Quinta tappa per ‘Identità Oltre Confine’: dopo Parigi la Collezione Farnesina approda al MUŻA di La Valletta, esplorando il dialogo tra essere umano e natura tra ecologie instabili, radici di resistenza e geografie del distacco.
Con la quinta tappa del progetto espositivo Identità Oltre Confine, la Collezione Farnesina approda a La Valletta, dopo il recente passaggio a Parigi. Dal 18 giugno – 16 agosto 2026 il percorso dedicato al dialogo tra essere umano e natura è ospitato dal MUŻA – The National Community Art Museum, con inaugurazione prevista per mercoledì 17 giugno, ore 19:00.
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Promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e curato da Benedetta Carpi De Resmini, il progetto riflette sul concetto di identità nel contesto contemporaneo, attraversato da crisi ecologiche, fenomeni migratori e fratture culturali. La scelta di Malta, crocevia mediterraneo e luogo simbolico per le questioni ambientali e migratorie, amplifica il senso di un itinerario che mette in relazione culture e geografie diverse.
Un percorso in tre sezioni tra corpo, paesaggio e fratture
Ideato inizialmente come mostra in tre tappe, Identità Oltre Confine si è progressivamente trasformato in uno spazio di riflessione sulle identità individuali e collettive, che si ridefiniscono nel tempo. A La Valletta il percorso espositivo prende avvio dall’opera Fibonacci di Mario Merz, metafora di una conoscenza organica e non gerarchica che si espande per connessioni e ramificazioni.

La mostra è articolata in tre sezioni tematiche: Radici di resistenza, Ecologie instabili e Geografie del distacco. In Radici di Resistenza le opere di Tomaso Binga, Carla Accardi, Ketty La Rocca, Maria Lai ed Elisa Montessori dialogano con quelle di Elena Bellantoni, Silvia Giambrone, Marinella Senatore e Loredana Di Lillo, dove corpo e linguaggio diventano strumenti di emancipazione.
In Geografie del distacco il tema della frattura è affrontato come esperienza: Gea Casolaro, Agnese Purgatorio e Sarah Ciracì tracciano mappe di ferite urbane, sociali ed emotive, mentre Rä di Martino, Marta Roberti e Paola Gandolfi rappresentano figure sospese tra umano e non umano, presenze liminali che interrogano identità in continuo divenire.
La sezione Ecologie instabili mette al centro il paesaggio come organismo vulnerabile ma aperto a possibili rigenerazioni. Le opere di Letizia Battaglia, Silvia Camporesi, Martina della Valle, Iginio De Luca, Elena Mazzi e Laura Pugno invitano a ripensare le forme di coesistenza tra comunità umane e ambiente, in un’Europa meridionale da tempo in prima linea sui temi dei cambiamenti climatici.
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Opere site-specific e focus sul Mediterraneo
Come nelle precedenti tappe, anche a Malta il progetto si arricchisce di interventi site-specific e di una selezione di opere pensate per dialogare con il contesto che le accoglie. La poesia Rima di Mari (2002) di Tomaso Binga mette al centro l’elemento marino e il legame dell’isola con il Mediterraneo, evocando il mare come luogo di transito, intensità e ridefinizione identitaria.

Gea Casolaro presenta l’opera Chi utilizza più lettere vince (2019), che invita a riflettere sulla costruzione del significato come base per un possibile cambiamento culturale fondato sul dialogo. Nel video Prima che la notte duri per sempre (2015) l’artista affronta invece lo sfruttamento petrolifero e le sue conseguenze sull’ambiente, sollecitando una presa di posizione collettiva.
Il percorso è ulteriormente arricchito da Ammophila arenaria (2025) di Laura Pugno, un’anfora incisa con la figura dell’omonima pianta fondamentale per la stabilità delle dune costiere. L’opera entra in risonanza con la costa maltese, suggerendo una riflessione sulla capacità rigenerativa e resistente della natura.
L’inaugurazione vedrà la partecipazione delle artiste Pugno e Casolaro, protagoniste di un momento di approfondimento aperto al pubblico sui temi e sulle opere in mostra. La mostra è aperta tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle 10:00 alle 18:00, con ingresso gratuito; è richiesto il biglietto per l’accesso alle gallerie del museo.
Foto: Ufficio Stampa
