, aprendoli a una molteplicità di temi e soluzioni.


Paesaggi, scene mitologiche e religiose, nature morte e soprattutto fiori diventano campi di ricerca distinti. È qui che il progetto espositivo individua uno dei passaggi fondamentali verso la progressiva specializzazione della pittura per generi. «Fu un artista di genio – commenta – che nella letteratura artistica e anche nella consapevolezza pubblica non ha avuto grande attenzione»
Dal “marchio” Brueghel ai generi pittorici
La famiglia diventa così qualcosa di più di una dinastia artistica. Il “marchio Brueghel”coincide con una precisa capacità di riconoscere, sviluppare e moltiplicare soggetti richiesti da un mercato dell’arte in espansione. È un passaggio che permette di comprendere anche il ruolo della bottega e della produzione seriale nella fortuna dei modelli bruegheliani.
La mostra mette quindi in relazione questa esperienza con ciò che accadrà nel Seicento nei Paesi Bassi, quando paesaggio, scena di genere, natura morta e altre tipologie si consolideranno come categorie. Per questo, I Brueghel allarga lo sguardo anche oltre la famiglia, verso gli artisti che nel secolo successivo hanno sviluppato ulteriormente quelle tipologie. La grande pittura del Secolo d’Oro olandese viene presentata come uno sviluppo di un processo già avviato. La specializzazione degli artisti e la crescente definizione dei soggetti diventano infatti una caratteristica centrale della pittura europea.

«Portiamo esempi magnifici che fanno vedere quanto i paesaggi di un artista come Jan van Goyen e le scene popolari di un Jan Steen dialoghino direttamente con gli esempi bruegheliani. Questi diventano un po’ l’antefatto di questo grande momento di specializzazione all’interno della pittura neerlandese e, per esteso, europea».
È anche attraverso questo passaggio che la mostra assume una prospettiva più ampia rispetto alla semplice ricostruzione genealogica. I Brueghel diventano il punto di partenza per raccontare una trasformazione del sistema dell’arte. Nuovi soggetti, nuovi pubblici, nuovi mercati e una progressiva articolazione dei linguaggi pittorici.
E alla fine resta proprio l’idea dalla quale Aikema è partito: presentare una famiglia di artisti che, per la prima volta in Italia a questo livello, permette di guardare al Rinascimento europeo attraverso una prospettiva diversa, capace di mettere in discussione una storia dell’arte costruita troppo spesso attorno a un unico centro.
Foto allestimento di Sofia Brogi da Ufficio Stampa
