Alle Gallerie d’Italia di Milano una grande mostra indaga tra oltre cento capolavori rinascimentali il legame tra ideale e reale, armonia e grottesco, bellezza e bruttezza, dal 10 luglio al 18 ottobre 2026.
Alle Gallerie d’Italia di Milano arriva dal 10 luglio 2026 al 18 ottobre 2026 la mostra Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento, museo di Intesa Sanpaolo. Un percorso con oltre cento opere tra sculture, dipinti, disegni, manoscritti e arti decorative che mette a fuoco la dialettica tra bello e brutto nel Rinascimento italiano e nord-europeo, in particolare fiammingo.
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Curata da Chiara Rabbi Bernard con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, l’esposizione nasce in partnership con il Bozar – Centro per le Belle Arti di Bruxelles, dove è stata presentata per la prima volta nel febbraio 2026, e arriva ora a Milano con nuovi importanti prestiti da musei come i Musei Vaticani, il Musée du Louvre, il British Museum, il Museo Nacional del Prado, il Kunsthistorisches Museum di Vienna e la National Gallery of Art di Washington.

Dal canone classico alla bella bruttezza
Il percorso, progettato dallo Studio Lucchi & Biserni, si apre con l’eredità dell’antichità classica, quando la bellezza ideale è armonia tra le parti regolata da proporzioni precise, mentre la bruttezza coincide con ciò che se ne discosta e aderisce maggiormente alla realtà naturale. Con la riscoperta della Domus Aurea si afferma anche una dimensione più fantastica e grottesca del brutto, che alimenta invenzioni ibride e deformate.
Un’ampia sezione è dedicata alla bellezza femminile e al ritratto realistico nel Rinascimento: dai profili ispirati alle monete antiche alle celebri Belle idealizzate, fino alla posa a tre quarti di ascendenza fiamminga che rende le figure più dinamiche e psicologicamente complesse. Accanto a ritratti di maestri come Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Sandro Botticelli, Ludovico Carracci e Tintoretto, la mostra mette in dialogo la sensualità veneta con la più algida eleganza fiorentina.
Tra Muse, Mostri e Prodigi emergono figure reali e leggendarie dal carattere eccezionale, come Simonetta Vespucci, celebrata per la sua bellezza, o il nano Morgante, assunto a paradigma di una certa forma di bruttezza e protagonista di numerose versioni scultoree di Giambologna. L’arte del Cinquecento riflette così sul potere dell’artificio: correggere la natura, ma anche trasformarla fino al mostruoso.

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Farsi belli, teste grottesche e coppie mal assortite
Un nucleo di pettini, specchi, flaconi da profumo e pomandri introduce il tema del farsi bella: trattati e ricettari cosmetici del Cinquecento definiscono un ideale estetico preciso, mentre il trucco interviene sul corpo per perfezionarlo. L’uso di sostanze nocive come piombo, arsenico o mercurio poteva però produrre effetti paradossali, trasformando i volti e mettendo in crisi il confine tra perfezione e deformità.
Nel clima manierista la crisi dei modelli assoluti apre a una libertà creativa nuova: artisti come Leonardo da Vinci e Albrecht Dürer danno autonomia al deforme e al caricaturale, sperimentando le celebri teste caricate. Nasce così il concetto di bella bruttezza, in cui anche il mostruoso, se ben rappresentato, acquisisce valore estetico. Disegni e dipinti di maestri come Michelangelo Buonarroti, Francesco Melzi, Francesco Salviati e molti altri mostrano quanto il brutto diventi soggetto privilegiato e inesauribile.

Il percorso si chiude con il tema delle coppie mal assortite, genere affrontato già da Leonardo e sviluppato soprattutto nell’area nord-europea: giovani donne belle accanto a uomini vecchi e brutti, o viceversa, figure profane e mitologiche in cui il contrasto tra gli opposti diventa motore espressivo e morale. In queste immagini, come suggerisce la mostra, bellezza e bruttezza si esaltano a vicenda, invitando il pubblico a interrogarsi sui canoni estetici e sul potere dell’arte di reinventare la realtà.
Informazioni pratiche
Alle Gallerie d’Italia di Milano la mostra si inserisce nel più ampio Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo, che attraverso le sue sedi museali e le collaborazioni internazionali promuove una riflessione continua sul patrimonio storico e sulla sua rilettura contemporanea.
Informazioni pratiche: apertura da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.00, lunedì chiuso, ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Biglietto intero 12€, ridotto 10€ (over 65 e gruppi oltre 15 persone), ridotto speciale 6€ per i clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo. Ingresso gratuito la prima domenica del mese, per gli under 26, le scolaresche e i dipendenti del Gruppo.
Foto: Ufficio Stampa
