Al MAN di Nuoro la mostra ‘Futurama. Nostalgia di futuro’ ripercorre dal 4 luglio al 15 novembre 2026 l’utopia tecnologica del Novecento, tra arte, design, moda e fantascienza, fino alle inquietudini dell’ipermodernità.
Al MAN Museo d’Arte della Provincia di Nuoro arriva Futurama. Nostalgia di futuro, grande mostra collettiva a cura di Chiara Gatti ed Elisabetta Masala, in programma a Nuoro dal 4 luglio al 15 novembre 2026. Il progetto, realizzato in collaborazione con Storyville, chiude una trilogia espositiva dedicata al modo in cui l’essere umano costruisce il proprio rapporto con il reale, l’ambiente e il tempo.
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Dopo Sensorama e Diorama, questa nuova tappa concentra lo sguardo sull’immaginazione del futuro come dispositivo culturale, politico ed emotivo. Un percorso che intreccia arte, design, moda, cinema e cultura pop, interrogando il nostro presente attraverso le visioni del domani che hanno segnato il Novecento.
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Dall’utopia modernista alla nostalgia di futuro
Il titolo della mostra si ispira alla storica esposizione Futurama firmata da General Motors per la New York World’s Fair del 1939, dove giganteschi plastici immersivi progettati da Norman Bel Geddes promettevano metropoli razionali, superstrade sopraelevate e un mondo organizzato attorno al dominio dell’automobile. Un futuro ordinato e luminoso, privo di conflitti, in cui il progresso appariva non solo desiderabile ma inevitabile.

Il secondo dopoguerra apre una stagione di ottimismo radicale, alimentata da crescita economica, conquiste scientifiche e accelerazione tecnologica: dalla corsa allo spazio all’automazione industriale, fino alla nascita dell’informatica. Futurama ricostruisce questa fiducia nel progresso come vera e propria utopia estetica, in cui la tecnologia è alleata dell’uomo e promessa di emancipazione dal lavoro, dalle privazioni e perfino dalla morte.
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Nel percorso espositivo trovano spazio opere che hanno contribuito a definire l’estetica del futuro: dal bestiario in metacrilato di Gino Marotta alle Superfici lunari di Giulio Turcato, fino ai celebri Concetti spaziali di Lucio Fontana. Accanto a loro, artisti come Valerio Adami, Enrico Baj, Agostino Bonalumi, Gianni Colombo, Pino Pascali, Grazia Varisco, Mario Schifano, Piero Gilardi, Getulio Alviani, Vincenzo Agnetti e molti altri.

Arte, design, moda e fantascienza al MAN di Nuoro
La mostra si allarga oltre i confini dell’arte visiva e attraversa oggetti iconici del design anni Sessanta, caratterizzati da forme modulari e superfici dinamiche, oltre a una sezione di moda curata da Michela Gattermayer. In dialogo con le ricerche di Germana Marucelli, il percorso indaga come abiti, accessori e linee geometriche abbiano tradotto nel quotidiano l’immaginario di un domani ipertecnologico.
Un nucleo importante è dedicato alla cultura popolare: dai primi robot giocattolo giapponesi degli anni Cinquanta e Sessanta, anticipatori dei “super robot” dell’animazione, alla preziosa selezione di volumi della collana Urania provenienti dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Completano il percorso le video installazioni legate alla filmografia fantascientifica sulla corsa allo spazio, dove la guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica si spostava in orbita.

(Cortesia Associazione Germana Marucelli)
Con il passare dei decenni, le crepe di quell’ottimismo emergono con forza: la crescita industriale intensiva, l’espansione urbana incontrollata e la fiducia assoluta nella tecnologia producono nuove disuguaglianze, alienazione e fragilità ecologica. Artisti come Piero Gilardi colgono precocemente queste tensioni, mentre il postmodernismo trasforma il futuro in un territorio instabile, dominato da scenari distopici.
Nel nostro presente, segnato da crisi finanziarie, catastrofi ambientali, pandemie e conflitti, Futurama legge la condizione contemporanea come paradosso dell’ipermodernità: un’epoca di accelerazione continua e sovraccarico informativo che genera insieme entusiasmo e ansia. Da qui nasce l’idea di “nostalgia di futuro”: non rimpianto del passato, ma rimpianto della capacità del Novecento di proiettarsi in avanti con fiducia.
Attraverso utopie, estetiche del progresso e visioni critiche, la mostra invita a riattivare l’immaginazione di futuri plurali, desiderabili e consapevoli, restituendo al futuro il ruolo di orizzonte da costruire collettivamente.
Foto: Ufficio Stampa
