Il 17 giugno 2026 allo Spazio Messina 2 della Fabbrica del Vapore di Milano va in scena ‘Sulla soglia’, performance filosofica e musicale sul pane come relazione tra contadino, mugnaio e panettiere.

Alla Fabbrica del Vapore di Milano il pane diventa linguaggio, musica e pensiero condiviso. Mercoledì 17 giugno 2026, alle 17:00, lo Spazio Messina 2 ospita SULLA SOGLIA, performance di voci, suoni e gesti che intreccia filosofia, pratica del pane e improvvisazione jazz.

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In scena il filosofo e musicista Massimo Donà, l’Amministratrice Delegata di Petra Molino Quaglia Chiara Quaglia e il Direttore Marketing Piero Gabrieli, accompagnati dal quartetto con Beppe Calamosca al trombone, Massimo Donà alla chitarra, Stefano Olivato al basso e Davide Ragazzoni alla batteria. La performance nasce all’interno della collettiva La misura dell’uno e rilancia una domanda radicale: dove si forma davvero l’identità, nell’individuo isolato o nella relazione che lo genera?

Il Massimo Donà Quartet durante una performance legata al progetto Sulla soglia

Una piccola ontologia del pane tra musica e gesti

SULLA SOGLIA porta questa riflessione dentro una materia quotidiana e primaria: grano, farina, pane. Non come semplici prodotti alimentari, ma come figure vive di una trasformazione continua. Il chicco viene separato, la farina si unisce all’acqua, l’impasto prende corpo, il pane assume forma: ogni passaggio divide e ricompone, mostrando che nessuna identità nasce da sola.

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Al centro della scena c’è il mugnaio, figura di confine tra campo e forno, tra ciò che cresce e ciò che nutre. La performance costruisce così una vera e propria ontologia del pane, in cui contadino, mugnaio e panettiere non sono funzioni da sommare in un unico soggetto, ma identità distinte che esistono solo nella loro relazione reciproca. Il contadino è tale se il suo grano trova destinazione, il mugnaio se la farina custodisce memoria del campo, il panettiere se non dimentica che il pane nasce da una materia già abitata da altre mani.

Pane come relazione: il progetto Bread Religion

La musica del quartetto guidato da Massimo Donà non accompagna semplicemente le parole, ma ne diventa ritmo interno: i brani si alternano agli interventi parlati e ai gesti di Chiara Quaglia, che lavora in scena con grano, farina, acqua, impasto e pane. Le mani separano, uniscono, attendono, incidono, consegnano, rendendo visibile una rete di relazioni che precede ogni forma compiuta.

Filosofo e musicista jazz, Donà porta in performance una riflessione sulla fantasia come forza capace di accostare ciò che appare distante: farina e arte, pane e pensiero, nutrimento e forma, utile e inutile. In questa prospettiva, il pane non è mai solo cibo, ma ritorna a essere oggetto misterioso, capace di interrogare chi lo impasta e chi lo mangia.

Dalla filiera alla comunità del pane

Il lavoro è in dialogo con il percorso culturale Bread Religion, nato attraverso Petra Molino Quaglia, storica azienda familiare di Santa Caterina d’Este, prima realtà italiana ad aver ottenuto la certificazione di sostenibilità EQUIPLANET. Il progetto rimette il pane al centro di una domanda più ampia: cosa accade quando smette di essere solo prodotto e torna a farsi linguaggio, rito, responsabilità condivisa?

Per Quaglia e Gabrieli il valore del pane nasce dalla filiera intesa come comunità consapevole, non dalla somma di funzioni in un unico soggetto. Agricoltore, mugnaio, panettiere, pizzaiolo o pasticciere partecipano a un progetto comune, riconosciuti nel proprio ruolo. Così il pane diventa forma finale di una comunità invisibile che vuole tornare alla luce, una soglia tra natura e artificio, tra musica e parola, tra identità e relazione. Sullo sfondo rimane la domanda che chiude la performance: il pane che scegliamo dice chi siamo?

Foto: Ufficio Stampa

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