Dalla Repubblica all’euro, oltre ventitré secoli di storia attraversano tre grandi musei: Roma si racconta attraverso le immagini impresse sulle sue monete.
In oltre ventitré secoli di storia, Roma ha vissuto mille vite: è stata monarchia, repubblica e impero, si è reinventata come centro della cristianità e capitale dello Stato della Chiesa, fino a diventare il fulcro del Regno d’Italia e, oggi, di una Repubblica inserita nel progetto europeo. Nonostante guerre, crisi e radicali trasformazioni, la città non ha mai perso il filo conduttore della sua identità, rigenerandosi continuamente senza mai rinnegare il proprio passato.
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Esiste un oggetto minuscolo, nato per passare di mano in mano, che possiede il potere di sopravvivere alle epoche e raccontarci questa storia: la moneta. Dalle prime emissioni repubblicane fino all’euro, i simboli, le immagini e le iscrizioni impresse sul metallo custodiscono le tracce delle molte vite della città. Osservate in successione, le monete compongono una cronologia materiale di Roma: registrano l’ascesa della Repubblica, la nascita dell’Impero, l’affermazione del cristianesimo, la centralità del papato, la costruzione dell’identità nazionale e l’ingresso nell’Europa contemporanea.
Una chiave di orientamento
È questa la prospettiva da cui nasce Roma in moneta. Arte e potere nella storia della città eterna, la grande mostra diffusa promossa dal Ministero della Cultura e visitabile dal 2 luglio al 27 settembre 2026. Per la prima volta, il Museo Nazionale Romano, il Parco archeologico del Colosseo e il VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia costruiscono insieme un unico percorso espositivo: oltre 160 opere distribuite in tre sedi e venticinque capitoli, ciascuno dei quali prende avvio da una moneta per ricostruire il tempo e il mondo che l’hanno prodotta.

«Roma in moneta fornisce una chiave di orientamento. – spiega Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale – Le monete e gli eventi che le monete evocano stabiliscono un percorso grazie al quale il pubblico può seguire oltre duemila anni della storia di Roma fino ai nostri giorni e il volto di una città in continua trasformazione, eppure capace di mantenere un dialogo costante con il proprio passato. Questa è proprio una caratteristica della città di Roma».
La moneta come macchina del tempo
Ogni oggetto prodotto dall’uomo può raccontare la società che lo ha creato, ma pochi manufatti concentrano una quantità di significati paragonabile a quella custodita da una moneta. Nata per attribuire un valore ai beni e regolare gli scambi, porta inevitabilmente l’impronta dell’autorità che l’ha emessa. Nei volti, nelle divinità, negli edifici, nelle iscrizioni e nei simboli incisi sul metallo diventano visibili rapporti di potere, gerarchie sociali, credenze religiose e aspirazioni collettive.

La forza della moneta dipende anche dalla sua capacità di muoversi. A differenza di un monumento, legato al luogo in cui viene costruito, la moneta è concepita per circolare. Attraversa territori, supera confini politici e culturali, raggiunge persone appartenenti a classi e comunità differenti. Le immagini impresse sulle sue superfici non si limitano quindi a registrare la realtà: contribuiscono a costruirla, legittimando il potere e diffondendo un’immagine riconoscibile dell’autorità.

«La moneta è la rappresentazione del potere stesso. – osserva Simone Quilici, Direttore del Parco archeologico del Colosseo – Ha un ruolo quasi magico, sacro. Ancora oggi, nonostante la dematerializzazione della moneta, questo ruolo di rappresentazione del potere e di qualcosa che trascende il potere stesso costituisce la sua forza». Interrogare una moneta significa allora interrogare un’intera epoca. Ed è proprio questo il principio su cui è costruita la mostra: procedere dal particolare al generale, dal minuscolo oggetto di metallo alla società che lo ha prodotto, mettendolo in relazione con dipinti, sculture, reperti archeologici, codici miniati, oreficerie, installazioni contemporanee e testimonianze della cultura materiale.
Dalla Repubblica all’Impero: quando Roma costruisce la propria immagine
Il viaggio comincia alle Terme di Diocleziano, dove il Museo Nazionale Romano racconta l’età antica attraverso oltre un millennio di storia, dalle prime forme della monetazione romana fino alla guerra greco-gotica. «Il Museo Nazionale Romano ospita il capitolo dedicato all’antichità. – racconta la Direttrice Federica Rinaldi – Raccontiamo la storia della monetazione dalla sua prima origine, attorno al IV secolo a.C., fino al VI secolo d.C.: ben più di mille anni di storia, all’interno dei quali abbiamo individuato otto sezioni, una sorta di linea del tempo che, dalle prime fasi fino alla guerra greco-gotica, racconta la storia della città».

