Le Sale Cambellotti di Castel Sant’Angelo riaprono dal 20 maggio al 6 settembre 2026 con una mostra che intreccia tessili, arti decorative, grafica e paesaggi sonori per rileggere la formazione di Duilio Cambellotti.
Le Sale Cambellotti di Castel Sant’Angelo riaprono al pubblico dal 20 maggio al 6 settembre 2026 con la mostra Cambellotti. Tutto diventa forma. Tessili e decorazione tra visione e materia, un progetto che intreccia tessili, arti decorative, grafica e decorazione monumentale nel cuore di Roma. Un percorso raccolto, pensato in dialogo diretto con gli ambienti ideati da Duilio Cambellotti tra il 1925 e il 1926.
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L’esposizione, curata da Luca Mercuri, direttore del Pantheon e di Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, coincide con un doppio anniversario: i 150 anni dalla nascita dell’artista e il centenario della decorazione delle sale. A essere coinvolti sono la Sala delle Colonne, la Sala dei Reparti d’Assalto e la Sala della Cavalleria, nate per ospitare le bandiere dei reggimenti disciolti al termine della Prima Guerra Mondiale.
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Una nuova lettura del linguaggio di Cambellotti
La mostra propone una rilettura del percorso formativo di Cambellotti, costruita con la collaborazione scientifica dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e il coordinamento di Chiara Capulli. Le volte dipinte vengono messe in relazione con una selezione di sculture, tempere, disegni e manifesti provenienti dall’Archivio, affiancati dai tessili appartenuti all’artista, donati da Francesco Tetro ed esposti al pubblico dopo il restauro.

Nel 1940 Cambellotti si definì con sobrietà un autodidatta. Figura centrale delle arti decorative italiane, costruì il proprio linguaggio per assorbimento continuo: dalle ceramiche raccolte a Costantinopoli ai ricami di sete cinesi, fino ai motivi geometrici della moda parigina degli anni Venti. Senza aderire a scuole, attraversò epoche e geografie diverse traducendo storia e natura in un repertorio di forme essenziali – l’albero, lo scudo, il cavallo – che ricorrono in tutta la sua produzione.
Nelle sale di Castel Sant’Angelo questa visione trova una sintesi: fronde e cavalli, panoplie e vessilli, drappi e bandiere appartengono allo stesso ordine visivo. Non esiste gerarchia tra natura e guerra, perché tutto diventa ornamento e parte di un unico racconto decorativo che unisce il monumentale e l’intimo.
I tessili inediti e la Sala delle Colonne
Nella Sala delle Colonne, sotto la corona d’alloro dipinta a trompe-l’œil, i due piani della mostra si incontrano senza sovrapporsi: le opere dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti dialogano con la decorazione della volta, mentre i tessili testimoniano la ricerca silenziosa da cui quel linguaggio è nato. Tra questi compaiono le stoffe anatoliche acquistate a Costantinopoli nel 1898, tracce di un apprendimento condotto fuori dalle accademie e costruito guardando il mondo per restituirlo trasformato.

La riapertura delle Sale Cambellotti si inserisce in un più ampio percorso di restituzione al pubblico di spazi storici del museo, dopo l’apertura dell’Appartamento del Castellano e del Passetto di Borgo. Il progetto prosegue inoltre il lavoro avviato con la mostra Castel Sant’Angelo 1911–1925. L’Alba di un Museo, dedicata alla stagione delle grandi esposizioni retrospettive che contribuirono alla nascita del Museo nazionale di Castel Sant’Angelo.
Paesaggi sonori e accessibilità immersiva
Il percorso è accompagnato da due composizioni sonore concepite come paesaggi immersivi. Il primo nasce dalla fusione di una texture elettroacustica, ottenuta dal suono del violoncello eseguito in sautillé con arco leggero e balzato, e da elementi elettronici astratti e armonici. Il secondo è costruito a partire da suoni naturali – bandiere mosse dal vento, cavalli al galoppo, nitriti e sbuffi – trasformati attraverso un riverbero spaziale che restituisce una percezione lontana e sospesa nel tempo.

Particolare attenzione è dedicata all’accessibilità cognitiva e sensoriale. In collaborazione con Handy Systems Onlus, al percorso visivo si affiancano paesaggi sonori, riproduzioni tridimensionali di alcuni elementi decorativi delle sale e la traslitterazione in Braille dei contenuti, così da offrire anche un’esperienza tattile e uditiva dell’esposizione. Considerate le caratteristiche architettoniche del monumento, la mostra sarà inoltre visitabile tramite un virtual tour immersivo consultabile sui propri dispositivi.
Foto: Ufficio Stampa