Dal 24 giugno al 20 settembre 2026 il Museo di Storia Naturale di Milano racconta il disastro di Chernobyl tra scienza, memoria, mutazioni genetiche e rinascita dell’ecosistema.

Dal 24 giugno al 20 settembre 2026 il Museo di Storia Naturale di Milano ospita la mostra Chernobyl 1986. Disastro, abbandono e rinascita, un percorso divulgativo e scientifico che intreccia memoria storica, ricerca e immaginario post-apocalittico nel cuore di Milano. Curata da Andrea Bonisoli Alquati, Giorgio Chiozzi e Fabrizio Vergani, conservatori del museo, l’esposizione è promossa dal Comune di Milano in collaborazione con la Società Italiana di Scienze Naturali.

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Quarant’anni dopo l’incidente che distrusse il reattore n. 4 della centrale nucleare ucraina, la mostra affronta le conseguenze del disastro di Chernobyl, dall’emergenza radioattiva alle trasformazioni profonde dell’ambiente naturale nell’area di esclusione. Tra radiazioni, mutazioni genetiche e ritorno inatteso di specie animali, il percorso invita a interrogarsi sul rapporto tra uomo, tecnologia e natura.

Dal disastro alla rinascita dell’ecosistema

Il 26 aprile 1986 un’esplosione di vapore e un incendio del nocciolo devastarono il reattore n. 4 della centrale di Chernobyl, allora parte dell’Unione Sovietica, liberando in atmosfera enormi quantità di materiale radioattivo che si diffusero su gran parte d’Europa. Decine di persone persero la vita immediatamente e milioni di individui furono coinvolti dagli effetti a lungo termine della contaminazione.

Allestimento della mostra Chernobyl 1986 al Museo di Storia Naturale di Milano

La nube radioattiva ha lasciato una traccia ancora misurabile: il Cesio-137, tristemente noto sottoprodotto della fissione dell’uranio, è presente in quantità allarmanti in diverse specie di funghi commestibili europei, di cui oggi è vietato il consumo. Eppure, nella zona di esclusione di 30 chilometri attorno alla centrale, l’abbandono da parte dell’uomo ha favorito la diffusione di lupi, cinghiali, caprioli, bisonti europei e del cavallo di Przewalski, introdotto dopo il disastro e originario della Mongolia.

In alcune specie animali sono state osservate mutazioni che sembrano assumere un ruolo protettivo: nelle raganelle orientali Hyla orientalis, normalmente verdi, nell’area contaminata prevale una colorazione nera dovuta alla melanina, possibile risposta allo stress ossidativo indotto dalle radiazioni. Nelle rondini Hirundo rustica e nei lupi emergono indizi di adattamenti del DNA collegati a meccanismi di difesa dai tumori.

Il percorso espositivo e il progetto TRACCE

La mostra utilizza immagini, video, esemplari naturalistici, reperti, documenti storici e oggetti della cultura pop per raccontare in modo rigoroso la tragedia del 26 aprile 1986. Il percorso affronta temi come la radioattività naturale, gli usi dell’energia nucleare, la fissione e la fusione, approfondendo al contempo gli effetti biologici delle radiazioni sulla fauna che popola l’area attorno alla vecchia centrale abbandonata.

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L’obiettivo non è soltanto commemorare le vittime del disastro che sconvolse l’Europa nel 1986, ma anche promuovere una conoscenza più consapevole della radioattività, tema che trova un terreno privilegiato nelle collezioni naturalistiche e nella missione educativa del Museo di Storia Naturale. Il percorso, pensato per un pubblico ampio, mira a informare con chiarezza e a smontare fraintendimenti e leggende legate al nucleare.

Chernobyl 1986. Disastro, abbandono e rinascita rientra in TRACCE, primo dei quattro nuclei tematici del progetto quadriennale promosso dagli Istituti Scientifici del Comune di Milano – Museo di Storia Naturale, Acquario Civico e Planetario – dedicato al dialogo tra scienza e cultura. TRACCE osserva ciò che resta quando la relazione con un territorio si interrompe o cambia, facendo emergere segni, ferite, residui e mutazioni che raccontano più di quanto immaginiamo.

Info pratiche e visite guidate

La mostra è allestita al Museo di Storia Naturale di Milano, in corso Venezia 55. È visitabile dal 24 giugno al 20 settembre 2026, da martedì a domenica, con orario 10.00-17.00 (ultimo ingresso alle 16.30). La visita all’esposizione è compresa nel biglietto d’ingresso al museo, senza costi aggiuntivi.

Durante il periodo di apertura sono previste visite guidate e attività didattiche, pensate per accompagnare il pubblico nella comprensione dei fenomeni fisici e biologici legati alla radioattività, ma anche per stimolare una riflessione sul futuro dei territori feriti dall’azione umana. Il progetto TRACCE, che include installazioni, esposizioni, incontri e momenti di ricerca condivisa, invita a immaginare nuove forme di relazione con l’ambiente, fondate sulla cura, sulla rigenerazione e sulla responsabilità.

Foto: Ufficio Stampa

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