È il periodo in cui Roma passa dall’essere una potenza dell’Italia centrale al centro politico di un territorio vastissimo. Parallelamente cambia anche il linguaggio delle sue monete. Durante la Repubblica, immagini e simboli contribuiscono a costruire una memoria condivisa e a celebrare le grandi famiglie aristocratiche. Con la crisi delle istituzioni repubblicane e l’affermazione del potere personale, il volto dei protagonisti della storia entra progressivamente nello spazio monetario.
Giulio Cesare e Costantino
Tra gli episodi raccontati compare l’elezione di Giulio Cesare a dittatore, momento decisivo non soltanto per la storia politica di Roma, ma anche per l’evoluzione della rappresentazione del potere. Il Ritratto di Giulio Cesare proveniente dai Musei Vaticani dialoga con le monete del periodo, mostrando come la fisionomia individuale diventi parte di un nuovo linguaggio politico. Con l’Impero, il ritratto dell’imperatore si trasforma in un’immagine potenzialmente ubiqua. La moneta rende riconoscibile il sovrano anche nelle province più lontane e costruisce una relazione simbolica tra il centro del potere e i territori governati. Non racconta soltanto chi comanda, ma anche vittorie militari, opere pubbliche, divinità, successioni dinastiche e valori sui quali l’Impero intende fondare la propria legittimità.

Il percorso arriva alle profonde trasformazioni della tarda antichità. Il Ritratto di Costantino, concesso dalla Sovrintendenza Capitolina, introduce il visitatore nell’epoca in cui Roma modifica nuovamente il proprio volto: il cristianesimo entra progressivamente nella rappresentazione del potere e l’antica capitale imperiale comincia a costruire una nuova identità religiosa e simbolica.
Il Medioevo e la sopravvivenza dell’idea di Roma
Il racconto prosegue nel Tempio di Romolo, nel Foro Romano. La caduta dell’Impero romano d’Occidente non cancella l’autorità simbolica della città né interrompe la lunga vita dei suoi modelli monetari. Cambiano i poteri, i confini e le istituzioni, ma Roma continua a essere un riferimento politico, religioso e culturale. Anche le parole conservano la memoria dell’Impero. Denominazioni come solidus, denarius e aes sopravvivono e si trasformano nel corso dei secoli, mentre nuove autorità utilizzano la moneta per affermare la propria legittimità. Non è casuale che la stessa parola moneta conservi un legame profondo con Roma: la zecca antica sorgeva sul Campidoglio, nei pressi del tempio di Giunone Moneta.

La sezione medievale attraversa il progressivo consolidamento del potere pontificio e il rapporto, spesso complesso, tra l’eredità dell’antica Roma e la costruzione della Roma cristiana. Tra le opere esposte figurano gli affreschi provenienti da Santa Maria in via Lata con I sette dormienti e la Madonna di Pietro di Belizo e Belluomo, testimonianze di una città in cui la cultura religiosa ridefinisce immagini e linguaggi senza cancellare completamente le tracce del passato. A dominare visivamente questa parte del percorso è il monumentale Bonifacio VIII di Manno di Bandino da Siena, proveniente dal Museo Civico Medievale di Bologna. Una delle sculture più imponenti del Medioevo italiano, capace di restituire la forza pubblica e politica assunta dall’immagine del pontefice.

Tra i momenti storici evocati compare anche il ritorno di Martino V dopo la cattività avignonese: un passaggio decisivo per una Roma che deve ricostruire il proprio ruolo e riaffermarsi come centro della cristianità.
Dalla città dei papi a Roma capitale
La terza parte della mostra, ospitata al Vittoriano, accompagna il visitatore dal Rinascimento fino al presente. La moneta continua a registrare i mutamenti della città: la Roma dei papi, la grande stagione barocca, la fine del potere temporale, la nascita di Roma capitale, il Regno d’Italia, la Repubblica e infine l’Europa. Il Messale della Rovere, decorato da Jacopo Rivaldi e conservato all’Archivio di Stato di Torino, racconta la raffinatezza della cultura artistica quattrocentesca e il rapporto tra immagini, autorità religiosa e rappresentazione. Il Ritratto di papa Alessandro VII Chigi di Gian Lorenzo Bernini restituisce invece il volto della Roma barocca, nella quale il potere pontificio ridisegna lo spazio urbano e trasforma la città in una grande rappresentazione della propria autorità.

