Undici artisti interrogano il potere della gamification nella collettiva ‘A che gioco stiamo giocando?’ alla Galleria Gilda Lavia di Roma, dal 13 settembre al 14 novembre 2026.

La Galleria Gilda Lavia di Roma presenta la mostra collettiva A che gioco stiamo giocando?, a cura della sociologa e teorica Anna Simone. L’esposizione inaugura sabato 12 settembre 2026 alle ore 18 e rimane aperta al pubblico dal 13 settembre al 14 novembre 2026 negli spazi della galleria in via dei Reti 29/c.

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Undici artisti per raccontare il potere del gioco

In un presente segnato dalla rivoluzione digitale, la mostra riunisce undici artisti contemporanei – Elena Bellantoni, Marco Bernardi, Élle de Bernardini, Pamela Diamante, Lucia Marcucci, Sofia Mari, Claudio Martinez, Maria Eugenia Moya, Giancarlo Mustich, Leonardo Petrucci e Federica Rugnone – in un percorso corale che mette al centro il tema della gamification. Guerra, crisi climatica, migrazioni e relazioni umane vengono sempre più spesso tradotte in linguaggi e dinamiche da gioco, tra piattaforme, social network e ambienti immersivi.

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L’arte tra critica, consumo e resistenza

Il progetto espositivo nasce dalla domanda se l’arte contemporanea possa ancora essere un linguaggio critico, capace di generare attrito e resistenza, o se rischi di ridursi a semplice bene di consumo e contenuto instagrammabile. Nel testo che accompagna la mostra, Anna Simone sottolinea come l’atto creativo sia per sua natura rivoluzionario: è l’artista a stabilire le regole del gioco, a comporle e scomporle, a decidere se seguirle o rifiutarle del tutto, aprendo così la possibilità di immaginare nuovi mondi.

Un percorso tra distopie, stereotipi e nuovi immaginari

Le opere in mostra costruiscono un itinerario che alterna introspezione e provocazione, ironia e denuncia. Si passa dalle visioni distopiche sulla “fine del mondo” alla critica delle logiche neocoloniali e patriarcali, fino alle geometrie dei linguaggi di guerra e alla riappropriazione giocosa del quotidiano e degli stereotipi di genere. In questo dialogo corale, la mostra smonta la presunta neutralità delle regole del gioco sociale, mettendo in luce come il potere assegni ruoli e posizioni, e come l’arte possa intervenire per scardinarli.

Foto: Ufficio Stampa

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