Dal 4 dicembre 2026 al 27 giugno 2027 Palazzo Roncale di Rovigo dedica una grande mostra a Luigi Groto, il Cieco di Adria: poeta, drammaturgo e intellettuale europeo, l’uomo dell’impossibile.

Dal 4 dicembre 2026 al 27 giugno 2027 Palazzo Roncale di Rovigo ospita la mostra “LUIGI GROTO. IL CIECO DI ADRIA. Before William Shakespeare? L’uomo dell’impossibile”, un grande progetto espositivo che riporta al centro della scena uno dei più sorprendenti intellettuali del Cinquecento europeo.

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Dipinto ottocentesco ispirato a Giulietta e Romeo esposto in mostra su Luigi Groto a Palazzo Roncale

Una mostra per l’uomo dell’impossibile

Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del progetto “Storia e storie del Polesine”, la mostra è diretta da Alessia Vedova e curata da Antonio Giolo e Antonio Lodo, da un concept di Sergio Campagnolo. Il percorso racconta la vita di Luigi Groto, nato ad Adria il 7 settembre 1541 e conosciuto come il Cieco di Adria, capace di trasformare la propria disabilità visiva in una straordinaria forza creativa.

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Poeta, oratore, drammaturgo, Groto fu autore di oltre 1300 poesie, 24 orazioni, due tragedie, tre commedie, due favole pastorali e un dramma sacro. Alla produzione letteraria si affiancano gli studi astrologici, cabalistici e numerologici, la fitta rete di rapporti con importanti intellettuali europei e l’impegno civile, come la celebre orazione con cui illustrò al Doge e al Senato della Serenissima la necessità del grande intervento idraulico del Taglio del Po.

Ritratto settecentesco di Luigi Groto con un allievo esposto nella mostra di Rovigo

Tra teatro, Europa e memoria del Polesine

Il progetto espositivo restituisce anche il ruolo di Groto come uomo di teatro: non solo autore, ma attore in prima persona. Fu lui a interpretare Tiresia nell’Edipo Re che inaugurò il Teatro Olimpico di Vicenza, in un gioco di rimandi tra cecità scenica e cecità reale che la mostra rilegge in chiave contemporanea. La sua figura emerge come quella di un moderno Omero italiano, come lo definì John Florio, ammirato da Ben Jonson e conosciuto da Molière e Shakespeare, mentre le sue poesie influenzarono autori come Camoes, Gongora e Quevedo e furono messe in musica da Monteverdi e Palestrina.

Una figura attuale tra disabilità e talento

Accanto al profilo storico e letterario, la mostra insiste sulla dimensione umana di Luigi Groto. Cecità, determinazione, capacità di superare uno svantaggio grave trasformandolo in motore di conoscenza e azione: sono i temi che i curatori indicano come centrali per una riflessione contemporanea sulle potenzialità di ciascuno. Pur stimato dai suoi contemporanei, a Groto fu negata a lungo la cattedra di insegnamento a Venezia, ottenuta solo in punto di morte: un dettaglio che rende ancora più evidente la distanza tra il suo valore e il riconoscimento ufficiale.

La mostra a Palazzo Roncale intende così restituire al grande pubblico la complessità di un protagonista del Cinquecento europeo, oggi studiato soprattutto nelle università straniere, e insieme valorizzare il legame profondo tra la sua vicenda e la storia del Polesine, tra Adria, Rovigo e Venezia.

Foto: Ufficio Stampa

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