Dalle grandi istituzioni ai project space, passando per arte contemporanea, fotografia, design e ricerca artistica: una selezione aggiornata delle mostre da vedere a Torino nel mese di settembre 2026.
Settembre 2026 è un buon momento per visitare Torino anche dal punto di vista culturale. Tra musei storici, spazi espositivi contemporanei e mostre temporanee, la città propone un calendario articolato che spazia dall’arte moderna alla fotografia, passando per progetti legati alla storia e all’attualità. In questa guida trovi una selezione delle mostre da vedere a Torino ad agosto 2026, con informazioni utili su sedi, date e contenuti.
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Mostre da visitare ed eventi culturali a Torino
Fondazione Accorsi – Ometto
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento
fino al 6 settembre
La Fondazione Accorsi-Ometto è lieta di annunciare un’importante rassegna dedicata a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma,a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena. La mostra, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall’artista che gli hanno permesso disviluppare un linguaggio del tutto personale.

PAV PARCO ARTE VIVENTE
METAMAGICO Claudio Costa
Fino all’11 ottobre
Il PAV Parco Arte Vivente presenta un’ampia mostra personale dedicata a Claudio Costa (1942–1995), uno degli artisti più singolari e meno esplorati della scena italiana del secondo Novecento. Metamagico, a cura di Marco Scotini, esplora attraverso gli anni Settanta il corpus centrale dell’opera di Costa attorno alla sua ossessione fondante: il rapporto tra cultura materiale, memoria biologica e origine antropologica. Lungo un percorso che vede l’archivio, il museo e il rito (appositamente rivisitati) come luoghi in cui tale rapporto si manifesta.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Harry Gruyaert. Retrospettiva
Fino al 4 ottobre 2026
Retrospettiva, la prima grande mostra di Harry Gruyaert in Italia; tra i maggiori protagonisti della fotografiacontemporanea, il fotografo è nato in Belgio nel 1941 ed è membro di Magnum Photos. Gruyaert è stato tra i primi fotografi europei, tra gli anni Settanta e Ottanta, a conferire al colore una dimensione non più descrittiva ma puramente creativa, percettiva ed emotiva, capace di costruire una visione radicalmente grafica del mondo. In un’epoca in cui la fotografia era prevalentemente celebrata in bianco e nero, il suo lavoro si inserisce nel solco tracciato da autori americani come Saul Leiter e William Eggleston.

Werner Jeker. Photo Typo
Fino al 4 ottobre 2026
Accanto alla mostra del maestro belga, la Project Room di CAMERA ospita Photo Typo, esposizione dedicata a Werner Jeker, figura di riferimento internazionale nel campo della grafica applicata alla fotografia. Nato in Svizzera nel 1944, Jeker rappresenta un caso unico nel panorama del graphic design contemporaneo: considerato tra i più importanti cartellonisti della sua generazione, ha sviluppato un linguaggio visivo in cui fotografia e tipografia si fondono in un equilibrio audace e raffinato, superando la semplice funzione comunicativa del manifesto per trasformarlo in una veraopera grafica autonoma.

GAM – Galleria Arte Moderna
Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM
fino al 1° novembre 2026 – GAM Torino
La GAM di Torino presenta una straordinaria esposizione curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato che riunisce oltre 600 opere su carta. Il percorso offre uno sguardo inedito sul XX secolo, mostrando come la carta sia stata il luogo d’elezione per la sperimentazione immediata degli artisti. Tra le ventuno sezioni della mostra spiccano importanti nuclei monografici dedicati a maestri come Lucio Fontana, Giorgio Morandi e Filippo de Pisis. L’itinerario attraversa le grandi stagioni d’avanguardia mettendo in dialogo il postimpressionismo europeo con il futurismo di Balla e Boccioni. Spazio anche al secondo dopoguerra, all’informale e alla Pop Art internazionale, rappresentata da un importante trittico restaurato di Robert Rauschenberg. La ricca selezione, che spazia dal disegno all’incisione, si chiude infine con le installazioni e le sperimentazioni contemporanee.

Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo
fino al 1° novembre 2026
In occasione del centenario della nascita di Vincenzo Agnetti, uno dei più importanti esponenti dell’arte concettuale italiana, la GAM di Torino presenta un’esposizione curata da Chiara Bertola con Virginia Lupo.
Il progetto, realizzato insieme all’Archivio Vincenzo Agnetti, si focalizza sulle sperimentazioni che l’artista ha condotto sul mezzo fotografico tra gli anni Settanta e Ottanta. Il fulcro della mostra è rappresentato dalle celebri Photo-graffie, opere generate annerendo intenzionalmente le pellicole per poi graffiarle e dipingerle, sovvertendo il tradizionale meccanismo di cattura dell’immagine fotografica. Questo corpus di lavori, a cui si aggiungono le Vetrate, evidenzia un affascinante ritorno al disegno e al gesto pittorico all’interno di una ricerca profondamente poetica e concettuale.