La breccia di Porta Pia segna un’altra cesura fondamentale. Roma diventa capitale del Regno d’Italia e la costruzione della nuova identità nazionale passa ancora una volta attraverso immagini, monumenti e monete.
La memoria è un organismo vivo
Non poteva esserci luogo più simbolico del Vittoriano per raccontare questa trasformazione. «Il Vittoriano è per antonomasia il monumento della memoria nazionale. – osserva la Direttrice del VIVE Edith Gabrielli – Alla morte del padre della patria, Vittorio Emanuele II, il governo italiano decise di erigere un monumento in sua memoria, identificando il re con l’Italia. D’altro canto, la memoria è un organismo vivo: rispettando i dati di realtà, ogni generazione ha il diritto e il dovere di rileggerli con il proprio linguaggio, attraverso una chiave che risulta necessariamente moderna e, si spera, originale».

La storia arriva così alla lira, alla Repubblica italiana e all’introduzione dell’euro. Ma il percorso non termina con una celebrazione del passato. A chiuderlo è Untitled di Maurizio Cattelan, opera che accompagna il racconto fino al presente europeo. La sua presenza, insieme a quella di altri artisti contemporanei, non rappresenta una cesura rispetto alle epoche precedenti, ma ribadisce la continuità di una storia ancora in corso e la capacità di Roma di rileggere il proprio passato attraverso i linguaggi del presente.
Roma non è una città da mettere in frigorifero
L’arrivo all’arte contemporanea non rappresenta dunque un’appendice, ma una dichiarazione sul modo in cui Roma può rapportarsi alla propria storia. «Una città incapace di immaginare il futuro non è degna custode del proprio passato», afferma Gabrielli. «Lo scarto visivo e concettuale dell’ultima sezione serve esattamente a questo. A volte sento parlare di Roma come di una città da mettere nel frigorifero, come se la sua storia si fosse di colpo arrestata. La sua storia invece continua, eccome».

Fuori dal Vittoriano, Piazza Venezia è oggi attraversata dal grande cantiere della Metro C. L’archeologia, il monumento nazionale, la città contemporanea e le infrastrutture del futuro convivono nello stesso spazio, mostrando concretamente quella stratificazione che costituisce l’identità di Roma. «Portare l’euro e, con l’euro, l’arte contemporanea in mostra al Vittoriano genera un cortocircuito virtuoso. – continua Gabrielli – Dimostra che il Vittoriano è il fulcro di una continuità storica che arriva fino ai nostri giorni e si proietta in avanti».
Gli strumenti digitali
Anche il percorso espositivo è pensato per uscire dalle sale. Attraverso strumenti digitali realizzati appositamente per le tre sedi, i visitatori potranno osservare come appaiono oggi i luoghi in cui si sono svolti gli eventi raccontati e proseguire l’esperienza nel tessuto urbano. «Roma è una città complessa, stratificata, talvolta attraversata da crisi profonde, ma ancora capace di immaginare il proprio futuro», conclude Alfonsina Russo. «I visitatori potranno vedere come appaiono oggi i luoghi in cui si sono svolti gli avvenimenti raccontati e, volendo, proseguire l’esperienza nel tessuto urbano. In questo modo la collaborazione tra musei e istituti culturali contribuisce alla riscoperta di Roma come un grande museo diffuso».

Dalle prime emissioni del IV secolo a.C. all’euro, Roma in moneta racconta dunque molto più della storia del denaro. Racconta il modo in cui una città ha costruito, perduto, trasformato e continuamente reinventato la propria immagine. Perché ogni moneta conserva il volto del potere che l’ha prodotta, ma anche le aspirazioni, le paure e i valori della società che l’ha utilizzata. E osservare le monete di Roma lungo oltre ventitré secoli significa scoprire che la Città Eterna non è mai rimasta immobile: ha continuato a cambiare, confrontandosi incessantemente con il proprio passato.
Foto di Valentina Sensi
