Dal 30 maggio, la Gran Galleria accoglie l’universo visivo di Antonio Biasiucci: un viaggio tra installazioni immersive e 300 scatti per trasformare il reale in simbolo universale.

La Reggia di Caserta conferma il suo ruolo di fucina culturale internazionale trasformando i propri spazi storici in un palcoscenico per la ricerca fotografica d’avanguardia. Con l’inaugurazione della mostra “Archetipi” alla Reggia di Caserta, prevista per il 30 maggio 2026, l’Istituto autonomo del Ministero della Cultura prosegue il suo percorso dedicato all’indagine dello sguardo, conducendo il pubblico oltre la superficie della materia.

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Curata da Tiziana Maffei, l’esposizione presenta circa 300 opere tra fotografie e installazioni firmate da Antonio Biasiucci, uno degli interpreti più originali del panorama contemporaneo. Il progetto non è una semplice esibizione, ma una narrazione visiva che trasforma elementi radicati nel territorio campano — come il pane, il latte, i vulcani o i riti della fede — in fondamenti transculturali e atemporali.

Un percorso tra sacro e contemporaneo

L’itinerario espositivo ha un inizio solenne nella Cappella Palatina, dove le immagini di 27 ex voto dialogano con i marmi e l’oro vanvitelliani. La mostra si sviluppa poi lungo 24 tematiche nella Gran Galleria, includendo dispositivi site-specific di grande impatto, come Corpo Latteo uno spazio immersivo e multidimensionale che simula un cammino nel cosmo; Molti: un’installazione che utilizza i calchi facciali degli anni Trenta per riflettere sull’identità dei migranti, accompagnata dai numeri simbolici disegnati da Mimmo Paladino e San Leucio: un omaggio viscerale per i 250 anni della Colonia, dove i telai e gli ingranaggi serici abbandonano la natura meccanica per diventare icone di un’identità persistente.

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Sinergie e visioni

La realizzazione di “Archetipi” alla Reggia di Caserta è frutto di una stretta collaborazione con Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Opera Laboratori, a testimonianza della capacità del Museo di creare partnership consolidate con le grandi realtà culturali europee. Dopo le riflessioni su ordine e armonia portate dalle precedenti mostre di Luciano Romano e Massimo Listri, il lavoro di Biasiucci spinge l’occhio verso la “scarnificazione” del soggetto, permettendo alla sostanza intrinseca delle cose di affiorare e comunicare universalmente.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 30 novembre 2026. Ad accompagnare la mostra, il volume monografico “Archetipi” edito da Allemandi, che approfondisce la ricerca di un artista capace di ricomporre, scatto dopo scatto, un nuovo alfabeto dell’umanità

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