Dal 15 settembre al 25 ottobre 2026 la Galleria Borghese ospita l’installazione filmica ‘All That Changes You. Metamorphosis’ di Isaac Julien, dialogo immersivo e contemporaneo con la mostra ‘Metamorfosi. Ovidio e le arti’.
Dal 15 settembre – 25 ottobre 2026 la Galleria Borghese di Roma presenta All That Changes You. Metamorphosis, nuova installazione filmica dell’artista e regista britannico Isaac Julien, a cura di Lorenzo Giusti. Il progetto si inserisce nel percorso della mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti, grande esposizione nata dalla collaborazione tra il Rijksmuseum di Amsterdam e la Galleria Borghese, curata da Francesca Cappelletti e Frits Scholten e visitabile fino al 20 settembre 2026.
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Pensata appositamente per l’Uccelliera della Galleria Borghese, l’opera espande il tema ovidiano della trasformazione attraverso il linguaggio immersivo dell’immagine in movimento, trasformando lo spazio in un ambiente percettivo in cui narrazione, architettura e paesaggio dialogano in modo continuo.

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Metamorfosi come processo continuo tra mito, natura e tecnologia
In dialogo con i nuclei tematici di Metamorfosi. Ovidio e le arti, il film di Julien rilegge la metamorfosi come processo continuo di trasformazione, intrecciando mito, temporalità multiple e relazione tra umano e “più che umano”. La dimensione narrativa e visiva del lavoro propone il cambiamento come principio generativo che attraversa natura, storia ed esperienza umana, offrendo una prospettiva attuale su uno dei temi fondanti del poema ovidiano.
Protagoniste sono le attrici Sheila Atim e Gwendoline Christie, che incarnano due enigmatiche figure celesti e profetiche. Attraverso un viaggio tra epoche, paesaggi e architetture differenti, guidano lo spettatore in una riflessione sul mutamento come condizione permanente dell’esistenza e sulla possibilità di immaginare nuove forme di relazione tra esseri umani, ambiente e altre specie.
Concepita originariamente come installazione a dieci schermi, All That Changes You. Metamorphosis prende avvio dalla straordinaria architettura di Palazzo Te a Mantova per svilupparsi in una costellazione di luoghi: dalla Cosmic House di Charles Jencks a Londra alle foreste secolari del Redwood National and State Park in California, fino ad alcuni esempi di architettura contemporanea. Ogni spazio diventa un dispositivo narrativo che mette in dialogo storia, paesaggio e visione, facendo emergere la metamorfosi come principio condiviso tra mondo naturale, culturale e tecnologico.
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L’Uccelliera come dispositivo ottico e spazio di rifrazione
Per la presentazione alla Galleria Borghese, Julien ha ideato una nuova configurazione dell’opera adattata agli spazi dell’Uccelliera, edificata nel XVII secolo come padiglione per ospitare uccelli esotici. Qui l’artista propone una versione a canale unico in cui l’immagine si moltiplica grazie a un sistema di specchi che ne frammenta e riflette continuamente la visione, trasformando l’ambiente in uno spazio dinamico in cui lo sguardo è costantemente rimesso in gioco.

Il principio della metamorfosi si manifesta così non solo nel racconto filmico, ma anche nell’esperienza stessa della visione, fatta di duplicazioni, rifrazioni e mutamenti continui. La nuova installazione stabilisce un dialogo inedito con il contesto della Galleria Borghese e prolunga idealmente il percorso della mostra principale, mostrando come il cambiamento resti una categoria fondamentale per interpretare il presente e immaginare il futuro.
La costruzione del film attinge a un ricco universo di riferimenti letterari e filosofici: dalle riflessioni di Donna Haraway sulle relazioni multispecie alla narrativa visionaria di Naomi Mitchison, fino alla fantascienza speculativa di Octavia E. Butler. Queste suggestioni alimentano un racconto che supera una prospettiva esclusivamente antropocentrica, aprendo lo sguardo a forme di convivenza e immaginazione capaci di ripensare il rapporto tra vivente e pianeta.
Come sottolinea la direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti, la mostra dedicata alla lunga fortuna delle Metamorfosi si arricchisce dell’opera di uno dei più influenti artisti internazionali, capace di far dialogare gli affreschi di Palazzo Te con materiali e linguaggi contemporanei. Lo stesso Julien afferma di voler, attraverso “fantasia e allegoria”, sovvertire l’egemonia visiva dei regimi tecnologici della rappresentazione, invitando il pubblico a considerare la metamorfosi come pratica di pensiero in grado di generare nuovi immaginari e nuove forme di coesistenza.
Foto: Ufficio Stampa
