La personale ‘DNA’ di ARWEN, aka Beatrice Zervas, porta al Museo Diocesano di Caserta cariatidi acquatiche tra mito, psicologia e intelligenza artificiale. In mostra ogni weekend fino al 28 giugno.
Una presenza internazionale apre una nuova stagione espositiva a Caserta: con DNA, la personale di ARWEN, aka Beatrice Zervas, il Museo Diocesano di Caserta si trasforma in un paesaggio liquido in cui mito, psicologia e sperimentazione tecnologica si intrecciano. Il vernissage è in programma venerdì 5 giugno alle ore 19, all’interno del progetto Hearth: Art Starts Here ideato e curato da Fabio Maietta, e la mostra sarà visitabile ogni sabato e domenica fino a 28 giugno.
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Attiva tra Germania, Medio Oriente, Stati Uniti e Italia, ARWEN porta a Caserta un corpus di lavori già presentati in contesti globali come World Art Dubai 2025 e Spectrum Miami 2025, oltre che in una trilogia di personali italiane riunite sotto il titolo Pillars. In questo nuovo capitolo espositivo, il museo diventa un dispositivo capace di amplificare la tensione tra sacro e contemporaneo, tra archetipo e immaginazione digitale.

Le cariatidi come archetipi in sospensione acquatica
Il titolo DNA suggerisce che le figure create dall’artista non siano semplici rappresentazioni, ma codici originari, matrici simboliche che attraversano la storia dell’immaginario occidentale. Le sue cariatidi, ispirate alla serie Karyatiden. Hommage à Francesca Woodman, non appaiono piegate dal peso, ma come dee contemporanee, autonome e mobili, immerse in un ambiente acquatico che sospende la gravità e restituisce al corpo una dimensione di potenza e metamorfosi.
L’acqua è il luogo del passaggio, uno spazio liminale in cui il corpo si libera, si trasforma, si riattiva come archetipo vivo, come sequenza genetica della nostra memoria culturale. In questo paesaggio liquido, le figure emergono come presenze liminali, corpi che affiorano da un Nexus Somnia — un sogno condiviso che, nelle parole dell’artista, appartiene all’inconscio collettivo.
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Tra psicologia clinica, fotografia subacquea e intelligenza artificiale
La ricerca di ARWEN nasce da una formazione come psicologa clinica e si sviluppa in una pratica interdisciplinare che unisce fotografia subacquea, scenografie dipinte a mano, costumi originali e interventi di intelligenza artificiale. Il risultato è un linguaggio visivo che si colloca tra percezione, identità e memoria culturale, in cui la femminilità diventa spazio di rivelazione, forza e trascendenza.
All’interno del Museo Diocesano di Caserta, la dimensione spirituale del luogo amplifica ulteriormente questa tensione: le opere dialogano con l’architettura e con la storia del museo, trasformando le sale in un teatro di apparizioni in cui figure archetipiche e immaginazione digitale convivono. Le cariatidi acquatiche sembrano assumere il ruolo di nuove icone, sospese tra tradizione e sperimentazione.
Un progetto per connettere artisti, luoghi e comunità
La personale DNA, aperta al pubblico ogni sabato e domenica fino a domenica 28 giugno, si inserisce nel più ampio percorso di Hearth: Art Starts Here, con cui Fabio Maietta intende attivare dialoghi tra artisti internazionali, luoghi identitari e comunità locali. In questa prospettiva, la mostra di ARWEN diventa un dispositivo di relazione: tra l’esperienza individuale dello spettatore e l’inconscio collettivo evocato dalle immagini, tra la storia del museo e le tecnologie che ridefiniscono oggi il fare artistico.
Il percorso espositivo invita a sostare davanti a corpi che non sono solo soggetti ritratti, ma strutture profonde, quasi sequenze genetiche dell’immaginario. Un invito a leggere la femminilità come forza trasformativa, capace di attraversare acqua, memoria e spazio sacro, restituendo alla visione la sua funzione originaria di rivelazione.
Foto: Ufficio Stampa
