Dal 13 giugno al 27 settembre 2026 Ulassai celebra i vent’anni della Fondazione Stazione dell’Arte con una mostra che mette in dialogo Marc Chagall e Maria Lai tra memorie, fiabe e paesaggi interiori.
Ulassai dedica i vent’anni della Fondazione Stazione dell’Arte a un incontro inedito tra Marc Chagall e Maria Lai. Dal 13 giugno al 27 settembre 2026 la mostra Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore si sviluppa tra il CaMuC e la Stazione dell’Arte, trasformando il paese ogliastrino in un percorso tra memorie personali, fiabe e geografie dell’anima.
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Curato da Paul Schneiter e Marco Peri, il progetto riunisce oltre settanta opere tra dipinti, incisioni, libri d’artista, tessiture e lavori su carta. Il dialogo tra l’universo lirico e visionario di Chagall e la grammatica poetica di Lai nasce dall’idea di un comune villaggio interiore, in cui il luogo d’origine diventa paesaggio mentale e matrice di narrazioni universali.

Dal villaggio natale al paesaggio interiore
Le opere di Chagall, attraversate da un lirismo fiabesco popolato di figure sospese, animali simbolici e paesaggi della memoria, entrano in risonanza con i lavori di Lai, che ha trasformato fili, telai e racconti orali in un linguaggio contemporaneo. Vitebsk e Ulassai diventano luoghi della memoria e dell’immaginazione, territori interiori continuamente reinventati attraverso l’arte.
Il percorso dedicato a Chagall si articola in cinque sezioni. In Vitebsk si apre con il dipinto Russian Village (1929), in cui l’artista sorvola la propria patria ricostruita mentalmente. Le grandi serie di illustrazioni per Le anime morte, Le Favole di La Fontaine e La Bibbia mostrano l’evoluzione del suo linguaggio visivo tra Russia, Parigi e l’esilio, fino alle tavole più composte e radicate della Bibbia.
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Ne Il circo il mondo circense diventa per Chagall il centro emotivo del proprio villaggio interiore, un paesaggio psicologico in cui gioia e malinconia convivono, fino al capolavoro Le coq violet. La sezione Fiori mette invece a confronto nature morte giovanili e bouquet del dopoguerra, in cui il vaso si fa metafora di sradicamento e instabilità. In chiusura, alla Stazione dell’Arte, i Poèmes del 1968 riuniscono in 24 xilografie temi, luoghi ed eventi storici che attraversano l’intera vita dell’artista.

Maria Lai e la Sardegna come radice viva
Parallelamente, la collezione permanente di Maria Lai alla Stazione dell’Arte è ripensata in un nuovo allestimento che valorizza il rapporto vitale dell’artista con la Sardegna. Fiabe, leggende, pani, telai, fili e scritture diventano elementi di un linguaggio simbolico e relazionale, in cui pratiche tradizionalmente associate all’universo femminile come il cucire e il tessere si trasformano in opere capaci di parlare al presente.
Per Lai il legame con la propria terra non è mai nostalgico: è una radice da cui trarre nutrimento continuo, capace di trasformare memorie personali e collettive in linguaggio universale. Il villaggio interiore non è margine geografico, ma centro generativo di visioni che, a vent’anni dall’apertura della Fondazione, continuano a dialogare con l’infinito e con altri percorsi artistici.

La mostra, promossa dal Comune di Ulassai e prodotta dalla Fondazione Stazione dell’Arte con il supporto organizzativo di Arthemisia, è ospitata al CaMuC – Casa Museo Cannas, spazio espositivo nel centro storico con due piani e cortile interno, e alla Stazione dell’Arte, museo sorto nell’antica stazione ferroviaria e dedicato all’eredità di Maria Lai.
Il percorso sarà visitabile a Ulassai dal 13 giugno al 27 settembre 2026, dal martedì alla domenica con orario 09:30 – 13:00 / 14:30 – 19:30, mentre il lunedì le sedi resteranno chiuse. Per il pubblico sono previste visite guidate quotidiane incluse nel biglietto, alle 9:30, 11:00, 14:30 e 16:00, condotte dalle guide della Stazione dell’Arte.
Informazioni aggiornate su biglietti e prenotazioni sono disponibili sui siti ufficiali Stazione dell’Arte e CaMuC. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi.
Foto: Ufficio Stampa
