Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia ospita ‘Italia Settanta. La creatività come antidoto’, un viaggio tra arte, moda e design con capolavori di Pistoletto, Missoni, Armani, Mendini e Bellini.
Gli anni Settanta sono stati un laboratorio di idee, linguaggi e sperimentazioni che hanno ridefinito l’identità culturale italiana. È da questa consapevolezza che nasce Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design, mostra allestita nelle sale di Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia, promossa da ERPAC Friuli Venezia Giulia. Dopo le esposizioni dedicate agli anni Cinquanta e Sessanta, il nuovo capitolo del progetto ripercorre ora uno dei decenni più complessi e creativi del Novecento. Per mettere in dialogo tre mondi raccontando come questi ambiti abbiano saputo rispondere ai profondi cambiamenti sociali, politici ed economici dell’epoca.
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Curata da Raffaella Sgubin, Carla Cerutti, Lorenzo Micheli ed Enrico Minio Capucci, con allestimento dello studio Roberto Festi, la mostra propone un percorso che intreccia discipline differenti senza separarle in compartimenti stagni. Pittura, installazioni, oggetti di design, abiti iconici e documenti restituiscono, così, l’immagine di un Paese che ha trovato nella creatività uno dei suoi strumenti più efficaci di innovazione.
L’esposizione di Gorizia mette a confronto alcuni dei protagonisti dell’arte italiana – da Burri a Pistoletto – con le rivoluzioni che, negli stessi anni, stavano trasformando il design industriale e la moda italiana.

Il percorso racconta, infatti, anche la nascita del prêt-à-porter, l’affermazione di Milano come capitale della moda, il successo internazionale di stilisti come Giorgio Armani, Missoni e Fiorucci. Mentre il design attraversa una stagione irripetibile grazie ai progetti di Mario Bellini, Joe Colombo, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Richard Sapper, Gae Aulenti, Ettore Sottsass, Enzo Mari, Mario Ceroli, Gabriella Crespi. Fino allo Studio Alchimia, preludio al fenomeno Memphis.
Parallelamente, il progetto dialoga con FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ‘70, ospitato alla Galleria Regionale d’Arte Contemporanea Luigi Spazzapan di Gradisca d’Isonzo. Qui, attraverso mostre, incontri e ricerche d’archivio, viene ricostruito il ruolo svolto dal Friuli Venezia Giulia come crocevia delle avanguardie artistiche italiane. Valorizzando artisti, gallerie, archivi e reti culturali che hanno segnato quel decennio.
Il percorso espositivo spiegato dalla curatrice Carla Cerutti
Come racconta la curatrice Carla Cerutti, la sezione dedicata al design segue un percorso che mette in evidenza l’evoluzione del progetto italiano lungo il decennio. «Il percorso inizia e si conclude con due episodi ludici. Da una parte, la continuità della Pop Art, all’inizio del decennio, come propaggine della fine degli anni Sessanta. E, dall’altra, la nascita dello Studio Alchimia, nella seconda metà degli anni Settanta, che prepara la strada alla travolgente avventura del gruppo Memphis, protagonista dell’inizio degli anni Ottanta.
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Tra questi due poli si sviluppa tutto il percorso del design italiano, caratterizzato da una grande efficacia produttiva e da un connubio molto felice tra le grandi industrie e i grandi designer, protagonisti del percorso espositivo insieme ad alcuni outsider come Gabriella Crespi, Enzo Mari e Mario Ceroli».
I grandi classici del design, l’Oriente e Spazio 1999
Tra gli ambienti del percorso, spiccano «le sale dedicate all’Industrial Design, dove sono raccolti alcuni esempi iconici come la libreria Nuvola Rossa e la lampada Atollo di Vico Magistretti. Ma anche il divano Le Bambole di Mario Bellini, immortalato da Oliviero Toscani, oltre ad arredi e ceramiche progettati da Joe Colombo, uno dei designer più geniali della sua generazione. A lui è dedicata una piccola sala con due capolavori. Ovvero la Multichair e la Tube Chair, che esemplificano perfettamente la sua capacità di progettare arredi trasformabili, in grado di adattarsi alle diverse esigenze dell’abitare».
«Abbiamo inoltre una sala dedicata agli arredi utilizzati nella scenografia della celebre serie televisiva inglese Spazio 1999, trasmessa in Italia proprio negli anni Settanta. Gli scenografi scelsero quasi esclusivamente arredi italiani degli anni Sessanta e Settanta per gli interni della stazione spaziale. Abbiamo ricostruito quell’ambiente inserendo oggetti come la lampada Tizio, la lampada Sorella, il tavolino Demetrio, la sedia Selene e il tavolino Bobby di Colombo. Tutti presenti nella scenografia originale della serie».

