L’Atlante dell’Arte Contemporanea 2026 si presenta al MoMA di New York con una nuova edizione che mette al centro inclusione, diritti di genere, corpi queer e artisti migranti, ripensando il ruolo sociale dell’arte italiana.
L’Atlante dell’Arte Contemporanea, storico annuario d’arte italiana nato nel 1940 e pubblicato da Giunti, ha scelto il MoMA di New York per presentare la nuova edizione 2026, dedicata ai temi di inclusione, interculturalità e giustizia sociale. La conferenza stampa internazionale del 19 giugno ha registrato un grande interesse, confermando il ruolo del volume come strumento di riferimento per galleristi, collezionisti e appassionati.
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Con oltre mille schedari di artisti e un ampio repertorio di studi professionali, l’Atlante è uscito nelle librerie italiane a giugno con una copertina firmata dal Maestro Gabriele Maquignaz, che presenta una scultura legata alla sua serie dei Big Bang. Il volume è consultabile in anteprima anche al Padiglione del Libro ai Giardini della Biennale di Venezia Arte, accanto alle principali pubblicazioni di settore.

Un annuario che diventa manifesto etico
Diretto da Daniele Radini Tedeschi, l’Atlante 2026 abbandona ogni idea di bellezza fine a sé stessa per farsi veicolo di un messaggio etico forte. Il direttore sottolinea come la pubblicazione voglia affermare la dignità umana oltre il genere, l’orientamento sessuale e il colore della pelle, aprendo a nuove riflessioni su diritti e questioni di genere. Il criterio di selezione degli artisti segue infatti precise tematiche sociali, come mostra il ciclo di opere di ADGART, incentrato su identità culturali marginalizzate e sopraffatte, contro odio razziale e di genere.
Un’attenzione particolare è riservata alle donne nell’arte e alle barriere culturali che ancora oggi ne limitano la piena affermazione. Ampio spazio è dedicato al collettivo Rivolta Femminile, nato a Roma nel 1970 e decisivo nella storia del femminismo italiano, e alla body art come pratica di consapevolezza di un corpo libero e di un’identità femminile autocosciente. Il volume recupera anche figure dimenticate dai pregiudizi del passato, mostrando come la parità tra i sessi sia sempre stata possibile.
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L’Atlante dedica inoltre una sezione ai “corpi disobbedienti, queer, non-normativi, invisibili nei documenti ufficiali”, dando voce a esperienze ai margini raramente raccontate. L’obiettivo dichiarato è superare una visione nazionalista per adottare prospettive interculturali, riconoscendo la pluralità dei linguaggi e l’importanza degli artisti immigrati che hanno fondato il proprio studio in Italia.

Dal MoMA alla Biennale: un ponte tra pratiche e geografie
Tra i saggi spiccano gli interventi di Stefania Pieralice, che legge la contemporaneità come attraversata da lacerazioni, guerre e conflitti, invitando l’arte ad assumersi una responsabilità culturale e politica. Da qui l’analisi dell’opera dell’artista iraniana Shirin Neshat, che esplora le condizioni sociali nella cultura islamica con particolare attenzione al ruolo della donna, e di Faè A. Djéraba, la cui produzione riflette censure legate al desiderio, alla diversità e all’esilio.
La giornata di studi al Celeste Barthos Theater del MoMA ha visto alternarsi interventi della stessa Pieralice, curatrice generale dell’Atlante, di Ariadne Caccavale, autrice di focus sui Maestri storicizzati, e di Maquignaz, impegnato in una ricerca sulla cosmogonia. Sono intervenuti anche Marco Manzo, che ha contribuito al riconoscimento del tatuaggio come linguaggio artistico, Fridami (Manuela Carnini), ideatrice del progetto L’arte addosso, e la dott.ssa Susan Mains, Commissario del Padiglione Nazionale Grenada alla 61. Biennale di Venezia Arte.

Oggetto di discussione anche il lavoro del bresciano Mark Grechi, vicino per sensibilità all’Arte Povera e allo stile di Capogrossi, con opere che auspicano un risveglio delle coscienze di fronte a violenza e devastazione dell’ecosistema. In prima fila erano presenti il Console Generale d’Italia a New York Giuseppe Pastorelli, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Claudio Pagliara e Alberto Petrangeli, insieme all’interprete del convegno, la dott.ssa Giulia Rustichelli.
Il patrocinio del MoMA riconosce così all’Atlante dell’Arte Contemporanea il valore di piattaforma capace di unire persone e storie attraverso l’arte, promuovendo compassione, coraggio e volontà di agire in un presente complesso.
Foto: Ufficio Stampa
