Sei schermi, sei composizioni sonore e i gesti quotidiani degli abitanti di Gibellina: cinque voci raccontano la videoinstallazione di Jacopo Di Cera.
Una bambina attraversa in bicicletta il Grande Cretto. Poco più avanti qualcuno gioca a carte, una coppia stende i panni, alcuni bambini rincorrono un pallone. Sono gesti minimi, familiari, riportati da Jacopo Di Cera tra le vie di cemento con cui Alberto Burri ha ricoperto le rovine di Gibellina vecchia. Nasce da qui Between, la videoinstallazione presentata fino al 6 settembre 2026 al Museo delle Trame Mediterranee della Fondazione Orestiadi, all’interno di Gibellina PhotoRoad. Curato da Arianna Catania e prodotto in collaborazione con HF4 International Art Hub, il progetto riunisce sei video e altrettante composizioni sonore originali di MKDB.
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Cinque voci – quelle di Jacopo Di Cera, MKDB, Valeria Picchi, Francesca Corrao ed Enzo Fiammetta – ne ricostruiscono ora la nascita e il significato in un unico video-racconto.
Un ponte tra la vecchia e la nuova Gibellina
«Between è una sfida che, più di un anno fa, abbiamo deciso di affrontare insieme alla curatrice Arianna Catania. – racconta Jacopo Di Cera – Volevamo collegare la vecchia Gibellina alla nuova, creare un ponte di vita e un ponte temporale all’interno di una delle opere per me più importanti e sacre: il Grande Cretto di Alberto Burri».

Il Cretto nasce per conservare la forma di ciò che non esiste più. Sotto le colate di cemento si trovano infatti le macerie della città distrutta dal terremoto del Belice del 1968. Nelle fenditure rimane il tracciato delle antiche strade. Di Cera è tornato proprio in quelle vie coinvolgendo gli abitanti della Gibellina contemporanea. «Il monumento è legato alla vita e alla morte, a ciò che non c’è più. – precisa – L’obiettivo era riportare la vita dentro quelle strade insieme agli abitanti reali di Gibellina e raccontare che cosa significa rivivere quei momenti nel Grande Cretto». La quotidianità si inserisce così in uno spazio carico di memoria senza cancellarne il trauma. Non ricostruisce ciò che è stato perduto, ma rende nuovamente visibile la relazione tra le persone e il luogo.
Sei immagini fuori dal tempo
Between si sviluppa su sei monitor, ciascuno attraversato da una scena autonoma. Le immagini, riprese dall’alto secondo la prospettiva zenitale che caratterizza la ricerca di Di Cera, trasformano le persone e le loro ombre in presenze sospese tra passato e presente. «Sono video in loop che eliminano il fattore tempo. – spiega l’artista – Si ripetono all’infinito e non si ha mai la percezione dell’inizio e della fine, nonostante colleghino tempi e momenti diversi». Anche il suono segue la struttura dell’opera. Per ciascun video, MKDB ha composto una voce sonora indipendente ma capace di entrare in relazione con le altre.
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«Ho iniziato a pensare a come dare voce ai video di Jacopo. – racconta il compositore – Ogni schermo ha una propria voce autonoma, ma tutte sono legate da un rapporto armonico. Questo permette di attivare i video in maniera casuale conservando sempre una coerenza sonora». L’installazione non si ripete quindi mai nello stesso modo. Le immagini possono accendersi secondo combinazioni differenti e il paesaggio sonoro cambia insieme a loro: «Ogni volta che l’opera si attiva si dà vita a qualcosa che, di volta in volta, cambia».
Gibellina, dove la memoria continua a trasformarsi
Il progetto trova la propria sede nel Museo delle Trame Mediterranee, luogo in cui archeologia, arti applicate e ricerca contemporanea attraversano una storia lunga quattromila anni. «Come HF4 International Art Hub siamo particolarmente orgogliosi di aver preso parte a Between. – afferma Valeria Picchi – È un progetto perfettamente in linea con lo spazio che ci ospita, dove territorio, memoria e arte sono in dialogo costante. Qui raccontiamo una vita che torna a interpretare gli spazi della vecchia Gibellina, proprio nell’anno in cui la città è Capitale italiana dell’arte contemporanea».
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Per Francesca Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi, il valore dell’opera risiede proprio nella possibilità di riaprire la memoria al presente. «L’importanza dell’arte emerge quando restituisce una vita nuova e diversa. – dice – Il Cretto di Burri non è un mausoleo, ma un luogo che diventa universale e immortale nel trasformarsi incessante della vita e della morte. Racconta che una vita è sempre possibile». Il ritorno degli abitanti tra le strade della città scomparsa non assume così il carattere di una rievocazione. È piuttosto un nuovo atto di appartenenza: «È una vita che nasce dalla morte e rigenera lo spirito. Un rinascere lì dove si è, non altrove».
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Anche Enzo Fiammetta, direttore del Museo delle Trame Mediterranee, legge nell’opera una continuità tra memoria collettiva ed esperienza quotidiana. «Riportare alcuni abitanti di Gibellina e riproporre le azioni di ogni giorno dentro il Cretto è un’operazione delicata, romantica e poetica nel suo approccio alla città e alla sua storia», commenta. La tecnologia utilizzata da Di Cera appartiene al presente, ma ciò che mostra accompagna l’essere umano da sempre: il giorno e la notte, il cibo, le relazioni, il rapporto con l’ambiente. «La multimedialità è uno strumento. – conclude Fiammetta – Il tema rimane il nostro quotidiano, quello che Jacopo ha riportato nel Cretto».
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Between non prova dunque a colmare il vuoto lasciato dalla vecchia Gibellina. Lo attraversa. E tra le fenditure del monumento di Burri lascia apparire qualcosa che alla memoria continua a sfuggire: la vita mentre accade.
Servizio a cura di 3 points productions Srls
Foto: Ufficio Stampa
