La Johyun Gallery di Busan dedica una retrospettiva a Kim Hong-Seuk, maestro coreano dell’astrazione che intreccia filo, tela e carta hanji in superfici monocrome vibranti, tra memoria, han e processi di trasformazione.

Dal 11 giugno 2026 al 2 agosto 2026 la Johyun Gallery di Busan, in Corea del Sud, presenta la mostra personale Where Threads Breathe dedicata a Kim Hong-Seuk (1935-1993). Un percorso che riporta l’attenzione su una figura centrale per l’astrazione coreana e per la traiettoria del movimento Dansaekhwa, attraverso opere in cui filo, tela e carta hanji sostituiscono i tradizionali mezzi pittorici.

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L’esposizione, allestita nello spazio di Dalmaji-gil a Haeundae-gu e visitabile da martedì a domenica dalle 10:30 alle 18:30, si concentra in particolare sulle serie Opening and Shutting e Germination. Le superfici monocrome di Kim, costruite per accumulo e ripetizione, diventano campi sensibili dove la materia trattiene energia, memoria e quel sentimento di han che attraversa la storia e la cultura coreana.

Filo, hanji e tela: il respiro della materia

Formatosi all’interno della pittura monocroma che ha segnato il modernismo coreano, Kim Hong-Seuk sostituisce il pennello con l’ago e il colore con il filo e l’inchiostro, lavorando su un registro essenziale vicino al principio compositivo est-asiatico dello yeobaek, il vuoto attivo. Il filo viene tagliato in segmenti regolari, allineato alla trama della tela e cucito dal retro verso il fronte, uno per uno, in un processo di lavoro manuale lento e ripetitivo che costruisce la superficie come stratificazione fisica di tempo.

Opera Sublimation (1976) di Kim Hong-Seuk con olio e filo su tela alla Johyun Gallery di Busan

In opere come Sublimation (1976), dove olio e filo su tela misurano 162 x 130,5 cm, la monocromia non coincide con il vuoto concettuale ma con una tensione quasi tattile. Il filo a volte si perde nella trama, altre emerge in rilievo, generando un equilibrio tra struttura densa e spazi negativi che rimanda alla ricerca dell’artista sulla soglia tra interno ed esterno, visibile e nascosto.

La serie Opening and Shutting porta all’estremo questa logica di condensazione. Il filo, materiale docile e facilmente sfilacciabile, si addensa in nodi di forza calibrati dalla ripetizione. La superficie appare chiusa, ma è in realtà uno stato metastabile, pronta a «aprirsi» a un movimento minimo, a una vibrazione trattenuta. Il confine tra ciò che è rivelato e ciò che resta in potenza diventa semi-permeabile, in costante flusso.

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Germination: superfici in divenire

Nella serie Germination l’artista mette ancora più alla prova le qualità materiche di hanji e filo. La carta viene laminata sopra la superficie cucita e poi strappata via, in cicli successivi di applicazione e rimozione. Le tracce di questa separazione – crepe, rilievi, impronte residue del filo – diventano il vero linguaggio formale del quadro, trasformando il piano pittorico in un campo topografico vibrante.

Johyun Gallery, Kim Hong-Seuk, Opening and Shutting, Undated – Oil paint on canvas, 91 x 116.5 cm

Queste superfici, apparentemente silenziose, sono percorse da energie e emozioni che non esplodono in gesti espressivi ma si condensano in una durata fatta di strati, ripetizioni, micro-variazioni. Il lavoro di Kim privilegia l’incipiente rispetto al compiuto: non cerca una forma definitiva, ma registra processi di trasformazione, stati sospesi tra emersione e dissoluzione.

La mostra include anche opere come Soil (1973), pastello su tela, e vari lavori senza titolo in olio su carta o su tela, che documentano la continuità della ricerca di Kim dagli anni Settanta in poi. In tutte, la superficie non è mai un campo neutro ma un luogo in cui il respiro e il han degli antenati – le loro vite e i loro lavori – sembrano depositarsi e continuare a vibrare.

Una figura chiave dell’astrazione coreana

Attivo tra Busan e Seul, Kim Hong-Seuk ha iniziato a esporre in Corea nei primi anni Settanta, per poi portare il suo lavoro a Tokyo, Hiroshima, Parigi, New Delhi, Washington D.C. e Tennessee. La partecipazione alla 13a Biennale di São Paulo (1975), alla Fourth India Triennale (1978) – dove ottiene il Grand Prize per la pittura – e a rassegne come Korean Drawing Now organizzata con il Brooklyn Museum, testimonia un profilo internazionale costruito in dialogo con Asia, Nord America ed Europa.

Opera Sublimation di Kim Hong-Seuk con olio e filo su tela esposta alla Johyun Gallery di Busan
Johyun Gallery, Kim Hong-Seuk, Profile – Courtesy of the Artist

In patria, la presenza in mostre come École de Séoul e Korean Art Today: Black and White lo colloca tra i protagonisti dello sviluppo del modernismo coreano negli anni Settanta e Ottanta. Le sue opere sono oggi conservate in importanti collezioni pubbliche, tra cui il National Museum of Modern and Contemporary Art (MMCA) e l’Ho-Am Art Museum, confermando la rilevanza di una pratica che ha saputo trasformare un semplice gesto ripetuto – cucire il filo – in una riflessione profonda sul tempo, sulla memoria e sulla pittura come campo di forze in divenire.

Foto: Ufficio Stampa

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