A Canelli, tra i Paesaggi Vitivinicoli UNESCO di Langhe-Roero e Monferrato, Maria Thereza Alves firma l’opera pubblica ‘Pluriversal Recapturings’, intervento site-specific che intreccia arte contemporanea, ecologia e memoria del territorio.
Tra i filari dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio UNESCO da dieci anni, la cittadina di Canelli accoglie Maria Thereza Alves con Pluriversal Recapturings (*Riconquiste pluriversali*), una nuova opera di arte pubblica pensata per il sito de La Moncalvina. L’inaugurazione è in programma sabato 11 luglio 2026, a partire dalle ore 18, come esito di un progetto promosso dal Comune di Canelli insieme al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e all’Associazione per i Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.
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L’intervento nasce in occasione del decennale dell’iscrizione dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO e si inserisce nel percorso che vede Canelli tra le Capitali Sorelle di Alba Capitale dell’Arte Contemporanea 2027. Un segno permanente nello spazio pubblico che lega arte, ecologia e identità territoriale.

Un muro vivo per specie umane e non umane
Al centro di Pluriversal Recapturings c’è una struttura muraria, parte in mattoni e parte in pietra da cantoni, scandita da inserti di differenti pietre. Pensata come dispositivo ecologico, l’opera risponde alle esigenze abitative e microclimatiche di molteplici specie animali e vegetali locali, trasformando un elemento architettonico in infrastruttura di coesistenza.
L’intervento è frutto di una ricerca condotta dall’artista insieme a professionisti, docenti universitari e comunità locali nell’area dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, approfondendo le relazioni di lunga durata tra territorio, flora, fauna e pratiche agricole. In dialogo con questa indagine si sviluppa anche una più ampia sistemazione paesaggistica a carattere ecologico, progettata con ecoLogicStudio: un giardino di specie autoctone organizzato secondo una geometria circolare concentrica, pensato come sistema aperto che evolve nel tempo in risposta alle condizioni microclimatiche del sito.
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L’opera invita a guardare il paesaggio come organismo vivente e non come immagine immobile da preservare. In questa prospettiva, il patrimonio UNESCO è letto come spazio condiviso in continua trasformazione, dove le relazioni tra specie e gli equilibri ecologici diventano parte integrante della narrazione culturale del territorio.

Arte contemporanea e paesaggio nel decennale UNESCO
Figura di riferimento internazionale sui temi dell’ecologia politica, della memoria e delle relazioni tra esseri umani e ambiente, Maria Thereza Alves sviluppa dagli anni Ottanta una pratica multidisciplinare che intreccia arte, attivismo, ricerca territoriale e ascolto delle comunità locali. La sua opera a Canelli si inserisce in questa traiettoria, proponendo nuove forme di rappresentazione delle relazioni tra specie viventi, territori e sistemi ecologici.
Il progetto è sostenuto dal Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT), istituito dal Ministero del Turismo, e dalla Regione Piemonte, con il coordinamento curatoriale del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Rientra inoltre nella rete “Orma – Tracce d’artista in Langhe Monferrato Roero”, creata dall’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero per mettere in relazione progetti artistici e territori, costruendo una narrazione condivisa della contemporaneità.

Nelle parole del direttore del Castello di Rivoli Francesco Manacorda, l’opera di Alves è «comparabile a un tessuto connettivo tra il territorio percepito come urbano, civilizzato e quello percepito come paesaggio naturale», rendendo irrilevanti tali distinzioni in una concezione ecosistemica del mondo. Per Bruno Bertero, direttore dell’Associazione per i Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, l’intervento diventa veicolo dei valori di sostenibilità ambientale, responsabilità condivisa e dialogo equilibrato tra uomo e ambiente.
L’opera entra così nello spazio pubblico di Canelli come segno permanente del decennale UNESCO e come invito a osservare il paesaggio non solo come eredità da conservare, ma come ecosistema vivo, aperto e in trasformazione, capace di generare nuove prospettive culturali per l’intero territorio.
Foto: Ufficio Stampa
