Al Museo del Novecento un focus su ‘Homme assis’ di Pablo Picasso ripercorre la storia del primo dipinto dell’artista entrato nelle collezioni civiche milanesi, tra impegno politico, antifranchismo e memoria collettiva.
Fino al 27 settembre 2026 il Museo del Novecento di Milano dedica un nuovo focus a Pablo Picasso e al primo suo dipinto entrato nelle collezioni civiche milanesi. Al piano terra del museo va in scena Il primo Picasso di Milano. Un Moschettiere tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale, un percorso concentrato su Homme assis (1967), che intreccia storia dell’arte, impegno politico e memoria collettiva.
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A cura di Roberto Pini, il progetto espositivo propone una rilettura storico-critica di Homme assis, appartenente alla serie dei Moschettieri, uno dei nuclei più significativi della tarda produzione picassiana. Tradizionalmente interpretata come proiezione immaginaria e autobiografica dell’artista, l’opera è qui osservata alla luce dei diversi contesti che ne hanno segnato la circolazione pubblica tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta.

Da Parigi e L’Avana a Milano: la traiettoria internazionale di Homme assis
Realizzata nel 1967, Homme assis è al centro di una vicenda che attraversa alcuni dei luoghi simbolo della cultura del Novecento. Prima di approdare a Milano nel 1972, l’opera viene esposta in contesti internazionali come il Salon de Mai di Parigi e il Salón de Mayo dell’Avana, dove è inviata dallo stesso Picasso come simbolo del proprio impegno politico e della vicinanza alle istanze rivoluzionarie e antifranchiste.
Il legame con Milano si consolida nel marzo 1972, quando la città ospita in Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale la mostra “Amnistia. Que trata de España”, promossa da CGIL, CISL e UIL per sostenere i lavoratori spagnoli e la richiesta di amnistia per i prigionieri politici del regime di Francisco Franco. In quell’occasione, Homme assis viene esposta accanto a opere di artisti come Joan Miró, Alexander Calder, Antoni Tàpies, Franco Angeli, Renato Guttuso, Carlo Levi, Emilio Vedova, Giulio Turcato e Toti Scialoja.
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Per volontà del sindaco Aldo Aniasi, Homme assis è l’unica opera della mostra ad essere acquisita dal Comune di Milano. Una scelta che arricchisce il patrimonio civico ma che, soprattutto, traduce in gesto concreto i valori della solidarietà internazionale e dell’impegno antifranchista della città, fissando nella collezione pubblica un’icona di partecipazione politica e culturale.

Un museo come centro di ricerca e memoria civica
Il focus su Homme assis nasce nell’ambito della più ampia attività di ricognizione, studio e catalogazione del patrimonio del Museo del Novecento, in corso da alcuni anni e destinata a portare nel 2026 alla condivisione online del catalogo delle collezioni. Un lavoro che ha permesso di riscoprire opere importanti del patrimonio civico, ricostruendone le vicende storiche, conservative ed espositive e riportando alla luce connessioni spesso dimenticate.
Attraverso fotografie, documenti d’archivio e materiali audiovisivi, Il primo Picasso di Milano ricostruisce la circolazione internazionale del dipinto tra Parigi, L’Avana e Milano, mettendo in evidenza come un singolo quadro possa farsi nodo di relazioni tra arte, istituzioni culturali e movimenti civili. La mostra sottolinea così la vocazione del museo come centro di ricerca sulla storia artistica e culturale del Novecento, ma anche come luogo in cui si sedimentano e si rileggono i processi di costruzione della memoria collettiva e dell’identità civica milanese.
È in questa prospettiva che le parole dell’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi definiscono il senso del progetto: la mostra racconta il lavoro quotidiano di ricerca e valorizzazione sul patrimonio civico e restituisce al pubblico non solo la storia di un’opera straordinaria, ma anche il ruolo di Milano come città aperta, democratica e profondamente legata ai valori della cultura e della solidarietà internazionale.

Foto: Ufficio Stampa