Dal 16 giugno al 6 settembre 2026 Palazzo Reale di Milano dedica una grande mostra ad Aurelio Amendola, con 85 fotografie di grande formato tra Burri, Vedova, Nitsch, Duomo e i maestri della scultura.

Dal 16 giugno al 6 settembre 2026 le sale di Palazzo Reale a Milano ospitano la mostra Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo, un percorso dedicato a uno dei più importanti interpreti della fotografia d’arte italiana. L’esposizione riunisce 85 fotografie di grande formato, realizzate tra il 1976 e il 2025, con ingresso gratuito e apertura dal martedì alla domenica secondo gli orari del museo.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con l’Associazione Culturale BUILDING, la mostra segna il ritorno di Amendola a Milano a trent’anni dalla personale Cappelle Medicee del 1995. Un omaggio a una ricerca che attraversa la storia dell’arte, trasformando la luce in racconto e mettendo in dialogo antico e contemporaneo.

Veduta fotografica del Duomo di Milano ritratto da Aurelio Amendola in bianco e nero

Burri, Vedova, Nitsch: il gesto come materia d’immagine

Cuore del percorso è il dialogo che Amendola instaura con alcuni protagonisti del secondo Novecento: Alberto Burri, Emilio Vedova e Hermann Nitsch. Un primo nucleo di 41 fotografie racconta il loro lavoro a partire dagli atelier e dalle azioni, dove il gesto si fa segno, energia e opera. Le celebri Combustioni di Burri, realizzate a Città di Castello nel 1976, sono colte nel momento in cui la fiamma altera la superficie plastica, restituendo la tensione di un processo creativo insieme meccanico e spontaneo.

Nelle immagini dedicate a Vedova nel 1987 emerge il vortice generativo della sua pittura: il corpo dell’artista si muove nello spazio come in un campo d’azione, mentre i grandi tondi sembrano prolungare la sua gestualità nervosa e controllata. Una selezione di scatti sulle azioni rosso sangue di Nitsch, realizzate nel castello di Prinzendorf nel 2012, condensa invece l’essenza di una pratica performativa e corale in una narrazione visiva più raccolta, ma non meno intensa.

LEGGI ANCHE: Mostre a Milano 2026: gli appuntamenti da segnare in agenda

Dal Duomo di Milano ai maestri della scultura

La mostra si apre poi alla città con una sala interamente dedicata a 9 fotografie del Duomo di Milano (2009), esposte per la prima volta al pubblico. Attraverso dettagli, prospettive ravvicinate e giochi di luce, la cattedrale è riletta come organismo plastico, vera e propria scultura attraversata dal tempo. Nel contesto di Palazzo Reale, la vicinanza fisica al Duomo rafforza il dialogo tra immagine e luogo, tra rappresentazione e presenza.

Fotografia di Aurelio Amendola che ritrae Alberto Burri durante una combustione a Città di Castello

Un ulteriore nucleo di 35 scatti è dedicato ai capolavori scultorei di Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova e Michelangelo Buonarroti. In eleganti fotografie in bianco e nero, Amendola esalta le superfici marmoree attraverso forti contrasti di luce e chiaroscuro, mettendo in risalto dettagli e prospettive inedite. Dal pathos del Ratto di Proserpina di Bernini alla sospensione di Amore e Psiche di Canova, fino allo sguardo intenso di Giuliano de’ Medici nelle Cappelle Medicee, il marmo si rivela materia viva e vibrante.

Dettaglio fotografico del Giuliano de’ Medici di Michelangelo nelle Cappelle Medicee

Un omaggio a uno sguardo che riscrive la storia dell’arte

Come sottolinea l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, accogliere a Palazzo Reale la mostra di Amendola significa rendere omaggio a uno dei grandi interpreti della fotografia d’arte contemporanea, capace di instaurare un dialogo unico con maestri come Michelangelo, Bernini, Canova, Burri, Vedova e Nitsch. Particolarmente significativa, in questo senso, è la sezione sul Duomo di Milano, in cui la cattedrale rivela tutta la sua forza espressiva e la sua bellezza.

L’esposizione si configura come un viaggio tra pratiche artistiche e periodi storici differenti, in cui la fotografia non si limita a documentare, ma rilegge la storia dell’arte da una prospettiva intima e personale. Amendola interroga la materia, il gesto e la memoria, costruendo una narrazione visiva stratificata che avvicina il pubblico tanto all’opera quanto all’artista. In occasione della mostra è previsto anche un catalogo bilingue, edito da Skira, che raccoglie le opere in esposizione.

Foto: Aurelio Amendola

Revenews