Dal 11 giugno al 17 luglio 2026 la RIBOT gallery di Milano presenta “Figure, not Figure”, collettiva che riunisce Emmanuelle Castellan, Scott McCracken, Mirela Moscu e Luca Zarattini attorno ai confini mobili tra figura e astrazione.
La pittura figurativa torna a interrogarsi sui propri confini alla RIBOT gallery di Milano con Figure, not Figure, collettiva che dal 11 giugno – 17 luglio 2026 riunisce i lavori di Emmanuelle Castellan, Scott McCracken, Mirela Moscu e Luca Zarattini. L’inaugurazione è prevista per giovedì 11 giugno dalle ore 18 alle 21 negli spazi di via Enrico Nöe 23, con apertura al pubblico da lunedì a venerdì dalle 15 alle 19.30, anche su appuntamento.
L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura
Il progetto nasce da una riflessione dichiarata in apertura di comunicato: “La via più breve tra due punti è una linea retta. Non in Pittura”. La mostra esplora proprio questo scarto, il “passaggio di stato” tra figurazione, astrazione e informale, un territorio in cui la realtà non è mai restituita in modo lineare ma attraversata da deviazioni, ambiguità e slittamenti percettivi.
La figura umana tra presenza, memoria e dissoluzione
Al centro del percorso espositivo si colloca spesso, in forme più o meno riconoscibili, la presenza dell’umano: una figura che appare, si dissolve, lascia tracce o riaffiora come ricordo. Nelle tele di Emmanuelle Castellan il segno incisivo e spigoloso definisce presenze sospese, colte in sguardi laterali o immerse in atmosfere ombratili, come frammenti di pensieri riconsegnati alla pittura.

Accanto a lei, la ricerca di Mirela Moscu porta la figurazione verso una soglia di continua metamorfosi: i tratti somatici sembrano sciogliersi nella fitta trama di segni e tocchi cromatici che avvolgono i soggetti, generando immagini in costante trasformazione. La figura non scompare, ma si fa vibrazione, eco, apparizione che chiede allo spettatore un tempo di sosta e di ascolto.
LEGGI ANCHE: Mostre maggio 2026 a Milano: la guida aggiornata
Residui figurativi e paesaggi mentali
Le opere di Scott McCracken e Luca Zarattini sviluppano invece una pittura in cui il dato figurativo si presenta come residuo, eco o frammento. Restano riconoscibili tracce anatomiche, architettoniche o rimandi al paesaggio, elementi che sembrano affiorare da una memoria del reale per poi condurre lo sguardo verso una dimensione altra, sospesa ed evocativa.

L’esposizione costruisce così un dialogo in cui la figurazione non si offre mai come rappresentazione definitiva. Visione, memoria e immaginazione si intrecciano e si completano nell’esperienza individuale dell’osservazione, chiamando il pubblico a un ruolo attivo nel decifrare forme e allusioni.

Ne emerge un linguaggio volutamente ermetico, talvolta vicino al Surrealismo, che abbandona il dato immediatamente riconoscibile per cogliere una dimensione più essenziale e profonda della realtà. Il rischio assunto dagli artisti – emanciparsi dalla stretta fedeltà al reale e al familiare – si traduce in un invito a ripensare cosa intendiamo oggi per figura, corpo, paesaggio.
Attraverso biografie e percorsi espositivi che attraversano Berlino, Londra, Cluj-Napoca, Torino e numerosi contesti internazionali, i quattro pittori riuniti in Figure, not Figure portano alla RIBOT gallery una riflessione condivisa ma mai univoca sulla pittura contemporanea. Una mostra che preferisce il dubbio alla certezza, il frammento all’immagine chiusa, aprendo lo spazio della galleria a un esercizio di sguardo lento e partecipe.
Foto: Ufficio Stampa
