Disegnare la natura, trasformarla in scena di rappresentanza e in luogo di piacere quotidiano: è il cuore di Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento, la nuova mostra curata da Clelia Arnaldi di Balme negli spazi del Guardaroba e del Piccolo Gabinetto Cinese di Palazzo Madama, in Torino. L’esposizione apre al pubblico 15 luglio 2026 e resterà visitabile fino al 6 gennaio 2027.
Attraverso disegni, tavole botaniche e incisioni, il percorso invita a una passeggiata ideale tra i giardini del Settecento, mettendo a fuoco tanto la loro storia quanto le abitudini di chi li viveva per svago o per mestiere. Un viaggio che intreccia arte, architettura del paesaggio, teatro e scienza botanica, restituendo la complessità di un secolo in cui il giardino diventa vero laboratorio di idee.
Dal giardino all’italiana al teatro di corte
La mostra si apre con il giardino all’italiana, nato nell’Italia centrale del Rinascimento e riconoscibile per rigore geometrico, terrazzamenti, fontane e sculture. Il modello del giardino di Boboli a Firenze, assunto in tutta Europa come immagine del potere, rivive nelle incisioni di Antonio de Pienne per il volume Regie villae poetice descripte, stampato a Torino nel 1771, dedicate ai parterre de broderie delle residenze reali sabaude.
Un’intera sezione è dedicata poi al giardino nel teatro del Settecento. Nei disegni scenografici di Filippo Juvarra e dei fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari per i teatri di corte torinesi, lo spazio verde diventa artificio umano che si impone sulla natura, luogo di intrattenimenti sociali non ufficiali, mentre selve e boschetti assumono valenze simboliche e letterarie, tra smarrimento e confidenze segrete.
Il lavoro di Juvarra torna anche nel progetto per il giardino della villa di Luigi Mansi a Segromigno, nella Lucchesia, concepito tra 1706 e 1725: parterre à broderie, fontane alla francese e un articolato sistema di terrazzamenti e giochi d’acqua, raccontati sia dai disegni sia dalla veduta prospettica incisa nel 1790 su disegno di Giovanni Francesco Giusti.
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Giardini all’inglese, all’orientale e passioni botaniche
Nel finale il percorso si apre al giardino all’inglese e ai giardini all’orientale, seguendo i progetti di Francesco Bettini, architetto e studioso di botanica, attivo tra Roma, Parigi e Londra. Il giardino inglese nasce dalle suggestioni letterarie sul sublime e sul bello elaborate in Inghilterra dalla metà del Settecento: abbandona la geometria a favore di un aspetto più romantico, lasciando che il sentimento guidi lo sguardo verso l’immenso e la forza della natura.
Nello stesso periodo, la letteratura di viaggio e le relazioni dei missionari diffondono in Europa la conoscenza dei giardini cinesi, fino ad allora intravisti solo su porcellane, tessuti e lacche. I parchi costruiti dagli imperatori della dinastia Quing nelle residenze di Pechino e del nord della Cina plasmano il terreno e ricreano gli elementi naturali in modo artificiale: rocce, acqua, alberi, pagode e piccoli edifici all’orientale compaiono anche nei giardini europei, disposti con apparente casualità su colline costruite dall’uomo.
Un’ultima vetrina è dedicata ai due volumi di acquerelli botanici realizzati dal conte Lorenzo Freylino, che nel suo palazzo di Buttigliera d’Asti allestisce un giardino botanico con piante rare ed esotiche. Le 123 tavole, datate tra 1773 e 1813, testimoniano una fitta rete di scambi di piante e semi con i maggiori botanici europei. Il progetto grafico della mostra è firmato da Simona Alborno con la collaborazione di Giuseppe Salerno, mentre l’ingresso è incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.
La Sala Tessuti e il bianco al femminile
In occasione dell’apertura di Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento viene riallestita la Sala Tessuti, dove torna l’esposizione Bianco al femminile, a cura di Paola Ruffino. Circa cinquanta manufatti tessili delle collezioni di Palazzo Madama raccontano la relazione simbolica e materiale tra il bianco, colore naturale di seta e lino, e l’universo femminile.
Dal ricamo in lino medievale ai merletti ad ago o a fuselli, dal ricamo in bianco su bianco fino agli abiti da sposa, il percorso intreccia secoli di saperi artigianali in mussole di cotone, garze di seta e rasi leggeri. Il nuovo allestimento è visibile dal 15 luglio con il biglietto delle collezioni permanenti. Gli orari di apertura sono lunedì e da mercoledì a domenica: 10–18, martedì chiuso; la biglietteria chiude un’ora prima.
Foto: Ufficio Stampa