Dalle grandi istituzioni ai project space, passando per arte contemporanea, fotografia, design e ricerca artistica: una selezione aggiornata delle mostre da vedere a Torino nel mese di giugno 2026.

Giugno 2026 è un buon momento per visitare Torino anche dal punto di vista culturale. Tra musei storici, spazi espositivi contemporanei e mostre temporanee, la città propone un calendario articolato che spazia dall’arte moderna alla fotografia, passando per progetti legati alla storia e all’attualità. In questa guida trovi una selezione delle mostre da vedere a Torino a giugno 2026, con informazioni utili su sedi, date e contenuti.

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GAM – Galleria Arte Moderna

Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM
fino al 1° novembre 2026 – GAM Torino

La GAM di Torino presenta una straordinaria esposizione curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato che riunisce oltre 600 opere su carta. Il percorso offre uno sguardo inedito sul XX secolo, mostrando come la carta sia stata il luogo d’elezione per la sperimentazione immediata degli artisti. Tra le ventuno sezioni della mostra spiccano importanti nuclei monografici dedicati a maestri come Lucio Fontana, Giorgio Morandi e Filippo de Pisis. L’itinerario attraversa le grandi stagioni d’avanguardia mettendo in dialogo il postimpressionismo europeo con il futurismo di Balla e Boccioni. Spazio anche al secondo dopoguerra, all’informale e alla Pop Art internazionale, rappresentata da un importante trittico restaurato di Robert Rauschenberg. La ricca selezione, che spazia dal disegno all’incisione, si chiude infine con le installazioni e le sperimentazioni contemporanee.

Mario Sturani, Autoritratto con la piuma di ghiandaia, 1928 (particolare)

Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo
fino al 1° novembre 2026

In occasione del centenario della nascita di Vincenzo Agnetti, uno dei più importanti esponenti dell’arte concettuale italiana, la GAM di Torino presenta un’esposizione curata da Chiara Bertola con Virginia Lupo.

Il progetto, realizzato insieme all’Archivio Vincenzo Agnetti, si focalizza sulle sperimentazioni che l’artista ha condotto sul mezzo fotografico tra gli anni Settanta e Ottanta. Il fulcro della mostra è rappresentato dalle celebri Photo-graffie, opere generate annerendo intenzionalmente le pellicole per poi graffiarle e dipingerle, sovvertendo il tradizionale meccanismo di cattura dell’immagine fotografica. Questo corpus di lavori, a cui si aggiungono le Vetrate, evidenzia un affascinante ritorno al disegno e al gesto pittorico all’interno di una ricerca profondamente poetica e concettuale.

Vincenzo Agnetti, Photo-graffia, 1980

GAM, Castello di Rivoli, Fondazione Merz

Marisa Merz – La danza delle ore
fino al 4 ottobre 2027

A cento anni dalla nascita di Marisa Merz, Torino rende omaggio a una delle figure più originali e influenti dell’arte contemporanea italiana. E lo fa con un progetto espositivo che vede coinvolte tre realtà culturali fra le più prestigiose. Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, infatti, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino uniscono le forze per dare vita a Marisa Merz – La danza delle ore, una grande mostra diffusa che ripercorre il lavoro e l’eredità dell’artista attraverso tre capitoli complementari.

Alla curatela Chiara Bertola, Sébastien Delot, Francesco Manacorda, Beatrice Merz, Chiara Parisi e Marianna Vecellio. Insieme, riuniscono un corpus eccezionale di opere provenienti da collezioni italiane e internazionali, accanto a materiali inediti che emergono da un lungo lavoro di ricerca e archiviazione.

L’obiettivo non è soltanto celebrare una protagonista dell’arte del Novecento, ma raccontare la complessità di una ricerca che ha attraversato decenni di sperimentazione. Dai materiali poveri alle installazioni, dal rapporto tra spazio domestico e creazione artistica. Fino alla dimensione del tempo come processo continuo di trasformazione: la mostra restituisce il ritratto di un’artista che ha costruito un linguaggio personale e in costante evoluzione.

Marisa Merz mentre installa / installing Arpa (Harp, 1967-1968), Torino, 1973
Courtesy Eredi / Heirs Paolo Pellion di Persano, Torino
Foto / Photo: Paolo Pellion

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Museo Nazionale dell’Automobile

VESPA. ICONA ITALIANA
fino al 30 agosto – Museo Nazionale dell’Automobile – Torino

Dal 11 giugno al 30 agosto 2026 il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino dedica la mostra VESPA. ICONA ITALIANA a uno dei simboli più riconoscibili della cultura italiana nel mondo. Un percorso espositivo che ripercorre ottant’anni di storia della Vespa, dal deposito del brevetto alla sua trasformazione in oggetto di culto, tra design, memoria collettiva e immaginario popolare.

