L’estate 2026 del MACRO di Roma si apre con la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Miriam Cahn e con ‘Le imperfezioni’, mostra collettiva legata alla terza edizione del Premio Paul Thorel.

L’estate 2026 al MACRO / Museo d’Arte Contemporanea di Roma si apre dall’11 giugno 2026 con due progetti espositivi che mettono in dialogo memoria, corpo e ricerca digitale: la grande retrospettiva Ciò che mi guarda dedicata a Miriam Cahn e la collettiva Le imperfezioni, legata alla terza edizione del Premio Paul Thorel.

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Inserite nella programmazione 2026 ideata dalla direttrice artistica Cristiana Perrella, le due mostre confermano il ruolo del museo romano come piattaforma di confronto tra linguaggi generazionali diversi, dalla pittura alle pratiche digitali, mantenendo uno sguardo costante sui temi più urgenti del presente.

Miriam Cahn, una retrospettiva radicale al MACRO

Con Ciò che mi guarda, aperta al pubblico dall’11 giugno al 15 novembre 2026, il MACRO ospita la prima grande retrospettiva museale dedicata in Italia a Miriam Cahn, oggi considerata una delle voci più urgenti dell’arte contemporanea internazionale. Nato a Basilea nel 1949, il suo lavoro attraversa – infatti – oltre cinquant’anni di ricerca tra pittura, disegno, pastello e fotografia, con il corpo umano al centro di una riflessione radicale su violenza, desiderio, vulnerabilità e guerra.

Veduta di un'opera di Miriam Cahn esposta nella mostra Ciò che mi guarda al MACRO di Roma
Miriam Cahn Ph.Markus Muehlheim

Il percorso occupa la sala principale del museo, circa 1.400 metri quadrati, riunendo oltre 100 opere dalla fine degli anni Settanta ai lavori più recenti. L’allestimento non segue un ordine cronologico, ma si articola in costellazioni tematiche che mettono in luce la continuità delle ossessioni formali e politiche dell’artista: dalla rappresentazione del corpo femminile alla denuncia della violenza bellica, fino alla dimensione erotica come atto di resistenza.

Miriam Cahn menstruationshaus, 1982 chalk on vellum – Courtesy of the artist, Meyer Riegger and Galerie Jocelyn Wolff Ph.Oliver Roura

Il progetto espositivo, curato da Cristiana Perrella, è affidato per l’allestimento a Didier Fiúza Faustino // Bureau des Mésarchitectures, artista concettuale e architetto franco-portoghese che lavora sul rapporto tra corpo e spazio. La sua pratica, al crocevia tra arte e architettura, dialoga con l’immaginario di Cahn costruendo ambienti sensoriali che amplificano la tensione emotiva delle opere.

Formatasi nel clima dei movimenti femministi degli anni Settanta, Cahn ha costruito un linguaggio figurativo diafano e spettrale, lontano da ogni idealizzazione della bellezza femminile. Corpi nudi, apparizioni e sparizioni, immagini di conflitto e di intimità compongono una narrazione che rifiuta l’estetizzazione del dolore e mantiene una forte coerenza etica. La retrospettiva romana arriva dopo importanti tappe internazionali, dal Palais de Tokyo di Parigi al Museo Reina Sofía di Madrid, segnando un momento di sintesi per il pubblico italiano.

Le imperfezioni del Premio Paul Thorel

In parallelo, il MACRO presenta Le imperfezioni, mostra collettiva delle vincitrici della terza edizione del Premio Paul Thorel, a cura di Sara Dolfi Agostini, visitabile dall’11 giugno al 30 agosto 2026. In esposizione i lavori inediti di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, sviluppati nel contesto della residenza artistica 2025 promossa dalla Fondazione Paul Thorel.

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Il premio, nato per sostenere artiste e artisti impegnati nella ricerca digitale, prosegue quindi l’eredità di Paul Thorel, pioniere dell’immagine elettronica e della fotografia digitale sin dagli anni Ottanta. La Fondazione Paul Thorel, con sede principale a Napoli nello storico atelier dell’artista e due sedi satelliti nelle isole di Panarea e Hydra, è oggi uno spazio ibrido di esposizione, produzione e sperimentazione aperto al pubblico, dove residenze, mostre e incontri intrecciano pratica artistica e ricerca teorica.

Opera di Lorenza Longhi in mostra nel progetto Le imperfezioni al MACRO

Le opere di De Nicola, Fenara e Longhi appartengono a una generazione di artiste late millennials che indaga criticamente le relazioni tra dimensione reale e virtuale, osservando l’impatto dell’economia digitale e dei sistemi di produzione dell’informazione. Le imperfezioni evocate dal titolo sono un antidoto alla perfezione prevedibile degli algoritmi e alla computazione che penetra ogni aspetto della vita: attraverso do it yourself, glitch e materiali residuali, le artiste cercano una dimensione umana in una società iperconnessa e turbo-capitalista, dove i processi tecnologici sembrano sottrarsi al controllo umano.

Tra sorveglianza, errore visivo, appropriazione di immagini e oggetti del consumo, installazioni, suono e scultura, la mostra propone dunque un gesto di resistenza che mette in crisi la neutralità dello sguardo automatizzato e i paradossi del paesaggio culturale contemporaneo. Un contrappunto ideale alla retrospettiva di Miriam Cahn, che fa dell’esperienza del corpo il luogo da cui ripensare il presente.

Foto: Ufficio Stampa

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