Dal 4 giugno al 9 luglio 2026 la galleria 10 A.M. ART di Milano ospita ‘Irina Ojovan. Aria da Capo’, personale a cura di Gianluca Ranzi che indaga profili ereditati, memoria e spazio tra pittura e scultura.

Dal 4 giugno al 9 luglio 2026 la galleria 10 A.M. ART di Milano presenta la mostra personale Irina Ojovan. Aria da Capo, a cura di Gianluca Ranzi. Il progetto riunisce dipinti e sculture recenti dell’artista moldava, mettendo al centro il ciclo degli Inherited Profiles, in cui profili ereditati, memoria e spazio si intrecciano in una partitura visiva rigorosa e poetica.

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Sulle superfici di carta, le forme si organizzano in sovrapposizioni di profili, orme cromatiche, aloni tonali e frammenti che non chiudono mai la composizione, ma la aprono a nuove profondità. Come quinte architettoniche, queste tracce sono al tempo stesso giunture e separazioni, presenze e assenze, evocando memorie personali e collettive. Alla radice c’è anche il ricordo del padre architetto di Ojovan, che per realizzare stucchi barocchi utilizzava profili ritagliati in alluminio, qui trasformati in matrice mentale e formale.

Una musicalità visiva e spaziale nelle opere di Ojovan

Nelle sculture, spesso in acciaio e cemento, lo spazio dell’opera coincide con quello dell’ambiente: le sagome inquadrano porzioni di vuoto che diventano presenza, in un’oscillazione continua tra non più e non ancora. La solidità dei materiali è attraversata dall’aria, ribaltando profondità e superficie. I Riss, le sottili separazioni tra le aree pittoriche o volumetriche, introducono una vera e propria musicalità visiva, fatta di pause, riprese, variazioni.

Il titolo Aria da Capo richiama la celebre annotazione di Johann Sebastian Bach nelle Variazioni Goldberg, dove la forma musicale diventa architettura, ripetizione e infinito. Allo stesso modo la ricerca di Ojovan è abitata da aria e respiro: sviluppo, vita, differenza e continuità si manifestano come profili che emergono e scompaiono, tra tenui corali e potenti assoli cromatici. Le profondità spaziali evocano la pittura di Rothko, mentre alcune compattezze iconiche rimandano idealmente a Klaphek e Magritte.

La mostra milanese conferma la capacità dell’artista di costruire un immaginario aperto ma strutturato, dove la visione resta costantemente sospesa e generativa. Come una partitura di Bach, le opere di Irina Ojovan custodiscono e insieme ringraziano la memoria, invitando a uno sguardo gentile e inclusivo, attento tanto al rigore compositivo quanto al piacere libero della creazione.

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