Alla Frieze New York 2026, Johyun Gallery debutta al The Shed con un progetto corale dedicato a Kishio Suga, Lee Bae, Kim Taek Sang e Hwang Jihae, tra pittura espansa, materia e natura.

Dal 13 al 17 marzo 2026 la fiera Frieze New York accoglie per la prima volta la coreana Johyun Gallery, che debutta al The Shed con una proposta incentrata sulla pittura come processo aperto, tra materia, natura e tempo. Nel booth D02 la galleria riunisce quattro artisti – Kishio Suga, Lee Bae, Kim Taek Sang e Hwang Jihae – chiamati a sondare i confini del linguaggio pittorico attraverso legno, metallo, carbone, acqua e piante vive.

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La partecipazione si articola su più giornate, con anteprime dedicate ai visitatori VIP e aperture al pubblico, e punta a raccontare come la pittura possa estendersi nello spazio, nella dimensione installativa e nel tempo. Ogni artista porta in fiera un lavoro recente, pensato come tappa di una ricerca di lunga durata, in cui il quadro non è mai immagine fissa ma organismo in trasformazione.

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Pittura espansa tra materiali industriali e gesti ripetuti

A guidare la presentazione è Kishio Suga, figura chiave del movimento giapponese Mono-ha, che a New York espone Edges of Internal Void (2023), assemblaggio di legno, acrilico e acciaio. La disposizione tesa di materiali eterogenei richiama gli elementi primari della pittura – bianco e nero, linea e piano – ma li proietta nello spazio, mettendo in evidenza le relazioni tra gli oggetti e tra questi e l’ambiente circostante. Suga non trasforma le materie, le presenta come trovate, invitando il pubblico a percepire le strutture invisibili che emergono tra le cose.

Opera della serie Face of God di Hwang Jihae con foglie di artemisia su carta, presentata da Johyun Gallery a Frieze New York 2026.

Accanto a lui, Lee Bae presenta Brushstroke–Staples 1 (2026), nuova declinazione della serie Brushstroke. Qui il gesto pittorico è affidato a una fitta trama di graffette su tela: un materiale industriale che prolunga, in forma inedita, la fisicità dei suoi celebri lavori a carbone. L’azione accumulata, ripetitiva ma energica, costruisce una superficie densa, attraversata da flussi di energia in cui gesto e materia risultano indissociabili.

Nel booth trova spazio anche la ricerca di Kim Taek Sang, che da oltre trent’anni lavora con l’acqua come medium per stratificare colore, luce e tempo. In Breathing Light–Purple 26-1 (2026) l’artista versa ripetutamente soluzioni di pigmento su una tela distesa a terra, lasciandole asciugare tra una colata e l’altra. Il risultato è una superficie di Dam-hwa (淡畵), pittura dai toni chiari e sottili, che sembra trattenere ed emettere luce, sospesa tra controllo e caso, tra azione umana e forze naturali.

Opera Breathing light–Purple 26-1 di Kim Taek Sang, velature viola su tela create con acqua e pigmento.

Natura, tempo e processi viventi al The Shed

A completare il progetto è il lavoro di Hwang Jihae, artista nota per trasformare interi sistemi ecologici in dispositivi artistici. A Frieze New York presenta Face of God Series – Artemisia princeps (2025), realizzata con foglie fresche di artemisia su carta Arches. Attraverso materiali vegetali vivi, l’opera traduce in linguaggio pittorico l’energia curativa della natura, lasciando che il lavoro evolva nel tempo e attivando una riflessione sensoriale sui rapporti tra natura e umanità, tra vita e materia.

Le pratiche dei quattro artisti, pur diverse, convergono nell’idea di pittura come processo generativo e mai concluso. Dalle strutture minimali di Suga alle superfici cariche di tensione di Lee Bae, dalle velature acquatiche di Kim Taek Sang alle composizioni vegetali di Hwang Jihae, il booth D02 di Johyun Gallery al The Shed propone una lettura della pittura che si estende oltre il quadro, nelle dimensioni della materia, del paesaggio e della temporalità.

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In questo senso, la partecipazione della galleria alla fiera newyorkese non è solo un debutto in un contesto internazionale di primo piano, ma anche un’occasione per osservare come pratiche maturate tra Corea e Giappone dialoghino con il pubblico globale attorno a temi come la cura, l’energia dei materiali, la memoria dei luoghi e l’intreccio tra artificiale e naturale.

Assemblaggio Edges of Internal Void di Kishio Suga con legno, acrilico e acciaio esposto da Johyun Gallery.

Foto: Ufficio Stampa

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