Pozzuoli trasforma il bradisismo in un laboratorio di arte contemporanea e innovazione sociale: ventiquattro artisti internazionali, università e istituti di ricerca sostengono la candidatura 2028.
Pozzuoli presenta la candidatura a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028 con il progetto “La città delle fragilità creative”, trasformando il bradisismo in una risorsa culturale e civile. Vivere da secoli su una terra in movimento diventa il punto di partenza per ripensare il rapporto tra comunità, paesaggio e pratiche artistiche.
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La candidatura, promossa dal Comune di Pozzuoli e sostenuta dal sindaco Luigi Manzoni, è stata ideata da Paolo Lubrano, direttore generale del progetto, insieme al direttore artistico e curatoriale Francesco Cascino, al regista Luigi Pingitore, responsabile della narrazione, e al comitato tecnico-scientifico presieduto da Pierpaolo Forte. L’obiettivo è fare di Pozzuoli un laboratorio internazionale dove arte, art thinking e partecipazione pubblica aiutino a comprendere il presente e a immaginare il futuro.
Per il sindaco Luigi Manzoni, l’esperienza di Panorama Pozzuoli, la mostra diffusa promossa nel 2025 da Italics, ha segnato una tappa decisiva: ha mostrato come l’arte contemporanea possa dialogare con uno dei paesaggi storici, archeologici e geologici più complessi del Mediterraneo, attivando nuove relazioni tra opere, luoghi e comunità.
Nel dossier, racconta Paolo Lubrano, l’arte contemporanea viene concepita come infrastruttura culturale capace di mettere in relazione patrimonio, ricerca scientifica, università, imprese, istituzioni e cittadini. La fragilità non è più solo un limite, ma una condizione generativa che può produrre conoscenza e nuove forme di convivenza.
Il regista Luigi Pingitore sottolinea come la narrazione parta proprio dal bradisismo, “ferita geologica” e al tempo stesso matrice di ogni possibile energia: il progetto culturale non nasconde la vulnerabilità del territorio, ma la assume come chiave per una rigenerazione profonda.
Un laboratorio diffuso tra archeologia, paesaggio e quartieri della ricostruzione
Dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, dal Macellum alla costa di Baia, fino ai quartieri nati dopo le crisi bradisismiche degli anni Ottanta, Pozzuoli si propone come un laboratorio diffuso dove archeologia, paesaggio vulcanico, ricerca contemporanea e vita civile concorrono a costruire un nuovo racconto della città.
Il progetto assume il territorio come interlocutore attivo: particolare attenzione sarà dedicata alle aree della ricostruzione, dove l’arte contemporanea sarà chiamata a costruire relazioni durature con gli abitanti attraverso processi di ascolto, co-progettazione e partecipazione. Le opere generate da questo percorso entreranno progressivamente a far parte del patrimonio pubblico della città, definendo una nuova geografia culturale destinata a durare oltre il 2028.
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Il direttore artistico Francesco Cascino evidenzia come il progetto curatoriale riunisca personalità che, nelle proprie ricerche, hanno lavorato sui temi del paesaggio, della storia, della dimensione pubblica dell’arte e delle trasformazioni sociali. Gli interventi saranno concepiti in stretto dialogo con il territorio e prenderanno forma attraverso un confronto continuo con istituzioni, comunità e luoghi che li accoglieranno.
Tra i ventiquattro artisti coinvolti, provenienti da Europa, America, Africa e Sud America, figurano Maria Thereza Alves, Robert Barry, Liam Gillick, Thomas Hirschhorn, Ann Veronica Janssens, Albert Oehlen, Francis Offman, Giulio Paolini, Alessandro Piangiamore, Giulia Piscitelli, Ugo Rondinone, Anri Sala, Andrés Serrano, David Tremlett e altri protagonisti della scena internazionale.
Reti scientifiche e Patto delle Città Fragili
La candidatura di Pozzuoli è sostenuta da una rete articolata di università, enti di ricerca, istituzioni culturali, fondazioni, imprese e organizzazioni del territorio. Collaborano, tra gli altri, il Dipartimento di Architettura e il Dipartimento di Economia, Management e Istituzioni dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università L’Orientale, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Queste collaborazioni testimoniano la natura profondamente interdisciplinare del progetto, costruito sull’incontro tra saperi scientifici, ricerca umanistica, produzione culturale e innovazione. Dalla stessa prospettiva nasce il Patto delle Città Fragili, ideato da Paolo Lubrano: una rete internazionale pensata per mettere in relazione territori accomunati da differenti forme di vulnerabilità — geologica, ambientale, climatica, sociale o culturale — attraverso programmi condivisi di ricerca, produzione artistica, formazione e cooperazione.
Pozzuoli propone così un modello aperto, capace di superare la dimensione locale e inserirsi in una più ampia riflessione internazionale sul ruolo che la cultura può assumere nell’accompagnare i territori attraversati dal cambiamento. La città si candida a diventare un osservatorio privilegiato su come l’arte contemporanea possa leggere, raccontare e trasformare le fragilità del presente.

Il dossier consegnato al Ministero della Cultura insiste sulla necessità di partire dal riconoscimento delle vulnerabilità per costruire processi di rigenerazione duraturi. In questo quadro, la candidatura a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028 non è solo un traguardo simbolico, ma l’innesco di una trasformazione che punta a lasciare un’eredità stabile di luoghi, relazioni e conoscenze per l’intera comunità flegrea.
Foto: Ufficio Stampa