GAM, Castello di Rivoli, Fondazione Merz
Marisa Merz – La danza delle ore
fino al 4 ottobre 2027
A cento anni dalla nascita di Marisa Merz, Torino rende omaggio a una delle figure più originali e influenti dell’arte contemporanea italiana. E lo fa con un progetto espositivo che vede coinvolte tre realtà culturali fra le più prestigiose. Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, infatti, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino uniscono le forze per dare vita a Marisa Merz – La danza delle ore, una grande mostra diffusa che ripercorre il lavoro e l’eredità dell’artista attraverso tre capitoli complementari.
Alla curatela Chiara Bertola, Sébastien Delot, Francesco Manacorda, Beatrice Merz, Chiara Parisi e Marianna Vecellio. Insieme, riuniscono un corpus eccezionale di opere provenienti da collezioni italiane e internazionali, accanto a materiali inediti che emergono da un lungo lavoro di ricerca e archiviazione.
L’obiettivo non è soltanto celebrare una protagonista dell’arte del Novecento, ma raccontare la complessità di una ricerca che ha attraversato decenni di sperimentazione. Dai materiali poveri alle installazioni, dal rapporto tra spazio domestico e creazione artistica. Fino alla dimensione del tempo come processo continuo di trasformazione: la mostra restituisce il ritratto di un’artista che ha costruito un linguaggio personale e in costante evoluzione.

Courtesy Eredi / Heirs Paolo Pellion di Persano, Torino
Foto / Photo: Paolo Pellion
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Museo Nazionale dell’Automobile
I Nemici del Drake – Enzo Ferrari e le scuderie inglesi
fino all’11 ottobre 2026
Al MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile di Torino è in programma, da giovedì 2 aprile a domenica 11 ottobre 2026, la mostra I Nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi, a cura di Carlo Cavicchi e Mario Donnini, con Maurizio Cilli.
Attraverso una selezione di vetture-simbolo appartenenti alle squadre note come le sette sorelle – Cooper, Lotus, March, Brabham, Tyrrell, McLaren e Williams – oltre a vetture di altri costruttori come Arrows, Shadow, Theodore e Surtees, l’esposizione racconta una stagione straordinaria della Formula 1 segnata da sperimentazione tecnica, libertà progettuale e rivalità accese.
La mostra si sviluppa sugli oltre 2000 metri quadrati dello spazio espositivo al piano terra del museo e ripercorre un periodo in cui il mondo delle corse fu attraversato da profonde trasformazioni. In pista si confrontavano team indipendenti e grandi costruttori, mentre sul piano tecnico prendevano forma nuove soluzioni aerodinamiche, telai innovativi e approcci progettuali capaci di ridefinire l’immaginario delle competizioni automobilistiche.

Reggia di Venaria
Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro
fino al 6 settembre
Alla Reggia di Venaria, alle porte di Torino, la mostra Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro porta in primo piano il potere evocativo degli abiti di scena. Dal 17 aprile al 6 settembre 2026, nelle Sale delle Arti, il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude riunisce 31 abiti che hanno definito nel tempo l’immagine della regina tra grande schermo e palcoscenico.
Curata dal costumista Massimo Cantini Parrini, con la storica dell’arte Clara Goria, l’esposizione indaga la regalità come invenzione scenica: il costume non più semplice ornamento, ma dispositivo capace di costruire percezioni di potere, identità e visione. Un percorso che si inserisce nel filone della Reggia dedicato a moda e costume, attivo dal 2011.
Tutte le info sul sito.

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Palazzo Madama
MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria
Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica – fino al 7 settembre
Per info consultare il sito.
A partire dal 26 febbraio apre a Palazzo Madama la mostra MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria, curata da Giovanni Carlo Federico Villa e Cristina Maritano. Il progetto espositivo indaga oltre un secolo di statuaria pubblica nella città di Torino, offrendo una lettura critico-storica delle scelte urbanistiche e commemorative che hanno modellato il volto simbolico della città. Attraverso immagini notturne, modelli in gesso, bronzetti, disegni e fotografie, la mostra propone un viaggio tra oltre cinquanta gruppi scultorei, dai monumenti sabaudi del XIX secolo alle celebrazioni della modernità nel primo Novecento.
Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento
Guardaroba e del Piccolo Gabinetto Cinese di Palazzo Madama – fino al 6 gennaio 2027
Attraverso disegni, tavole botaniche e incisioni, il percorso invita a una passeggiata ideale tra i giardini del Settecento, mettendo a fuoco tanto la loro storia quanto le abitudini di chi li viveva per svago o per mestiere. Un viaggio che intreccia arte, architettura del paesaggio, teatro e scienza botanica, restituendo la complessità di un secolo in cui il giardino diventa vero laboratorio di idee. La mostra si apre con il giardino “all’italiana”, nato nell’Italia centrale del Rinascimento e riconoscibile per rigore geometrico, terrazzamenti, fontane e sculture. Il modello del giardino di Boboli a Firenze, assunto in tutta Europa come immagine del potere, rivive nelle incisioni di Antonio de Pienne per il volume Regie villae poetice descripte, stampato a Torino nel 1771, dedicate ai parterre de broderie delle residenze reali sabaude.

Un’intera sezione è dedicata poi al giardino nel teatro del Settecento. Nei disegni scenografici di Filippo Juvarra e dei fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari per i teatri di corte torinesi, lo spazio verde diventa artificio umano che si impone sulla natura, luogo di intrattenimenti sociali non ufficiali, mentre selve e boschetti assumono valenze simboliche e letterarie, tra smarrimento e confidenze segrete.
Nel finale il percorso si apre al giardino all’inglese e ai giardini all’orientale, seguendo i progetti di Francesco Bettini, architetto e studioso di botanica, attivo tra Roma, Parigi e Londra. Il giardino inglese nasce dalle suggestioni letterarie sul sublime e sul bello elaborate in Inghilterra dalla metà del Settecento: abbandona la geometria a favore di un aspetto più romantico, lasciando che il sentimento guidi lo sguardo verso l’immenso e la forza della natura.
