La mostra immersiva ‘Cleopatra: The Truth’ in arrivo a Milano promette un percorso che unisce ricerca archeologica, tecnologia e narrazione. Il direttore creativo Anderson Tegon racconta come nasce un progetto che punta a restituire il vero volto della regina d’Egitto.

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Non una semplice mostra immersiva, ma un percorso offre al visitatore un’esperienza diretta nel campo dell’archeologia, della ricerca scientifica e della tecnologia applicata per restituire un ritratto inedito di Cleopatra VII, lontano dagli stereotipi tramandati nei secoli. È questa l’ambizione di Cleopatra: The Truth, progetto di NPG Entertainment, da novembre 2026 presso CityOval Milano.

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L’esposizione prende forma dalle ricerche condotte per oltre vent’anni dagli egittologi Zahi Hawass e Kathleen Martinez nel sito archeologico di Taposiris Magna. E mette al centro il desiderio di raccontare la sovrana come stratega politica, donna di cultura e protagonista della storia del Mediterraneo.

Il percorso sarà, dunque, un viaggio che trasforma le più recenti scoperte archeologiche in un racconto accessibile e coinvolgente che supera il modello tradizionale di mostra. A spiegarlo è Anderson Tegon, fondatore di Pepper’s Ghost e direttore creativo di NPG Entertainment, che immagina un nuovo modo di raccontare il patrimonio culturale.

«Per noi l’immersività non significa osservare immagini proiettate su una parete. Significa attraversare luoghi, seguire indizi, fare scoperte e vivere emozioni da condividere, sentendosi parte della storia. Con Cleopatra: The Truth abbiamo voluto creare un viaggio da vivere e condividere, non una mostra da guardare. Un’esperienza pensata per bambini, adulti e per quel bambino che continua a vivere in ognuno di noi, dove ogni spazio ci parla e ogni visitatore diventa protagonista del proprio incontro con una delle donne più straordinarie della storia».

L’esposizione rappresenta anche il primo grande progetto di NPG Entertainment, realtà nata dall’incontro tra Next Group e Pepper’s Ghost con l’obiettivo di sviluppare nuove forme di intrattenimento culturale capaci di coniugare rigore scientifico, produzione internazionale e innovazione tecnologica.

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Come sottolinea il presidente di Next Group e amministratore delegato di NPG Entertainment, Marco Jannarelli, il progetto vuole dimostrare che è possibile raccontare la storia con linguaggi contemporanei senza rinunciare all’autorevolezza della ricerca. «Con Cleopatra: The Truth vogliamo dimostrare che oggi la cultura può essere raccontata attraverso linguaggi innovativi senza rinunciare al rigore scientifico. Questo progetto rappresenta una nuova visione dell’intrattenimento culturale, capace di unire ricerca, tecnologia creativa e produzione, per rendere il patrimonio storico accessibile e coinvolgente per un pubblico sempre più ampio»

L’incontro con Zahi Hawass e la nascita del progetto

Alla base di Cleopatra: The Truth c’è un episodio che Tegon ricorda come il momento decisivo da cui tutto ha avuto origine. «È nato tutto dall’incontro con Zahi Hawass. Arrivo nel suo ufficio, che è simile a un museo pieno di premi, reperti e libri… Ricordo perfettamente che lui ha questa finestra che affaccia su Il Cairo. Entro, mi siedo e lui non mi guarda minimamente. Aspetto, e senza alzare lo sguardo mi dice: “Ma tu cosa pensi?”. Io ho pensato: “Sono fregato”.

Quindi, mi chiede se Cleopatra fosse bionda o mora. Io, a quel punto, penso di dare la risposta meno scontata, quindi dico “bionda”. Po, “mora”. E lui: “No”. “Com’era, allora?”. “Rossa. Era greco-macedone, quindi aveva i capelli rossi, ma li tingeva per assomigliare di più agli egiziani”. Per poi aggiungere: “Vedi? Nessuno sa la verità”».

È la chiave di tutto. «Lì ho capito due cose – prosegue il direttore creativo – Intanto, avevamo già un titolo, La verità , e poi che esisteva un’altra parte della storia che nessuno aveva mai raccontato o scoperto, perché le storie, si dice, sono sempre il racconto dei vincitori. E così è stato.

Si parla spesso delle mostre dedicate a Cleopatra e della sua immagine contaminata da Hollywood. In realtà stiamo parlando di una donna che oggi sarebbe un vero role model. Ha inventato e creato tantissime cose, parlava tutte le lingue conosciute all’epoca. La stessa figura estetica dei faraoni deriva da lei così come il concetto di bellezza femminile, del truccarsi e della libertà di truccarsi, arriva da lei».

Ci sono una miriade di storie che dimostrano la sua personalità e la sua straordinaria capacità intellettuale. Noi parliamo sempre della sua bellezza, ma non della bellezza come la intendiamo oggi: parliamo di una figura che ha unito imperi e separato generali e uomini di potere».

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L’ambizione si deve però confrontare anche qualche dubbio. «Il mio grande timore era che su Cleopatra fosse già stato detto tutto. In realtà non è stato detto quasi niente. Noi siamo figli di una propaganda costruita su di lei e, più in generale, sul ruolo della donna al potere – osserva Anderson Tegon – una propaganda che ci ha sempre impedito di vedere le donne al potere come donne intelligenti, come figure di grande spessore. E lei lo era, a tutti gli effetti».

La sfida diventa, quindi, rendere originale una mostra sula regina d’Egitto. «Abbiamo deciso di creare non una mostra immersiva come normalmente la si immagina, fatta semplicemente di proiezioni sui muri. – racconta ancora – Ci saranno anche quelle, ma il concetto è un altro: guidare il visitatore lungo un percorso e riportarlo al centro della propria esperienza.

Cleopatra forse si vedrà, forse no: questo lo scopriremo solo alla fine. Il punto è trasformare la verità in qualcosa di personale, qualcosa da vivere e non soltanto da guardare. Questa, per me, è la vera immersività per cui vogliamo far sentire il visitatore al centro della propria esperienza di conoscenza artistica e culturale».

Foto da Ufficio Stampa

E a fare da guide nel viaggio saranno proprio gli egittologi, una «figura che, nelle mostre, spesso viene appena menzionata. L’idea è che l’egittologo diventi la vera chiave di accesso a questa conoscenza, perché senza il loro lavoro noi oggi non parleremmo di nulla. Nella mostra ci sarà, quindi, anche una presenza esperienziale dei luoghi in cui lavorano, scavano e fanno le loro scoperte, trasformandoli da semplici curatori a veri mediatori di un nuovo livello di conoscenza e divulgazione.

Alla fine si arriverà alla Limitless Room, una stanza che è la prima del suo genere nel mondo delle Black Box immersive. È uno spazio molto grande, senza limiti: non c’è soltanto la proiezione frontale, ma anche sul soffitto e sul pavimento, per creare una sorta di never-ending screen. È un concetto a cui tengo molto perché, proprio come la storia di Cleopatra, anche questa esperienza non ha una fine. Non esiste una verità definitiva su di lei e tutta la mostra si costruisce attorno a questa idea».

L’obiettivo ultimo? «Che le persone escano con delle domande, più che con delle risposte, e che siano loro, insieme ai propri figli o semplicemente con se stesse, a costruire una risposta. Non soltanto sulla vita di Cleopatra, ma anche sul valore che questa donna continua ad avere da più di duemila anni».

Cleopatra: The Truth
A cura di Zahi Hawass e Kathleen Martinez
CityOval Milano
Dal 12 novembre 2026 – 28 gennaio 2027

Immagini da Ufficio Stampa

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