«Il percorso affronta poi anche i temi del nomadismo e dell’esotismo, attraverso Ettore Sottsass e il suo profondo legame con l’India. È esposta, ad esempio, la seduta Tappeto volante, ispirata ad alcuni particolari sedili osservati in Rajasthan, insieme alla serie di ceramiche Indian Memory, prodotte da Alessio Sarri, che richiamano microarchitetture di templi indiani.
Accanto a queste troviamo un tavolo Kyoto dell’architetto milanese Gianfranco Frattini, nato dopo un viaggio in Giappone e ispirato allo studio dell’architettura e dell’artigianato giapponesi. E non poteva mancare il ritorno alla natura e ai materiali poveri, con i mobili in legno di Ceroli e Mari, caratterizzati da una grande essenzialità che rimanda addirittura agli schemi costruttivi medievali».
L’omaggio al cinema di Visconti
«Il percorso prosegue poi con un omaggio al cinema italiano degli anni Settanta, un periodo straordinariamente ricco di titoli. Non potendo raccontarli tutti, abbiamo scelto Gruppo di famiglia in un interno, l’ultimo film di Luchino Visconti, del 1974. Abbiamo deciso di soffermarci su questo film perché vi compare un appartamento completamente ristrutturato e arredato con mobili tipici degli anni Settanta. Nella mostra abbiamo cercato di ricostruire proprio quell’ambiente attraverso arredi in metallo e pezzi iconici del periodo.
L’aspetto forse più interessante di questo allestimento è però la presenza di una Palma di Mario Schifano, scelta che potrebbe essere collegata al fatto che, in quegli anni, l’artista viveva sullo stesso pianerottolo dell’anglista Mario Praz. È noto che Visconti si sia ispirato proprio a Mario Praz per costruire il personaggio del professore interpretato da Burt Lancaster. E la presenza della palma crea un suggestivo collegamento tra cinema, arte, design e moda. Nella stessa sala è esposto anche uno splendido abito di Tirelli, blu notte, indossato da Silvana Mangano nel film.

Infine, l’ultima sala dedicata al design celebra lo Studio Alchimia e la chiusura più ludica del decennio. Con la Poltrona di Proust e il divano Kandissi di Alessandro Mendini, la lampada Sinerpica di Michele De Lucchi e la cabina Elba di Aldo Rossi. Opere che anticipano quanto accadrà all’inizio degli anni Ottanta con Memphis e il Postmodernismo».
Le arti visive e il dialogo con la mostra a Gradisca
La mostra Italia Settanta racconta anche la ricerca nelle arti visive «mettendo in dialogo arte, moda e design, non con l’obiettivo di offrire un panorama completo dell’arte del periodo, ma cercando piuttosto relazioni e contrappunti tra questi diversi ambiti. Le arti visive dialogano, infatti, con il design e con la moda attraverso una serie di sale tematiche – spiega il curatore Lorenzo Michelli – nelle quali emergono opere caratterizzate da nuovi statuti dell’arte. Mi riferisco alla crisi dell’oggetto, al ritorno delle strutture primarie, all’arte concettuale, dove il progetto prevale sull’opera intesa in senso più tradizionale ed empatico».
«Sono presenti grandi autori come Gastini, Mattiacci, Pistoletto e uno splendido De Dominicis, sempre affascinante e intrigante all’interno di questo percorso. Il progetto Italia Settanta si collega poi a un’altra iniziativa, FVG Settan, ospitata tra Gorizia e Gradisca d’Isonzo, in relazione alla Galleria Regionale d’Arte Contemporanea Luigi Spazzapan, che il 15 gennaio 2027 celebrerà i cinquant’anni dalla sua fondazione.

Si tratta di una galleria dedicata all’arte contemporanea e capace, già negli anni Settanta, di seguire da vicino tutte le principali novità artistiche. Dall’arte d’azione alle performance nello spazio pubblico, dall’uscita dell’opera dalla tela fino al ritorno della pittura e alle esperienze di arte pubblica.
Entrambi i progetti condividono un obiettivo preciso. Abbattere una sorta di muro critico che ancora oggi tende a ridurre la portata innovativa di quanto avvenuto in quel decennio. Secondo noi, infatti, la bibliografia più recente non ha ancora evidenziato pienamente tutta la forza innovativa che gli anni Settanta hanno rappresentato per la nostra regione». Con oltre duecento opere, oggetti iconici e materiali d’archivio, Italia Settanta si propone nel compresso come un racconto corale di un decennio in cui la creatività è diventata il motore del cambiamento culturale del Paese.
Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design.
Palazzo Attems Petzenstein, Piazza Edmondo De Amicis, 2 – Gorizia
Fino al 29 novembre
Orari: lun. – dom. 9 – 19 e giovedì 9 – 22
FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70.
Galleria Regionale di Arte contemporanea Luigi Spazzapan, Via Marziano Ciotti, 51 – Gradisca d’Isonzo (GO)
Fino al 29 novembre
Orari: mer. – dom. 10 – 13 e 15 – 19
Foto allestimento da Ufficio Stampa
