L’installazione al neon ‘Vedere le cose (per A.S.)’ di Joseph Kosuth entra nella collezione permanente del Museo del Novecento di Milano, trasformando la facciata in un testo luminoso.

Con l’arrivo di Joseph Kosuth, la facciata laterale del Museo del Novecento in Milano si trasforma in una pagina di luce. L’installazione al neon Vedere le cose (per A.S.), 2025, lunga 28 metri sul lato di via Marconi, entra a far parte della collezione permanente del museo e sarà inaugurata ufficialmente il 1° luglio 2026 alle ore 19, alla presenza dell’artista e dell’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi.

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L’opera, acquisita dal Comune di Milano, si presenta come una vera e propria scrittura luminosa, un testo che invita i passanti a rallentare lo sguardo e a interrogare il presente. Installata direttamente sul muro esterno, segna un nuovo capitolo nel rapporto tra il museo e la città, proiettando all’esterno la ricerca concettuale di Kosuth.

Joseph Kosuth ‘Vedere le cose (per A.S.)’, 2025 Installazione neon Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli Ph. Studio Marco Bertoli

La frase di Savinio che diventa luce

Fulcro dell’installazione è la frase: «Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità», tratta dagli Scritti dispersi (1943-1952) di Alberto Savinio. Kosuth la realizza in neon bianco caldo, alta 62 centimetri, seguendo la linea architettonica della facciata del museo. La riflessione metafisica evocata da Savinio incontra così il linguaggio concettuale dell’artista, trasformando il luogo di passaggio in un dispositivo di pensiero.

L’opera invita a superare l’immediatezza del presente per cercare, nella profondità delle cose, nuove possibilità di senso. In questo dialogo tra parola e architettura, il muro del museo diventa una soglia simbolica, un invito a guardare oltre la superficie, a interrogare il tempo e il modo in cui lo abitiamo.

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Un segno permanente per la nuova stagione del museo

L’intervento di Kosuth arriva in un momento cruciale per il Museo del Novecento, che ha avviato il cantiere per l’ampliamento nella seconda torre dell’Arengario. Come sottolinea l’assessore Tommaso Sacchi, l’opera getta idealmente un ponte verso il secondo Arengario, destinato a diventare estensione del museo, accompagnandolo fino alle soglie del contemporaneo. La scritta luminosa diventa così emblema di una trasformazione in corso, capace di tenere insieme memoria e futuro.

Installazione al neon Vedere le cose (per A.S.) 2025 di Joseph Kosuth sulla facciata del Museo del Novecento a Milano
Joseph Kosuth ‘Vedere le cose (per A.S.)’, 2025 Installazione neon Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli Ph. Studio Marco Bertoli

Vedere le cose (per A.S.) nasce nel contesto di Metafisica/Metafisiche, la grande mostra diffusa curata da Vincenzo Trione e prodotta da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia con Electa, dedicata alla persistenza della visione metafisica dal primo Novecento alla contemporaneità. Se il progetto espositivo si avvia alla conclusione il 21 giugno 2026, l’opera di Kosuth ne prolunga idealmente la riflessione nello spazio urbano, lasciando un segno visibile e permanente alla città.

Realizzata come installazione al neon in bianco caldo, con una lunghezza complessiva di 28 metri, l’opera è presentata con la collaborazione della Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Di notte, il testo luminoso si staglia sulla facciata del museo come una frase sospesa nel buio, chiamando in causa chi attraversa via Marconi e trasformando l’orizzonte urbano in un campo di domande aperte.

Con questo intervento, il Museo del Novecento consolida dunque il proprio ruolo di osservatorio sul presente, capace di mettere in relazione le radici storiche del Novecento con le pratiche artistiche contemporanee. La luce di Kosuth, radicata nella tradizione dell’arte concettuale, diventa un invito continuo a ripensare il rapporto tra parola, immagine e spazio pubblico.

Foto: Studio Marco Bertoli

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