A Palazzo Fava di Bologna, la mostra ‘Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005)’ ricostruisce le radici collettive e il contesto sociale dell’artista, esponendo per la prima volta i lavori realizzati con la DBZ Crew e materiali d’archivio inediti.
La mostra è stata prorogata fino al 18 ottobre
Fondazione Carisbo e Opera Laboratori, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, annunciano la proroga fino al 18 ottobre della mostra Banksy Archive 01 – The School of Bristol 1983-2005 ospitata a Palazzo Fava: la decisione di prolungare l’apertura della mostra nasce dal positivo riscontro di pubblico registrato sin dall’inaugurazione, con circa 15.000 visitatori, appassionati d’arte urbana e turisti, italiani e stranieri, che finora hanno potuto apprezzare questo progetto espositivo, ideato per coniugare rigore storico alla capacità di parlare a un pubblico ampio ed eterogeneo, portando a Bologna una delle ricostruzioni più complete e documentate delle origini di Banksy e della cosiddetta Scuola di Bristol.
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A settembre poi torneranno a Bologna Felix FLX Braun, Tom Inkie Bingle e altri protagonisti della scena di Bristol per un incontro aperto al pubblico, in collaborazione con l’Università di Bologna,in cui racconteranno la propria esperienza, il loro percorso artistico e il rapporto con temi quanto mai attuali: legalità, musealizzazione e mercato dell’arte. Sarà l’occasione per confrontarsi con chi ha contribuito a definire un momento preciso e irripetibile nella storia dell’arte urbana, capace di innovare il gusto estetico di un’intera generazione e di lasciare un’eredità che ancora oggi ispira artisti di strada in tutto il mondo, Banksy compreso.

La potenza della street art
Anche se abbiamo scoperto chi è (e non ci interessava poi molto), Banksy continua ad essere l’artista che per primo ha sdoganato la potenza della street art quando si focalizza sull’impegno sociale: l’onda è partita da Bristol e non si è mai arrestata, rendendo chiaro a tutti che l’arte è il messaggio, per parafrasare McLuhan, e che quando arriva a tutti allora vuol dire che ha funzionato.
Il contesto storico e sociale nel quale il fenomeno Banksy è nato e si è sviluppato è al centro della mostra Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005), a Palazzo Fava di Bologna, con la curatela di Stefano Antonelli e Gianluca Marziani: 300 opere che non vogliono glorificare il mito commerciale, ma tornare alle radici dell’artista e leggere in trasparenza il suo messaggio più attuale.

Non solo le opere, con le quali Banksy ha sempre avuto un rapporto particolare, ma anche materiali d’archivio, documenti inediti e ricerche accademiche indipendenti, per ricostruire il periodo compreso tra il 1983 e il 2005, fase decisiva per la formazione dell’iconografia e delle sue strategie visive, che hanno reso Banksy una delle figure più influenti dell’arte contemporanea. È in questo contesto che prendono forma immagini destinate a diventare universali, come Girl with Balloon, la ragazza con il palloncino rosso a forma di cuore nella sua versione originale del 2004, il Flower Thrower, il lanciatore di fiori, e Police Kids. Quest’ultima, nota anche con il titolo Jack and Jill, rimanda all’omonima filastrocca popolare inglese del XVIII secolo ma allo stesso tempo diventa una riflessione sull’eccessiva protezione genitoriale, trasformando una scena infantile in una allegoria delle ansie della società contemporanea.
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La scuola di Bristol
La mostra di Bologna non è solo curata da Antonelli e Marziale, massimi esperti italiani di Bansky, ma si avvale anche di una curatela scientifica, di Giovanni Argan, e di un vero e proprio comitato scientifico composto da Paul Gough, professore alla Arts University of Bournemouth; Ulrich Blanché, professore alla University of Heidelberg; e dai ricercatori Lorenzo Gigante (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna) e Jacopo de Blasio (Università di Palermo).
Un dream team che ha portato avanti una proposta storica, artistica e sociale che vede Bansky non come un artista, geniale ma singolo, ma come il risultato di una genealogia culturale complessa, nata dall’intersezione tra underground artistico, tradizione di protesta urbana e sperimentazioni visive radicali.

