A trent’anni dalla riapertura dopo l’attentato di via Palestro, il PAC dedica una mostra a Ignazio Gardella, ripercorrendo il progetto, la ricostruzione dell’edificio e il processo creativo di uno dei capolavori dell’architettura italiana.
Trent’anni dopo la riapertura seguita all’attentato di via Palestro, il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano torna a riflettere sulla propria storia attraverso l’architettura che ne ha definito l’identità. Fino al 13 settembre, infatti, la Project Room ospita Architettura alla prova. Il PAC di Ignazio Gardella, un’esposizione in collaborazione con il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano che ripercorre la ricostruzione di uno degli edifici museali più significativi del Novecento italiano.
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In dialogo con la mostra Performing PAC, il progetto non si limita a celebrare l’anniversario della ricostruzione del Padiglione, riaperto nel luglio 1996 dopo essere stato devastato dall’attentato del 1993, ma invita a osservare il PAC come un’opera in continua trasformazione. Attraverso schizzi originali, tavole progettuali, fotografie, filmati Rai, modelli e documenti d’arcivhio, il percorso accompagna il visitatore dentro il processo creativo di Ignazio Gardella. Mostrando come l’architettura sia il risultato di continue verifiche, ripensamenti e affinamenti.
Lo stesso allestimento è concepito come una vera e propria “sala prove”. In essa gli elementi che compongono il PAC – dagli spazi espositivi alla celebre facciata sul parco fino all’iconica scala – vengono smontati e ricomposti. Il tutto per raccontare quella che Gardella definiva la “ricerca critica dell’esito formale”, ovvero il lungo percorso che conduce alla soluzione progettuale definitiva.

Un’esposizione che ricorda, quindi, anche il valore civile assunto dalla ricostruzione del PAC, resa possibile grazie alla collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati come Esselunga, il cui contributo fu determinante.
Dentro il laboratorio progettuale di Ignazio Gardella
Come ci spiega la curatrice Claudia Cavallo, la mostra nasce proprio in occasione dell’anniversario della rinascita del Padiglione. «Festeggiamo i trent’anni dalla riapertura del PAC dopo l’attentato di via Palestro. Una riapertura straordinaria, avvenuta in soli tre anni: dal luglio 1993 al luglio 1996. La prima parte dell’esposizione si concentra sulla ricostruzione e sulla grande attenzione mediatica che, per tre anni, ha accompagnato questo processo. Dalla decisione immediata di ricostruire il PAC fino al dibattito pubblico e alla conferma di un’architettura percepita come insostituibile».
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Il percorso si sposta poi dall’evento storico al lavoro dell’architetto, mostrando il cuore del processo creativo che ha dato forma all’edificio. «La mostra entra quindi nella fucina dell’architetto, raccontando come Ignazio Gardella sia arrivato a costruire un’opera così persuasiva. Lo facciamo attraverso i disegni originali, organizzati in tre aree dello spazio espositivo, che permettono di ripercorrere il filo del pensiero dell’architetto e la sua continua azione autocritica. Questo processo lo ha portato a numerose prove progettuali prima di arrivare alla soluzione iconica che tutti conosciamo».
Tra gli aspetti messi in evidenza emerge il rapporto tra il museo e il suo contesto urbano e paesaggistico. «Pensiamo, ad esempio, allo spazio espositivo con i tre volumi di luce compenetrati che guardano sempre verso il parco. Questa scelta nasce dalla convinzione di Gardella secondo cui ci si annoia moltissimo all’interno di musei illuminati soltanto dalla luce zenitale.
Un altro elemento straordinario è la facciata sul parco – prosegue la curatrice – l’unico fronte completamente nuovo realizzato da Gardella rispetto al complesso della Villa Reale. È forse la parte che più di ogni altra è riuscita a costruire una convivenza e una relazione tra i molteplici e stratificati tempi del luogo».


L’evoluzione della facciata racconta bene il metodo progettuale dell’architetto, sempre orientato al dialogo con ciò che già esiste. «Si parte da una prima idea, alta e completamente vetrata, molto vicina agli standard dell’architettura contemporanea della metà del Novecento, per arrivare progressivamente a una soluzione sempre più legata al contesto specifico della Villa Reale e del suo parco.
E questa trasformazione è resa evidente anche attraverso un modello in scala 1:10, che permette di cogliere la straordinaria dimensione teatrale dell’edificio, uno degli aspetti che lo hanno reso celebre tra gli architetti».
La forma come risultato di una ricerca
Ma la mostra intende anche restituire la complessità del lavoro progettuale, andando oltre l’apparente semplicità delle forme. «Alcuni ridisegni consentono di osservare tutte le decisioni compositive che hanno contribuito a costruire il carattere di un’architettura apparentemente semplice, ma in realtà frutto di un lavoro progettuale complesso. È quello che Gardella definiva la “ricerca critica dell’esito formale”, espressione che spesso viene associata al semplice risultato estetico. Questa mostra vuole mostrare quanto lavoro e quanta riflessione ci siano dietro la ricerca della forma più giusta», specifica Claudia Cavallo.

Infine, l’ultima parte dell’esposizione approfondisce i dettagli costruttivi che hanno reso il PAC un punto di riferimento per generazioni di architetti. «L’ultima parte presenta grandi gigantografie su fondo nero che riproducono, in scala reale o in scala ridotta, alcuni dei più celebri elementi costruttivi progettati da Gardella per il PAC e ancora oggi oggetto di studio da parte degli architetti.
Questi elementi non devono essere considerati semplici dettagli tecnici, ma, come diceva lo stesso Gardella, sono vere e proprie parti narrative che concorrono alla costruzione dell’opera nel suo insieme. Del resto, Elementi costruttivi è stata anche la prima materia che Gardella insegnò allo IUAV di Venezia: conosceva profondamente il modo in cui ogni singolo elemento contribuisce alla dimensione narrativa dell’architettura».
Architettura alla prova. Il PAC di Ignazio Gardella
a cura di Claudia Cavallo
PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea /via Palestro 14 – Milano
Fino al 13 settembre 2026.
Orari d’apertura: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica ore 10 -19:30; giovedì ore 10 – 22:30. Lunedì chiuso.
Festività e aperture speciali: 27 luglio ore 10-22:30 e 15 agosto ore 10-19:30
Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati
