Dopo quattro anni di lavori, il restauro della Cappella Bardi in Santa Croce restituisce la potenza narrativa e spaziale delle Storie di San Francesco di Giotto, tra nuove indagini scientifiche e mappature digitali.
Nella Cappella Bardi della basilica di Santa Croce a Firenze le Storie di San Francesco di Giotto tornano oggi a mostrarsi in tutta la loro forza narrativa dopo un complesso restauro durato quattro anni. L’intervento, promosso dall’Opera di Santa Croce con l’Opificio delle Pietre Dure e sostenuto dal Ministero della Cultura, da Fondazione CR Firenze, ARPAI e numerosi donatori privati, ha restituito leggibilità a uno dei cicli pittorici più importanti del primo Trecento, chiarendo al tempo stesso il ruolo della bottega giottesca.
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Un progetto condiviso tra istituzioni, restauratori e donatori
A presentare l’intervento sono Alessandro Tortorella, direttore del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce, Giovanni Bettarini, assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Emanuela Daffra, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, padre Franco Buonamano, rettore della basilica, e Carlo Sisi per Fondazione CR Firenze, insieme a Dominique Marzotto, presidente di ARPAI. Il progetto affonda le sue radici nel Progetto Giotto del 2010 e si è avvalso di una vasta squadra di restauratori, tecnici e studiosi, sostenuta anche dalla campagna internazionale Giving4Giotto, che ha coinvolto donatori da tutto il mondo.
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La complessità del restauro e la nuova lettura del ciclo
Le sei grandi scene laterali, ispirate alla Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, ripercorrono momenti chiave della vita di Francesco, dalla rinuncia ai beni paterni all’approvazione della Regola, dalla prova del fuoco davanti al Sultano fino alla morte e all’apparizione a frate Agostino e al vescovo Guido. Il restauro ha affrontato problemi strutturali e conservativi spesso poco visibili ma insidiosi, consolidando intonaci e pellicola pittorica, riducendo la presenza di sali solubili e sostituendo vecchie stuccature non compatibili. Parallelamente, una delicata integrazione delle numerose lacune ha cercato di restituire continuità al racconto figurativo senza cancellare le tracce delle vicende conservative ottocentesche e novecentesche.

Invenzione spaziale, mappatura digitale e nuove prospettive di studio
Dal cantiere emerge con forza l’invenzione spaziale di Giotto: una monumentale architettura dipinta avvolge la cappella come un grande ciborio, unificando le scene entro ambienti chiusi, rappresentati frontalmente come scatole aperte verso lo spettatore. L’uso combinato di pittura a fresco e interventi a secco ha consentito all’artista di ampliare la gamma cromatica e di modulare gli effetti luminosi e spaziali. Per la prima volta, incisioni, tracciati e linee di costruzione sono stati mappati digitalmente, permettendo di seguire passo dopo passo la progettazione dello spazio. Anche la volta, con le allegorie delle Virtù Francescane, è tornata protagonista grazie a una pulitura che ne ha rivelato dettagli prima illeggibili. La conclusione del cantiere non segna un punto d’arrivo, ma l’avvio di nuove ricerche su uno snodo fondamentale dell’arte europea.
Foto: Ufficio Stampa
