Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli, ci racconta il progetto diffuso torinese dedicato a Marisa Merz. L’intervista.

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A cent’anni dalla nascita di Marisa Merz, Torino si prepara a rendere omaggio a una delle figure più significative dell’arte contemporanea italiana con un progetto espositivo di portata eccezionale. Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino uniranno per la prima volta le proprie forze per dare vita a Marisa Merz – La danza delle ore, mostra in tre atti dedicata all’artista nata a Torino nel 1926.

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L’esposizione rappresenta una delle più ampie ricognizioni mai realizzate sull’opera dell’unica artista donna associata al movimento dell’Arte Povera. E nel progetto confluiscono opere storiche e prestiti internazionali insieme a lavori inediti, per restituire la complessità di una ricerca sviluppata lungo oltre mezzo secolo.

Marisa Merz, Senza titolo (Untitled), 2010
Courtesy Emanuela Campoli, Milano, Parigi

Uno dei nuclei centrali del percorso sarà ospitato al Castello di Rivoli, dove verrà ricostruita l’installazione E il naufragar m’è dolce in questo mare, presentata originariamente nel 1980 alla galleria Tucci Russo e successivamente alla 39ª Biennale di Venezia. Attorno a quest’opera si svilupperà una riflessione sullo spazio, sulla dimensione metafisica dell’esistenza e sulla capacità dell’artista di rendere visibile ciò che normalmente sfugge allo sguardo.

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A raccontare il significato di questo progetto è Francesco Manacorda, tra i curatori della mostra e Direttore del Castello di Rivoli.

L’intervista

Ci racconta più nel dettaglio la mostra che il Castello di Rivoli ospiterà in omaggio a Marisa Merz?
«Questo è un progetto molto speciale ed è molto caro a Torino come città. Ma anche alle tre istituzioni che hanno deciso di collaborare e che si sono trovate proprio per questo motivo a creare un progetto molto articolato. La mostra si presenta in tre capitoli diversi che però danno testimonianza di quelli che sono i diversi aspetti di Marisa Merz, un’artista veramente polifonica.

La possibilità di avere tre mostre intrecciate l’una all’altra nelle tre grandi istituzioni di Torino rende questo progetto forse un momento speciale per la città. Ma è un momento speciale anche perché una mostra così grande e così completa di Marisa Merz non c’è mai stata».

E che cosa ci racconta oggi, in questo anniversario, l’artista?
«Ci racconta due cose. Da una parte c’è un anniversario che ha a che fare con la sua partecipazione al movimento dell’Arte Povera. E dall’altra c’è lo sviluppo di tutta una pratica di ritrattistica, ma anche di investigazione dei materiali e degli aspetti spirituali dell’opera, che è un territorio ancora tutto da esplorare.

Il fatto che prendiamo questa occasione del centenario per celebrarla nella sua città, ma anche per dipanare tutte le cose che lei ha lasciato ancora all’interpretazione storico-artistica, rende questo un momento speciale».

Quanto è importante questo dialogo tra diverse istituzioni nel tessuto cittadino, a livello artistico e culturale?
«È molto importante perché le tre istituzioni che hanno collaborato a questo progetto insieme ad altre stanno cercando di creare un sistema che sia più un modello collaborativo.  Per Torino è un momento sperimentale: quasi tutti i direttori delle varie istituzioni, o comunque i vertici delle direzioni artistiche, sono di nomina piuttosto recente e insieme stiamo cercando di ricostruire quello che chiamiamo un modello di esplorazione collaborativa.

Questo è speciale proprio perché, nel momento in cui si mette da parte la competizione e si cerca di collaborare anche su aspetti che in passato erano abbastanza tabù, si arriva a risultati incredibili. Basti pensare che questa mostra sarà più grande di quella che il Metropolitan Museum e l’Hammer Museum hanno dedicato a Marisa Merz. E questo grazie al fatto che qui ci sono istituzioni che collaborano tra loro e collaborano anche con la Fondazione che ne rappresenta l’eredità».

Per La danza delle ore dobbiamo aspettare ottobre, ma che stagione artistica si apre a Torino?
«Questa stagione a Torino vede diverse mostre molto interessanti che arrivano fino a settembre e che preparano il terreno al momento dell’Art Week di ottobre. Per esempio, fino ad allora, al Castello di Rivoli è in corso una mostra di Cecilia Vicuña El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso) mentre alla Fondazione Merz c’è una mostra dedicata a Gaza, raccontata sia dal punto di vista archeologico sia attraverso artisti che lavorano su questo tema molto delicato.

Marisa Merz, Senza titolo (Untitled), 1985. Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino – Foto / Photo: Paolo Pellion

Alla GAM, poi, ci sono altre mostre che hanno a che fare con il disegno e con artisti italiani contemporanei. È sempre un panorama molto eterogeneo, ma che in qualche modo presenta dei fili rossi tra una mostra e l’altra a Torino. Questo è ciò che ci fa onore».

In copertina: Marisa Merz mentre installa / installing Arpa (Harp, 1967-1968), Torino, 1973

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