Al CMC di Milano una mostra riunisce 85 fotografie di 45 maestri, dal dopoguerra a oggi, per raccontare infanzia e vecchiaia tra cambiamenti sociali, spiritualità laica e dialogo tra generazioni.
Dal 24 settembre – 16 ottobre 2026 il CMC – Centro Culturale di Milano ospita la mostra fotografica Il ritmo della vita. Vecchi e bambini nella fotografia umanista del XX e XXI secolo, un percorso collettivo che riunisce 85 opere di 45 maestri internazionali. Al centro, il rapporto tra infanzia e vecchiaia, osservato attraverso lo sguardo della fotografia umanista dagli anni Quaranta ai primi Duemila.
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Curata dalla storica dell’arte Angela Madesani, l’esposizione propone un viaggio transgenerazionale che intreccia cambiamenti antropologici, fragilità e purezza dei due estremi della vita. In un presente in cui i bambini appaiono iper-protetti ma isolati dietro gli schermi e gli anziani inseguono miti di eterna giovinezza, la mostra sceglie di fermarsi prima degli ultimissimi anni, per restituire mondi in cui il tempo sembra sospeso e il dialogo tra generazioni resta diretto.

Dal viaggio di Baccetti ai reportage di Obiso, Simonazzi e Mongelli
Il fulcro della sezione contemporanea è dedicato al lavoro di Max Baccetti, fotografo di viaggio che pone l’essere umano al centro della propria ricerca visiva. Nei suoi reportage in Nepal, Mali e Amazzonia non cerca la denuncia, ma una narrazione empatica, capace di far emergere la maestosa spiritualità dei vecchi saggi Dogon e l’ingenuità affettuosa dei bambini della foresta. Emblematica è una fotografia nepalese del 1993, con un’anziana e una bambina sorridenti: un’immagine che sintetizza il dialogo tra generazioni che attraversa tutta la mostra.
Accanto a lui, il medico e fotografo Paolo Simonazzi presenta quattro opere realizzate a Cuba, ispirate alla massima terenziana Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Le sue immagini mettono in scena sei anziani che resistono alla miseria, circondati da simboli ironici e potenti, in un equilibrio tra precarietà e dignità. Enzo Obiso, autore raffinato, propone uno sguardo che va dalle fotografie degli anni Settanta nelle vecchie piole torinesi, tra socialità spontanea e giochi di strada, ai reportage tra il Kumbh Mela in India e una Mongolia appena uscita dall’orbita sovietica.
Chiude idealmente questo nucleo Paola Mongelli, allieva di Obiso, con due opere scattate in Benin nel 2004. I suoi piccoli soggetti, definiti “piccole divinità”, emergono da composizioni morbide e oniriche, in cui l’essere umano viene tradotto in una spiritualità laica che lo vede come parte di un tutto più ampio.
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La grande tradizione umanista: da Cartier-Bresson a Scianna
La seconda anima del progetto attinge alla collezione napoletana di Rita e Riccardo Marone, con una selezione di fotografia umanistica europea e americana che racconta un’Italia e un’Europa di mestieri arrangiati, povertà e fiera autenticità. Tra le immagini che evocano un mondo scomparso ci sono i vecchi bottegai affacciati dai loro negozi bui, come negli scatti del bolognese Giovanni Bartoli, ragioniere appassionato di fotografia, o nella toccante foto di Édouard Boubat con un anziano ingobbito che spinge il suo carretto.
Il dopoguerra italiano emerge nei vicoli di Napoli fotografati dall’Agenzia Tullio Farabola e nelle opere di Aldo Bonasia, Mario Cattaneo, Aldo Roveri e Antonio Sansone, che ritraggono la strada napoletana e la figura dello scugnizzo. Luciano D’Alessandro coglie la profondità psicologica di bambini che assumono pose da adulti, mentre Giuseppe Leone mette in scena il contatto tra generazioni attraverso un anziano dalla pelle rugosa che intrattiene bambini incuriositi. Fausto Giaccone ferma il tempo su un gruppo di anziani seduti davanti ai manifesti per i trent’anni dell’eccidio di Portella della Ginestra.

Infanzia, lavoro e memoria nelle icone della fotografia umanista
Il rapporto tra anziani e bambini è indagato anche nelle immagini di Helen Levitt, dove una donna tiene per mano una bambina che la guarda affettuosa, e nello sguardo dello svizzero Peter Moeschlin, che racconta il pettegolezzo bonario tra macerie di guerra. Bambini, uomini, vecchi e giovani convivono nella fotografia di Giulia Niccolai, mentre una vecchia giornalaia infreddolita nel suo botteghino innevato è protagonista dello scatto di Federico Patellani. Spiccano poi la celebre bambina-suora di Ferdinando Scianna, dal progetto Feste religiose in Sicilia, gli sguardi poetici di Nino Migliori e i bambini milanesi in grembiule nero ritratti da Mario De Biasi.
Il percorso si arricchisce con le immagini di Henri Cartier-Bresson, che ritrae con ironia una vecchia signora carica di medaglie patriottiche, e di Robert Doisneau, che osserva con tenerezza i bambini parigini impegnati a fare la verticale in strada. In mostra anche gli scatti di John Vachon, di nuovo Peter Moeschlin, di Raynor Darka a Honfleur, René Jacques e dell’agenzia Roger-Viollet, con l’immagine di un’anziana parigina stanca alla fontanella, oltre alla nota contemporanea di Monica Biancardi, con bambini sorridenti che giocano con una rete a Ebron, in Palestina.
Un nucleo di opere documenta infine il ruolo della fotografia nel cambiamento delle leggi sul lavoro minorile: dagli storici scatti americani di Lewis Hine alla partecipazione sociale dei bambini fotografati da Jack Delano e Mary Ellen Mark, fino alle campagne italiane di Gabriella Mercadini, Enrico Pasquali, Barry Thumma e Tony Spina. Un percorso che restituisce il ritmo della vita come intreccio continuo di fragilità, resistenza e memorie condivise.
Foto: Ufficio Stampa