Il progetto, ideato dal Museo, è curato da Roberto Donati, Direttore Storico Culturale del Vespa Club d’Italia, e da Rino Drogo, coordinatore della Collezione Marco Fumagalli. Al centro del racconto c’è proprio l’archivio personale del collezionista Marco Fumagalli, che nel tempo ha raccolto veicoli, modellini, gadget, riviste, manifesti, pubblicità e locandine cinematografiche, costruendo un vero atlante visivo dedicato alla Vespa.

Vespe storiche esposte nella mostra Vespa. Icona italiana al Museo Nazionale dell'Automobile di Torino
Vespe storiche esposte nella mostra Vespa. Icona italiana al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino

Reggia di Venaria

Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro
fino al 6 settembre

Alla Reggia di Venaria, alle porte di Torino, la mostra Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro porta in primo piano il potere evocativo degli abiti di scena. Dal 17 aprile al 6 settembre 2026, nelle Sale delle Arti, il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude riunisce 31 abiti che hanno definito nel tempo l’immagine della regina tra grande schermo e palcoscenico.

Curata dal costumista Massimo Cantini Parrini, con la storica dell’arte Clara Goria, l’esposizione indaga la regalità come invenzione scenica: il costume non più semplice ornamento, ma dispositivo capace di costruire percezioni di potere, identità e visione. Un percorso che si inserisce nel filone della Reggia dedicato a moda e costume, attivo dal 2011.

Tutte le info sul sito.

Allestimento della mostra Regine in scena alla Reggia di Venaria con abiti di regine del cinema e del teatro

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Palazzo Madama

MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria
Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica – fino al 7 settembre

Per info consultare il sito.

A partire dal 26 febbraio apre a Palazzo Madama la mostra MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria, curata da Giovanni Carlo Federico Villa e Cristina Maritano. Il progetto espositivo indaga oltre un secolo di statuaria pubblica nella città di Torino, offrendo una lettura critico-storica delle scelte urbanistiche e commemorative che hanno modellato il volto simbolico della città. Attraverso immagini notturne, modelli in gesso, bronzetti, disegni e fotografie, la mostra propone un viaggio tra oltre cinquanta gruppi scultorei, dai monumenti sabaudi del XIX secolo alle celebrazioni della modernità nel primo Novecento.

Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento
Guardaroba e del Piccolo Gabinetto Cinese di Palazzo Madama – fino al 6 gennaio 2027

Attraverso disegni, tavole botaniche e incisioni, il percorso invita a una passeggiata ideale tra i giardini del Settecento, mettendo a fuoco tanto la loro storia quanto le abitudini di chi li viveva per svago o per mestiere. Un viaggio che intreccia arte, architettura del paesaggio, teatro e scienza botanica, restituendo la complessità di un secolo in cui il giardino diventa vero laboratorio di idee. La mostra si apre con il giardino “all’italiana”, nato nell’Italia centrale del Rinascimento e riconoscibile per rigore geometrico, terrazzamenti, fontane e sculture. Il modello del giardino di Boboli a Firenze, assunto in tutta Europa come immagine del potere, rivive nelle incisioni di Antonio de Pienne per il volume Regie villae poetice descripte, stampato a Torino nel 1771, dedicate ai parterre de broderie delle residenze reali sabaude.

Veduta dell'allestimento della mostra Giardini nelle sale di Palazzo Madama a Torino
Veduta dell’allestimento della mostra Giardini nelle sale di Palazzo Madama a Torino

Un’intera sezione è dedicata poi al giardino nel teatro del Settecento. Nei disegni scenografici di Filippo Juvarra e dei fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari per i teatri di corte torinesi, lo spazio verde diventa artificio umano che si impone sulla natura, luogo di intrattenimenti sociali non ufficiali, mentre selve e boschetti assumono valenze simboliche e letterarie, tra smarrimento e confidenze segrete.

Nel finale il percorso si apre al giardino all’inglese e ai giardini all’orientale, seguendo i progetti di Francesco Bettini, architetto e studioso di botanica, attivo tra Roma, Parigi e Londra. Il giardino inglese nasce dalle suggestioni letterarie sul sublime e sul bello elaborate in Inghilterra dalla metà del Settecento: abbandona la geometria a favore di un aspetto più romantico, lasciando che il sentimento guidi lo sguardo verso l’immenso e la forza della natura.

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