Si chiude con oltre 150.000 visitatori in 122 giorni la mostra ‘Bernini e i Barberini’ alle Gallerie Nazionali di Arte Antica, che celebra il rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e papa Urbano VIII.
Oltre 150.000 visitatori in 122 giorni di apertura sanciscono il successo della mostra Bernini e i Barberini, appena conclusa alle Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini a Roma. L’esposizione ha ricostruito il rapporto straordinario tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, divenuto papa Urbano VIII, primo e decisivo committente dello scultore.
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Inaugurata in occasione del quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), la mostra ha offerto al pubblico una lettura visiva e critica del legame personale, intellettuale e politico che ha contribuito a una delle più profonde trasformazioni della storia dell’arte europea. Un percorso che ha reso evidente quanto il dialogo tra artista e pontefice abbia inciso sulla definizione dell’immaginario barocco.
Un successo di pubblico e critica per Bernini e i Barberini
Curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, Bernini e i Barberini ha riunito opere eccezionali, molte delle quali esposte per la prima volta in Italia grazie alla collaborazione con prestigiosi musei e collezioni private. Il direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Thomas Clement Salomon ha sottolineato come la rassegna abbia conquistato migliaia di visitatori e un ampio consenso della critica, confermando il ruolo centrale del museo nella promozione e valorizzazione delle proprie collezioni.
La risposta del pubblico si è misurata anche attraverso le iniziative collaterali: oltre 1500 visite guidate hanno permesso di approfondire i contenuti della mostra con il supporto di esperti, mentre le visite speciali alla Basilica di San Pietro e alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore hanno esteso l’esperienza oltre le sale espositive. Molto partecipato anche il ciclo di incontri e appuntamenti pubblici dedicati ai temi affrontati nel percorso.
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Ottimi risultati sono stati registrati pure sul fronte editoriale: il catalogo della mostra, pubblicato da Allemandi, ha superato le 2500 copie vendute presso il bookshop di Palazzo Barberini. Un dato che conferma l’interesse per un progetto scientifico costruito con il contributo dei principali studiosi italiani e stranieri, capace di restituire in modo aggiornato il contesto culturale che ha favorito la grandezza del genio berniniano.
Dopo Bernini, Vermeer e Velazquez a Palazzo Barberini
Bernini e i Barberini è stato un progetto delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, sostenuto dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, con il supporto del main partner Intesa Sanpaolo, il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano e la collaborazione della Basilica di Santa Maria Maggiore. Fondamentale anche il contributo tecnico di Coopculture per i servizi al pubblico, di Allemandi per il catalogo, di Atac come mobility partner, di Urban Vision Group come media partner e di Dimensione Suono Soft come radio partner.
La mostra ha potuto contare sui prestiti di importanti istituzioni italiane e internazionali, tra cui Accademia Carrara, Gallerie degli Uffizi, Museo Nazionale del Bargello, Musei Vaticani, Museo Thyssen-Bornemisza, National Gallery, Victoria and Albert Museum, oltre a musei di Parigi, Vienna, Copenhagen, New York e altre città. Una rete di collaborazioni che proseguirà nei prossimi progetti espositivi.
Con la chiusura di Bernini e i Barberini prosegue infatti il programma di valorizzazione delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, fondato sulla collaborazione con istituzioni culturali italiane e internazionali. Il prossimo appuntamento sarà la mostra Un Vermeer a Palazzo Barberini. Donna in blu che legge una lettera, in programma dall’8 luglio all’11 ottobre 2026, resa possibile dallo straordinario prestito del Rijksmuseum di Amsterdam. Da marzo 2027, Palazzo Barberini ospiterà inoltre una grande mostra dedicata a Diego Velazquez e l’Italia, terzo capitolo di un progetto triennale sui protagonisti del Seicento, che consolida il ruolo del museo come punto di riferimento internazionale.
Foto: Ufficio Stampa
