Fino al 6 giugno 2026 garage BENTIVOGLIO a Bologna ospita in vetrina ‘Traccia’ (1972) di Meret Oppenheim, icona del surrealismo europeo tra design radicale, memoria e metamorfosi.

Un tavolo che sembra pronto a muoversi, sospeso tra oggetto domestico e creatura fantastica: è Traccia (1972) di Meret Oppenheim, protagonista del nuovo appuntamento del programma di esposizioni su strada promosso da Palazzo Bentivoglio a Bologna. Fino al 6 giugno 2026, l’opera surrealista dell’artista svizzera abita la vetrina di garage BENTIVOGLIO, lo spazio affacciato su via del Borgo di San Pietro, visibile dall’esterno nelle sere tra mercoledì e sabato, ore 19.00 – 23.00.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

La scelta di esporre il lavoro in vetrina ribadisce la vocazione pubblica del progetto, che porta l’arte nello spazio urbano e invita i passanti a un incontro diretto con una delle figure più originali del surrealismo europeo. In questa cornice, Traccia si offre come una presenza ambigua e perturbante, capace di trasformare un elemento d’arredo in un dispositivo poetico.

Veduta dell'opera Traccia (1972) di Meret Oppenheim esposta nella vetrina di garage BENTIVOGLIO a Bologna

Un tavolo-creatura tra memoria e metamorfosi

Realizzata nel contesto del progetto Ultramobile, promosso all’inizio degli anni Settanta dall’azienda Simon fondata da Dino Gavina e Maria Simonicini, l’opera nasce dalla volontà di affidare agli artisti la possibilità di reinventare l’oggetto domestico. In un periodo in cui il design italiano è attraversato da contestazioni studentesche e proletarie e da profonde trasformazioni del linguaggio, Ultramobile sceglie una traiettoria differente, attingendo a un immaginario che guarda a dadaismo e surrealismo.

In Traccia, due zampe d’ottone fissate sotto un piano ellittico evocano il residuo di una mutazione interrotta: una forma familiare che sfugge alla funzione e si apre a un immaginario poetico e animale. Le zampe dorate appartengono a un animale indefinibile, troppo grandi per essere di una normale gallina, troppo piccole per appartenere forse a una creatura preistorica estinta, mentre sul piano compaiono le tracce di altri simili che sembrano aver completato la trasformazione, riuscendo a volare via.

Come sottolinea il curatore Davide Trabucco, le opere nate da questo progetto non sono legate a un know-how aziendale né al rapporto tra forma e funzione, ma al puro estro creativo del singolo artista. Più che prefigurare mondi futuri, evocano rassicuranti vestigia del passato, immagini che sembrano provenire da fantasie o momenti onirici condivisi.

LEGGI ANCHE: Mostre maggio 2026 a Bologna: la guida aggiornata

Meret Oppenheim tra surrealismo, design e immaginazione

Nata a Berlino e cresciuta in Svizzera, Meret Oppenheim entra giovanissima in contatto con il gruppo surrealista parigino, frequentando figure come André Breton, Max Ernst e Marcel Duchamp. Celebre per Le Déjeuner en fourrure (1936), iconico oggetto surrealista rivestito di pelliccia, l’artista ha sviluppato una ricerca libera e multidisciplinare che attraversa pittura, scultura, poesia e design.

Temi come identità, desiderio, metamorfosi e inconscio tornano anche in Traccia, dove il lessico surrealista zoomorfo di Oppenheim si traduce in un tavolo-creatura che sfida ogni classificazione. L’opera rilegge l’oggetto d’uso quotidiano come soglia tra il domestico e l’inconscio, tra la memoria del passato e l’apertura a un immaginario libero da finalità pratiche.

Dettaglio delle zampe dorate del tavolo Traccia (1972) di Meret Oppenheim a garage BENTIVOGLIO, Bologna

Inserita nel programma di esposizioni su strada di Palazzo Bentivoglio, la presentazione bolognese di Traccia ribadisce l’attualità del dialogo tra arte, oggetto e immaginazione. La possibilità di osservare l’opera dall’esterno, senza mediazioni, ne amplifica la dimensione pubblica e collettiva, trasformando un semplice passaggio serale in un incontro inatteso con il surrealismo.

Foto: Carlo Favero

Revenews