La Fondazione Biscozzi Rimbaud di Lecce dedica a Gianni Bertini una grande mostra con oltre 40 opere, dai Gridi informali alla stagione Mec-Art, dal 16 maggio al 13 settembre 2026.

Gianni Bertini torna al centro dell’attenzione critica con la mostra Gianni Bertini. Storia di un uomo senza storia, ospitata alla Fondazione Biscozzi Rimbaud ETS di Lecce. L’esposizione, curata da Thierry Bertini e Roberto Lacarbonara, inaugura venerdì 15 maggio 2026 alle ore 18.00 (ultimo ingresso 19.30) e sarà aperta al pubblico dal 16 maggio al 13 settembre 2026.

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Realizzata in collaborazione con l’Associazione Gianni Bertini di Milano e con l’Archivio Frittelli per l’Opera di Gianni Bertini di Firenze, la mostra riunisce oltre quaranta opere e una selezione di libri d’artista. Un percorso che attraversa tre decenni di ricerca, dal secondo Dopoguerra agli anni Settanta, mettendo in luce il ruolo dell’artista come precursore delle trasformazioni culturali europee tra Italia e Francia.

Ritratto di Gianni Bertini (anni ’50), Associazione Gianni Bertini

Dai Gridi all’Informale: gli anni della sperimentazione

Nato a Pisa nel 1922 e scomparso a Caen nel 2010, Bertini è presentato a Lecce attraverso una selezione che copre il periodo compreso tra il 1946 e gli anni Settanta. Il progetto espositivo nasce dal dialogo con gli autori della collezione permanente della Fondazione, con l’obiettivo di indagare contesti, linguaggi e fenomeni dell’arte del Novecento.

Il titolo Storia di un uomo senza storia riprende un romanzo inedito scritto dall’artista nel 1953 e declamato durante un happening in Campo San Fantin a Venezia l’11 agosto di quell’anno. Un testo-manifesto che restituisce la sua ostinata distanza dal conformismo e dall’accademia, alimentando una pratica segnata da svolte continue, sperimentazione tecnica ed erranza.

Un primo nucleo è dedicato ai Gridi degli anni Quaranta, presentati nel 1949 alla mostra Arte d’Oggi alla Strozzina di Firenze: tavole costruite con lettere, cifre, punti cardinali e segnaletica, che anticipano temi destinati a emergere più tardi nel New Dada e nella Pop Art. Dal 1951 la ricerca si orienta verso l’Informale, anche grazie al dialogo con Gillo Dorfles e con gli artisti del M.A.C., privilegiando segno-gesto, dripping e materia per restituire le tensioni profonde della realtà.

Allestimento della mostra Gianni Bertini alla Fondazione Biscozzi Rimbaud

Mec-Art e cultura di massa: un’alternativa europea alla Pop Art

Il trasferimento a Parigi nell’ottobre del 1951 segna l’incontro con Pierre Restany e l’inizio di una vera e propria svolta meccanica. Nelle opere compaiono elementi dell’immaginario elettrico e macchinico, simboli della dimensione tecnologica della civiltà contemporanea. A partire dal 1963, Bertini introduce tecniche di riproduzione meccanica e seriale: immagini fotografiche riportate su tela emulsionata o metallo, poi rielaborate pittoricamente, in aperto conflitto con il mito dell’opera unica.

Nel 1965 l’artista aderisce al manifesto della Mec-Art promosso da Restany, proponendo una “pittura meccanica” fondata sui processi di riproduzione, acquisizione e ricomposizione dell’immagine. Come sottolinea Lacarbonara, questo immaginario intreccia dinamismi meccanici e segni della pubblicità, della comunicazione e della società di massa: vetture di Formula 1, atleti in gara, oggetti di moda, simboli di guerra e geopolitica diventano strumenti per impossessarsi criticamente della realtà.

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L’estetica Mec si configura così come una possibile alternativa europea alla Pop Art, consentendo a Bertini di tornare alla figurazione senza rinunciare all’energia espressiva degli esordi. A completare il percorso è un catalogo trilingue (italiano, francese, inglese) edito da Dario Cimorelli Editore, con saggi dei curatori e la riproduzione a colori di tutte le opere esposte.

Opera di Gianni Bertini esposta alla Fondazione Biscozzi Rimbaud

Informazioni pratiche per la visita

La mostra si tiene alla Fondazione Biscozzi Rimbaud ETS, in piazzetta Giorgio Baglivi 4 a Lecce, in spazi completamente accessibili alle persone con disabilità. L’esposizione è visitabile dal 16 maggio al 13 settembre 2026, dal martedì alla domenica, dalle ore 17.00 alle 21.00, con chiusura il lunedì; è prevista l’apertura straordinaria martedì 2 giugno e la chiusura sabato 15 agosto.

L’ingresso alla mostra è fissato a € 5,00. Il biglietto collezione permanente + mostra costa € 8,00, con ridotto € 5,00 per gruppi oltre quindici persone, residenti a Lecce e provincia, minori di diciotto anni, scolaresche, studenti universitari, di accademie e conservatori con tesserino, insegnanti e soci ICOM. L’ingresso è gratuito per bambini fino a sei anni, persone con disabilità (con accompagnatore), un accompagnatore per ogni gruppo, guide turistiche e giornalisti accreditati.

Per ulteriori dettagli su programma, attività e servizi è possibile consultare il sito ufficiale della Fondazione e i canali social dedicati.

Foto: Ufficio Stampa

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