Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia una mostra di Piero Gemelli porta alla luce i reperti custoditi nei depositi, inaugurando il Ninfeo dell’Ammannati appena restaurato.

Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, dal 19 maggio 2026 al 12 luglio 2026, la mostra Le stanze dei sogni dimenticati di Piero Gemelli, a cura di Maria Vittoria Baravelli, apre al pubblico un universo normalmente invisibile: quello dei depositi museali, dove riposano reperti etruschi mai esposti.

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Per la prima volta nella storia del museo, un artista ottiene accesso a questi spazi riservati per trasformarli in un racconto visivo. Teste votive, frammenti di terracotta, vasi incompleti e oggetti rituali senza nome diventano protagonisti di un progetto che inaugura il Ninfeo dell’Ammannati, cuore architettonico di Villa Giulia appena restaurato.

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Quando gli archivi sognano: il progetto di Piero Gemelli

La mostra nasce da una domanda semplice e potente: cosa succede agli oggetti che un museo possiede ma non riesce a mostrare? Gemelli, formatosi in architettura a Valle Giulia negli anni Settanta, torna in questi luoghi con uno sguardo affettivo e site-specific, scegliendo i reperti uno per uno e studiandoli con tempi lenti, lontani dalla logica della mera documentazione.

Veduta della mostra Le stanze dei sogni dimenticati al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Ogni testa votiva torna a essere un volto, ogni frammento un corpo, ogni anonimato una storia. La fotografia diventa strumento di ricerca e di restituzione pubblica di un patrimonio condiviso: un corpus di immagini nato dentro Villa Giulia e pensato per rivelare l’invisibile, restituendo identità a ciò che il tempo aveva dimenticato di nominare.

Il percorso espositivo mette in dialogo le nuove immagini realizzate nei depositi con una selezione dall’archivio di Gemelli, sottolineando il legame tra la sua grammatica visiva e la presenza antica dei reperti. Come afferma l’artista, le fotografie non sono semplici documenti, ma opere nate dall’incontro tra il suo sguardo e questi oggetti sospesi tra passato e presente.

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Il Ninfeo ritrovato e i protagonisti del progetto

Commissionata da Papa Giulio III nel XVI secolo, Villa Giulia custodisce la più grande collezione etrusca al mondo e il celebre Sarcofago degli Sposi. Nel progetto, il Ninfeo diventa metafora e scenario: uno spazio sospeso tra due vite, riattivato dalla presenza congiunta di reperti etruschi del V-IV secolo a.C., fotografia contemporanea e architettura rinascimentale.

Installazione fotografica nel Ninfeo dell'Ammannati a Villa Giulia

Durante la serata inaugurale del 18 maggio, Architetto Vision presenta il format Non-Luogo con un’installazione luminosa temporanea, pienamente reversibile e senza interventi strutturali, che enfatizza la natura sospesa degli spazi in attesa di una nuova narrazione. L’allestimento della mostra è affidato a Verso Creative Studio, che cura la regia visiva degli ambienti espositivi.

Dettaglio dei reperti etruschi fotografati da Piero Gemelli a Villa Giulia

Accanto al lavoro di Gemelli e alla curatela di Baravelli, il progetto coinvolge Bokeh Project, che ne ha coordinato l’intera struttura produttiva sotto la guida di Maya Anderson, e Architetto Vision con l’ideazione di Christian Longa. Il risultato è un esempio di valorizzazione integrata che unisce conservazione della memoria storica, ricerca artistica e attenzione agli archivi come luoghi vivi, dove, come recita il catalogo, «Mentre gli uomini dormono, gli archivi sognano.»

La mostra è visitabile negli orari ordinari del museo, dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.30, chiusura sale alle 19.00), ed è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Foto: Ufficio Stampa

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