Alla Galleria Poggiali di Firenze, Enzo Cucchi e il collettivo CANEMORTO trasformano il disegno in un campo di sfida aperto tra generazioni, con due mostre speculari e un progetto editoriale condiviso.
Dal 26 settembre 2026 al 27 febbraio 2027 la Galleria Poggiali di Firenze presenta il progetto espositivo Enzo Cucchi vs CANEMORTO / CANEMORTO vs Enzo Cucchi, un doppio percorso che mette a confronto due modi radicalmente diversi di intendere la pratica artistica. Da una parte Enzo Cucchi, figura centrale della Transavanguardia italiana, dall’altra CANEMORTO, trio anonimo tra le realtà più originali della scena contemporanea.
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Lontano dall’idea di omaggio generazionale, il progetto costruisce un confronto alla pari: nessuno dei due poli assume il ruolo di protagonista, nessuno quello di semplice interlocutore. Il dialogo prende forma in un processo creativo durato mesi, tra novembre 2025 e giugno 2026, fatto di sessioni condivise alla Litografia Bulla di Roma, incontri nella casa di Cucchi a Morro d’Alba e scambi a distanza di immagini, idee e suggestioni.

Disegno e pittura come terreno di confronto
Al centro del progetto c’è il disegno, definito come linguaggio originario che accomuna entrambe le esperienze. Non fase preparatoria ma linguaggio autonomo, diventa lo spazio in cui gesto, segno e pensiero si manifestano nella loro forma più essenziale, rendendo visibile il processo creativo di entrambi gli artisti.
Per Enzo Cucchi il disegno è da sempre il nucleo generativo della sua ricerca, mentre per CANEMORTO è uno strumento libero, istintivo e collettivo, capace di attraversare tecniche e media differenti. Il confronto raggiunge qui la massima intensità, mettendo alla prova le differenze senza attenuarle, e prosegue nella pittura con un nucleo di opere realizzate appositamente per l’occasione su tela e su legno.
La mostra si articola nei due spazi fiorentini della Galleria Poggiali, a pochi metri di distanza. In via della Scala 35/A, con CANEMORTO vs Enzo Cucchi, è il collettivo a stabilire le regole del gioco, selezionando le opere e costruendo l’allestimento. In via Benedetta 3r, con Enzo Cucchi vs CANEMORTO, è invece Cucchi a proporre una lettura personale del confronto, scegliendo ritmo e costruzione dello spazio secondo la propria sensibilità.
Due mostre speculari e un’opera-editoriale condivisa
Le due esposizioni non sono pensate come capitoli di un’unica mostra, ma come interpretazioni autonome di un solo processo creativo. Ogni artista entra idealmente nel territorio dell’altro, ne accetta le condizioni e costruisce il proprio racconto senza rinunciare alla propria identità. Il pubblico è chiamato così ad attraversare due prospettive complementari, che si osservano, si rispondono e talvolta si contraddicono senza mai cercare una sintesi definitiva.
Il progetto si estende anche alla dimensione editoriale con la realizzazione di uno striscione in tiratura limitata, lungo sei metri e concepito come opera multipla da collezione. Realizzato a quattro mani da Cucchi e CANEMORTO insieme ai critici Alessandro Cucchi e Antonio Grulli, è idealmente diviso in due metà e si sviluppa fino a un punto centrale in cui immagini e parole si incontrano, trasformando anche la scrittura critica in spazio di confronto e contaminazione.

Identità artistiche autonome in dialogo aperto
CANEMORTO nasce nel 2007 come trio anonimo di artisti italiani che mette in scena una macrostoria surreale in continua evoluzione, popolata da tre personaggi mascherati che parlano un idioma sconosciuto e venerano una divinità canina chiamata Txakurra. Per alimentare questo universo narrativo, il gruppo mantiene un totale anonimato e appare in pubblico solo nei panni dei tre alter ego, realizzando opere a sei mani tra pittura, scultura, video, performance, editoria e musica.
Enzo Cucchi, nato a Morro d’Alba nel 1949, è tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea internazionale e figura centrale della Transavanguardia teorizzata da Achille Bonito Oliva. Ha esposto in istituzioni come il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il Centre Pompidou di Parigi, la Tate di Londra e la Kunsthaus Zürich, partecipando più volte alla Biennale di Venezia, a Documenta a Kassel e alla Biennale di San Paolo.
A sottolineare la complessità del dispositivo espositivo intervengono i saggi critici di Alessandro Cucchi e Antonio Grulli, chiamati a essere interlocutori attivi di questo modello di relazione fondato sul reciproco riconoscimento e sulla piena autonomia delle due esperienze artistiche. Il confronto tra linguaggi, generazioni e immaginari resta volutamente aperto, irrisolto e dinamico, restituendo al visitatore la responsabilità di costruire il proprio percorso tra i due spazi della Galleria Poggiali.
Foto: Ufficio Stampa