La Bristol fra gli anni ’80 e ’90 è stata terreno fertile per l’avanguardia del graffitismo anche grazie all’humus che da secoli si stratificava in quelle zone, segnate da tensioni sociali e movimenti di protesta fin dal tempo del passato coloniale e della tratta degli schiavi. La città ha sviluppato una forte tradizione di dissenso civico e di partecipazione politica e questo clima culturale ha trasformato lo spazio urbano in un territorio di sperimentazione, in cui l’arte pubblica è stata un mezzo per interrogare il potere, la storia e le disuguaglianze sociali.
Banksy e la DBZ Crew
La scuola di Bristol allora sono anche Tom Inkie Bingle, tra i più stretti collaboratori di Banksy, Felix Flx Braun e Kyron Soker Thomas della DBZ Crew — uno dei gruppi più influenti della scena graffiti britannica della seconda metà degli anni Novanta, formato da Kato, Tes, Soker e Lokey e nato dall’evoluzione di precedenti collettivi — elaborano un linguaggio visivo che anticipa le successive sintesi a stencil dell’artista. Il nome DBZ, acronimo di DryBreadZ, conviveva con altre sigle come Bad Applez, utilizzata per le attività legali, mentre DBZ identificava soprattutto le azioni clandestine e più radicali del gruppo.
In questo ambiente collettivo, da cui emergono figure come Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, e Nick Walker, la strada diventa superficie narrativa e spazio di intervento critico, in cui l’arte dialoga direttamente con la società. È all’interno di questo contesto che si sviluppa il lavoro di Banksy: eccezionalmente, per la prima volta, saranno esposte tutte le opere realizzate dall’artista insieme alla DBZ Crew.
La mostra
Tra i documenti più significativi esposti in mostra, inoltre, figura una lettera del 1998 firmata da Banksy stesso, con il nome di Robin Banks, con cui l’artista invitava il writer Soker a partecipare a Walls on Fire!, evento organizzato a Bristol insieme a Inkie e dedicato al virtuosismo del wildstyle, che riunì alcuni tra i più importanti protagonisti della scena graffiti britannica.

Il percorso espositivo, attraverso le sue 32 sezioni tematiche, ricostruisce quindi un’evoluzione e restituisce la dimensione corale di questa storia: «Prima di essere un nome globale, un marchio culturale e un dispositivo capace di attraversare musei e mercati, Banksy è stato un autore radicato in un contesto preciso», dichiarano Antonelli e Marziale. A differenza delle numerose esposizioni che negli ultimi anni hanno presentato opere iconiche o celebrato l’immaginario visivo dell’artista, questo progetto espositivo compie un passo indietro per guardare più a fondo: racconta il contesto culturale, sociale e urbano che ha reso possibile la nascita del suo linguaggio.
Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005) invita il pubblico a ripensare uno degli artisti più celebri del nostro tempo attraverso la lente della storia, dell’archivio e della cultura urbana che ne ha reso possibile l’emergere.
Attività collaterali
Accompagna la mostra un articolato programma di attività educative e occasioni di inclusione culturale, in collaborazione con ASP Città di Bologna per promuovere l’accesso alla cultura e l’integrazione attraverso l’esperienza museale, e in collaborazione con il Liceo Galvani e il Liceo Artistico Arcangeli di Bologna per coinvolgere gli studenti in attività di mediazione culturale all’interno del percorso espositivo.
Sono inoltre previste numerose attività didattiche rivolte a scuole, famiglie e pubblico adulto: calendario e informazioni aggiornate sono disponibili sul sito www.genusbononiae.it.
