Al Centro Culturale Claudio Trevi di Bolzano la mostra ‘L’animale che dunque sono’ di Jana Kasalová indaga, tra fotografia e performance, il confine sottile tra umano e animale.

Dal 2 al 23 ottobre 2026 il Centro Culturale Claudio Trevi di Bolzano ospita la mostra L’animale che dunque sono dell’artista ceca Jana Kasalová, a cura di Miroslava Hájek. Il progetto, prodotto da Spazio5 Contemporary Cluster e inserito nel programma di Bolzano Art Weeks 2026, propone un percorso immersivo tra opere fotografiche e performative dedicate al tema dell’animalità e al complesso rapporto tra essere umano e animale.

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Opera fotografica di Jana Kasalová dalla serie L'animale che dunque sono, 2022

Animalità, sguardo e identità nel lavoro dell’artista

La ricerca di Jana Kasalová, avviata nel 2007, nasce da una lunga indagine sul concetto di animale e sulle trasformazioni che questo termine ha assunto nel nostro immaginario culturale. Attraverso fotografia, performance e un uso intenso del corpo come luogo di metamorfosi e conoscenza, l’artista mette in discussione il confine apparentemente netto tra umano e non umano, interrogando il modo in cui l’essere umano ha costruito la propria identità distinguendosi dall’altro.

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Nelle opere in mostra l’animale non è una presenza separata o subordinata, ma diventa spazio di confronto e riconoscimento reciproco. L’animalità emerge come dimensione intrecciata all’esistenza umana, capace di aprire nuove prospettive sul rapporto tra identità, natura e cultura. Lo sguardo dell’animale, reale o evocato, diventa così un dispositivo critico che rimette in gioco la posizione dell’uomo nel mondo vivente.

Performance di Jana Kasalová che esplora il rapporto tra corpo umano e animale

Risonanze filosofiche e spirituali: da Derrida a Steiner

Il titolo della mostra rimanda direttamente alla riflessione di Jacques Derrida, che rovescia il celebre principio cartesiano Penso, dunque sono ne L’animale che dunque sono, invitando a ripensare l’identità a partire dall’incontro con l’altro-da-sé. In questo orizzonte, lo sguardo dell’animale diventa un momento di reciproco riconoscimento che ci costringe a interrogarci sulla nostra condizione e sulle gerarchie che abbiamo costruito tra le specie.

Il percorso espositivo dialoga idealmente anche con il pensiero di Rudolf Steiner e con la tradizione cristiana orientale evocata dalle parole di San Basilio Magno, che richiamano una visione del vivente fondata su gratitudine, responsabilità e interdipendenza tra minerali, piante, animali ed esseri umani. La mostra al Centro Culturale Claudio Trevi si configura così come un invito a superare le tradizionali gerarchie antropocentriche, promuovendo una cultura della cura, della compassione e della convivenza con tutte le forme di vita.

Immagine del progetto di Jana Kasalová dedicato all'animalità avviato nel 2007

Un progetto tra fotografia e performance per Bolzano Art Weeks 2026

Prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster nell’ambito delle iniziative per i vent’anni dell’associazione Studio Openspace / Spazio5 Contemporary Cluster, la mostra si inserisce nel più ampio programma di ricerca e promozione dell’arte contemporanea portato avanti dall’organizzazione. Il percorso al Centro Culturale Claudio Trevi valorizza in particolare la dimensione interdisciplinare del lavoro di Jana Kasalová, che intreccia pratiche performative, fotografia e riflessione teorica su ecologia, filosofia e società.

All’interno di Bolzano Art Weeks 2026, L’animale che dunque sono offre al pubblico l’occasione di confrontarsi con una ricerca artistica internazionale che mette al centro la responsabilità dell’essere umano nei confronti del mondo vivente. Attraverso immagini, azioni e narrazioni che interrogano i confini tra le specie, la mostra invita a ripensare il posto dell’uomo nel pianeta, riconoscendo l’interdipendenza che lega tutti gli esseri e aprendo a una possibile etica della coesistenza.

Foto: Ufficio Stampa

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