Alla Galleria Vik Milano una collettiva di fotografi italiani e internazionali esplora il paesaggio come costruzione mentale, tra memorie, sogni e visioni, dal 16 giugno al 10 settembre 2026.

Alla Galleria Vik Milano il paesaggio diventa un territorio sospeso tra realtà e immaginazione con Nowhere Land – The Imaginary Landscape of Photography, collettiva dedicata alla fotografia di paesaggio a cura di Alessandro Riva. In mostra, dal 16 giugno al 10 settembre 2026, una selezione di autori italiani e internazionali che trasformano mari, città, foreste e architetture in scenari mentali, memorie visive e visioni interiori.

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L’esposizione parte da un assunto chiaro: in fotografia il paesaggio non coincide mai del tutto con il luogo rappresentato. Nel momento in cui viene scelto, inquadrato e fissato in immagine, diventa memoria, racconto, simbolo, sogno. La mostra riunisce così sguardi diversi, dal reportage alla moda, dall’architettura all’arte contemporanea, tutti accomunati dall’idea che il paesaggio sia anche e soprattutto una costruzione dello sguardo.

Paesaggi urbani, viaggi e apparizioni

Tra i protagonisti di Nowhere Land spiccano le celebri vedute urbane di Gabriele Basilico, che ha fatto della città uno dei grandi temi della fotografia contemporanea. Dalle periferie industriali di Milano alle metropoli del Mediterraneo, le sue immagini restituiscono la trama architettonica come organismo mentale, dove strade ed edifici diventano parte di una riflessione sul rapporto tra uomo, spazio e memoria.

Veduta fotografica esposta in Nowhere Land alla Galleria Vik Milano

Accanto a lui, Lucio Gelsi porta in mostra una New York sospesa e cinematografica, filtrata da un’esperienza maturata nel mondo della moda: luci, prospettive e atmosfere che sembrano appartenere tanto al ricordo quanto alla realtà. Il viaggio e il nomadismo sono invece al centro della ricerca di George Tatge, che attraversa paesaggi naturali e urbani alla ricerca di segni e risonanze interiori, fino a far perdere importanza al luogo concreto a favore dell’emozione.

Il paesaggio assume i contorni dell’apparizione nei lavori di Luca Gilli, dalla serie Absolute Landscape, dove l’Islanda diventa una terra primordiale ai confini del mondo. Una tensione verso l’essenziale che ritorna nelle fotografie di Federica Palmarin dedicate a Mauritius: cieli, mare, luce e orizzonte si riducono a pochi rapporti fondamentali, sfiorando l’astrazione pittorica. Sul confine tra realtà e visione si muove anche Teresa Emanuele, che attraverso riflessi, ombre e trasparenze trasforma la quotidianità in una dimensione evanescente e instabile.

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Geografie impossibili e paesaggi intimi

In altri casi il paesaggio è letteralmente costruito. I collage fotografici di Anna Muzi assemblano frammenti di luoghi e tempi diversi per dare vita a geografie impossibili, dove montagne, foreste, rocce e figure umane si ricompongono in scenari che non appartengono a nessun luogo reale, ma sembrano emergere dal funzionamento della memoria. Una logica differente guida le immagini di Santi Caleca, realizzate a partire dai modellini architettonici di Ettore Sottsass e Johanna Grawunder: grazie al controllo di luce, inquadratura e prospettiva, questi modelli diventano paesaggi credibili, quasi cinematografici, in cui il confine tra architettura, design e territorio si dissolve.

Collage e paesaggi fotografici immaginari esposti in Nowhere Land a Milano

Una dimensione più intima emerge nelle opere della giovanissima Olga Mai, che presenta piccoli paesaggi racchiusi in cornici d’antiquariato: immagini raccolte, caratterizzate da luci soffuse e atmosfere sospese, che invitano lo spettatore ad avvicinarsi e a rallentare lo sguardo. Anche il lavoro di Antonio De Luca procede per sottrazione: rocce, superfici d’acqua, alberi e linee del paesaggio vengono sintetizzati fino a trasformarsi in immagini essenziali, dove il luogo concreto lascia spazio a una dimensione mentale e universale.

Dettaglio di paesaggio naturale nella mostra Nowhere Land alla Galleria Vik Milano

La presenza umana diventa infine protagonista nelle fotografie di Uliano Lucas, maestro del reportage italiano, che racconta un paesaggio fatto di persone, abitudini, tavole, relazioni e gesti quotidiani. Nelle immagini dedicate all’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, il territorio emerge attraverso la vita di famiglie, lavoratori e viaggiatori, restituendo un ritratto collettivo di un Paese in trasformazione.

Il paesaggio appartiene a chi lo interpreta

Con sguardi e linguaggi diversi, le opere riunite in Nowhere Land suggeriscono che il paesaggio fotografico non appartiene mai del tutto ai luoghi da cui nasce, ma allo sguardo che lo interpreta, alla memoria che lo trattiene, all’immaginazione che lo trasforma. Un invito a considerare ogni immagine come un territorio incerto tra realtà e visione, dove la fotografia continua a reinventare il mondo.

Informazioni di visita: la mostra Nowhere Land – The Imaginary Landscape of Photography è allestita presso la Galleria Vik Milano, in Via Silvio Pellico 8 a Milano, ed è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 21.00 dal 16 giugno – 10 settembre 2026.

Foto: Ufficio Stampa

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