Dal 17 al 30 giugno 2026 il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita ‘Umani troppo umani (oggi)’, collettiva degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma sul valore della vita umana oggi.

Come guardiamo oggi alla vita umana, alla sua fragilità e al suo valore nel presente? A questa domanda prova a rispondere Umani troppo umani (oggi), la mostra degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma ospitata al piano terra del Museo di Roma a Palazzo Braschi dal 17-30 giugno 2026. Un progetto espositivo corale che trasforma le sale affacciate su piazza San Pantaleo e piazza Navona in un laboratorio di sguardi sul contemporaneo.

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Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la collettiva riunisce una selezione di opere del Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia, organizzata da Anna Maiorano con testi critici di Livia Romano. L’ingresso alla mostra è gratuito, con apertura dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso un’ora prima, chiuso il lunedì).

Veduta dell'allestimento della mostra Umani troppo umani (oggi) al Museo di Roma a Palazzo Braschi

Il valore della vita umana nel presente

Al centro del progetto c’è una riflessione condivisa: quale valore attribuiamo oggi alla vita umana nel contesto storico e sociale contemporaneo? Gli studenti e le studentesse interrogano la tensione tra la dimensione sacra dell’esistenza e i processi che ne ridefiniscono il valore, spesso filtrati da dinamiche economiche e sociopolitiche globali difficili da governare.

Il titolo Umani troppo umani (oggi) richiama una condizione radicata nella contemporaneità: l’essere umano come luogo di precarietà, contraddizione e vulnerabilità. Le opere diventano dispositivi critici che chiamano in causa lo spettatore, aprendo uno spazio di riflessione sul rapporto tra dignità, corpo, identità e riconoscimento, in un dialogo serrato con il presente.

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Un percorso tra pittura, scultura, video e performance

Il percorso espositivo si presenta come una mappa di pratiche artistiche che restituiscono la complessità del nostro tempo, mostrando come la nozione di sacro si trasformi senza perdere la propria forza simbolica. In mostra 18 opere che spaziano dalla pittura alla scultura, dal video alla performance, firmate da Giulia Battista, Federica Bonomi, Lisa Di Pietro, Sabino de Nichilo, Giuseppe Antonio Lo Presti, Sara Marcelletti, Giulio Martellotti, Alessia Pagano, Letizia Paoletti, Valerio Pilotti, G. Gabriella Pitarresi, Andrea Rupolo, Michelangelo Torretti, Emanuele Zaccari e Liu Yanran.

Il progetto si inserisce nel quadro delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sottolineando la responsabilità civile dello sguardo artistico. I servizi museali sono curati da Zètema Progetto Cultura e tutte le informazioni aggiornate sono disponibili sul sito ufficiale del museo Museo di Roma e sul portale dei musei civici Musei in Comune Roma.

Dettaglio di opera esposta nella mostra Umani troppo umani (oggi) al Museo di Roma a Palazzo Braschi

L’azione performativa Il cuscino della sposa

Ad anticipare ufficialmente l’apertura della mostra è l’azione performativa Il cuscino della sposa, in programma martedì 16 giugno alle ore 19.00. Diretta da Paola Ricci, la performance mette in scena un rituale partecipato che invita il pubblico a prenderne parte, intrecciando gesto, corpo e memoria collettiva.

Protagoniste dell’azione sono le studentesse Isabella Abbate, Ginevra Angiuli, Nicole De Napoli, Aurelia Di Iorio, Marta Fornaini, Simona Giuliani e Martina Sarubbi, con il supporto tecnico al suono di Chiara Stella Landi e i costumi ideati da G. Gabriella Pitarresi. Una dimensione performativa che completa il percorso espositivo, ribadendo la centralità del corpo come luogo di esperienza, vulnerabilità e resistenza.

La mostra Umani troppo umani (oggi) conferma il ruolo dell’Accademia di Belle Arti di Roma come spazio di formazione e sperimentazione, in dialogo diretto con le istituzioni cittadine. Un invito a confrontarsi, attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, con le domande aperte del nostro tempo.

Foto: Ufficio Stampa

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